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Art. 327 codice civile: Usufrutto legale di uno solo dei genitori

Il genitore che esercita in modo esclusivo la responsabilità genitoriale è il solo titolare dell’usufrutto legale.


Commento

L’usufrutto legale ha come presupposto il potere di amministrazione del patrimonio dei figli e quindi, necessariamente, la titolarità della responsabilità genitoriale.


Giurisprudenza annotata

Filiazione

Il decreto emesso ai sensi dell'art. 317 bis c.c. ha natura sostanziale di sentenza, presentando il requisito della decisorietà, in quanto risolve una controversia in atto tra contrapposte posizioni di diritto soggettivo, e della definitività, con efficacia assimilabile, "rebus sic stantibus", a quella del giudicato. Pertanto, nel regime dettato dalla legge n. 54 del 2006, va affermata la piena ricorribilità per cassazione dei provvedimenti emessi dalla Corte di Appello - Sezione per i minorenni, ai sensi dell'art. 317 bis c.c., precisandosi altresì, pure nell'ambito delle forme camerali che li caratterizzano, che devono applicarsi i termini di impugnazione di cui agli artt. 325 e 327 c.p.c., trattandosi di appello mediante ricorso, e non di reclamo ex art. 739 c.p.c.

Cassazione civile sez. I  21 novembre 2013 n. 26122  

 

 

Fallimento

La disciplina del reclamo contro gli atti del giudice delegato prevede un termine per la proposizione dell'impugnazione, a iniziativa di chiunque vi abbia interesse. Tale termine breve decorre dalla data delle comunicazioni o, comunque, dalla documentata conoscenza del provvedimento del giudice. In mancanza di una formale comunicazione, secondo l'interpretazione preferibile - poiché idonea a contemperare l'esigenza di tutela dei terzi con la necessità di assicurare comunque stabilità alle decisioni adottate nell'ambito della procedura concorsuale - si deve ritenere operante il cosiddetto termine lungo previsto in via generale per le impugnazioni dall'art. 327 c.c., atteso che il reclamo rappresenta a tutti gli effetti un rimedio di natura impugnatoria.

Tribunale Milano  10 maggio 2007 n. 5734  

 

In tema di impugnazioni, se è vero che è onere dell'impugnante dare la prova della tempestività dell'impugnazione, tuttavia, a norma dell'art. 2697 c.c., la parte che nell'impugnazione di una sentenza intenda avvalersi del termine annuale di cui all'art. 327 c.p.c. ha solo l'onere di dimostrare - attraverso la produzione della sentenza munita della certificazione della sua pubblicazione - che questa è avvenuta entro l'anno precedente l'atto impugnatorio e non anche che la sentenza stessa non le sia stata notificata (prova negativa impossibile, non prevedendo il sistema processuale l'annotazione, sull'originale della sentenza, della sua notificazione, ma solo - all'art. 123 disp. att. c.p.c. - della sua eventuale impugnazione), mentre incombe alla parte cui sia stato notificato un atto di impugnazione entro il predetto termine di cui all'art. 327 c.p.c., qualora eccepisca la necessità dell'osservanza del termine breve e l'avvenuto superamento del medesimo, provarne il momento di decorrenza producendo copia autentica della sentenza impugnata corredata dalla relata di notificazione. Tale principio si applica anche all'opposizione a sentenza dichiarativa di fallimento, con riguardo al termine breve di cui all'art. 18 l. fall.

Cassazione civile sez. I  23 settembre 2004 n. 19072  

 

 

Procedimento tributario

Il ricorso in cassazione può essere presentato, ai sensi dell'art. 327 comma 1 del codice di rito civile, in assenza di notificazione della sentenza, entro un anno dalla pubblicazione di quest'ultima. Conseguentemente la sospensione feriale dei termini può operare anche due volte allorquando il termine annuale non sia intercorso interamente al sopraggiungere del successivo periodo feriale senza che emerga alcuna disparità di trattamento.

Cassazione civile sez. trib.  08 novembre 2001 n. 13832  

 

 

Impugnazioni

Il principio dell'unicità del processo di impugnazione contro la stessa sentenza comporta che, una volta notificata la prima impugnazione, tutte le altre parti che intendano impugnare (ancorché contro parti diverse dal primo impugnante o relativamente a capi della sentenza non investiti dalla prima impugnazione) debbono farlo secondo le disposizioni e nei termini previsti per le impugnazioni incidentali; ne consegue che ogni impugnazione successiva alla prima, tanto se intempestiva con riferimento ai termini annuale e abbreviato, tanto se tardiva nel senso di cui all'art. 134 c.p.c., deve rispettare i termini previsti, per l'appello e il ricorso per cassazione incidentali, dagli art. 343 e 371 c.p.c., onde va dichiarata l'ammissibilità delle impugnazioni successive alla prima che, pur non rispettose dei termini annuali o abbreviato, intervengano nei termini previsti dai citati art. 343 e 371, mentre va dichiarata l'inammissibilità delle impugnazioni che non rispettino tali ultimi termini, pur configurandosi come tempestive con riferimento agli art. 325 e 327 c.p.c.

Cassazione civile sez. I  29 settembre 2000 n. 12920  

 

Il principio di consumazione del diritto d'impugnazione, salva l'ipotesi di impugnazione nulla o inammissibile o improcedibile e sempre che in quest'ultimo caso l'inammissibilità o l'improcedibilità non siano state già dichiarate, comporta che la parte che ha proposto l'impugnazione non può successivamente introdurre nuovi e diversi motivi di censura, neppure sotto forma di impugnazione incidentale, anche se non sia ancora decorso il termine per impugnare in base agli art. 325 e 327 c.p.c..

Cassazione civile sez. III  09 luglio 1996 n. 6235  



 
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