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Art. 330 codice civile: Decadenza dalla responsabilità genitoriale sui figli

Il giudice (1) può pronunziare la decadenza dalla responsabilità genitoriale quando il genitore viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figlio.

In tale caso, per gravi motivi, il giudice può ordinare l’allontanamento del figlio dalla residenza familiare ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore.


Commento

(1) La domanda appartiene alla competenza funzionale del Tribunale per i Minorenni. Tuttavia, quando è in corso procedimento di separazione, divorzio o un giudizio ai sensi dell’art. 316 cod. civ., e le azioni sono proposte successivamente e richieste con un unico atto introduttivo dalle parti, la competenza, in deroga a tale attribuzione, spetta al giudice (Tribunale e Corte d’Appello) del conflitto familiare.

 

La norma sanziona le ipotesi in cui i genitori non esercitino la responsabilità sui figli in modo conforme alle intenzioni del legislatore e in particolare al principio di realizzazione degli interessi dei figli; pertanto la decadenza non è che la logica conseguenza dell’esercizio distorto dei poteri che essa conferisce.


Giurisprudenza annotata

Competenza civile

La competenza a conoscere della domanda di limitazione o decadenza dalla potestà dei genitori, introdotta prima della modifica del testo dell'art. 38 disp. att. cod. civ. disposta dall'art. 3 della legge 10 dicembre 2012, n. 219, rimane radicata presso il tribunale per i minorenni anche se nel corso del giudizio sia stata proposta, innanzi al tribunale ordinario, domanda di separazione personale dei coniugi o di divorzio, in ossequio al principio della "perpetuatio jurisdictionis" ed a ragioni di economia processuale che trovano fondamento anche nelle disposizioni costituzionali (art. 111 Cost.) e sovranazionali (art. 8 C.E.D.U. e art. 24 Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea). Regola competenza

Cassazione civile sez. VI  14 ottobre 2014 n. 21633  

 

 

Potestà genitoriale

E' competente il Tribunale per i minorenni, chiamato a giudicare sul procedimento per la decadenza o la limitazione della responsabilità genitoriale, anche quando successivamente sia stato proposto giudizio di cessazione degli effetti civili del matrimonio tra gli stessi coniugi. Non rileva la nuova formulazione dell'art. 38 disp. att. c.c. (competenza del tribunale ordinario in materia di famiglia), che sancisce la forza attrattiva del giudizio ordinario, quando l'originario procedimento sia stato instaurato prima della novella disciplina.

Cassazione civile sez. VI  14 ottobre 2014 n. 21633  

 

I provvedimenti diretti ad intervenire sulla potestà genitoriale secondo le previsioni degli artt. 330 e segg. c.c. e per quelli in tema di giurisdizione sui provvedimenti "de potestate" rileva il criterio della residenza abituale del minore al momento della proposizione della domanda (nella specie, relativa all'azione proposta dal padre italiano del bambino nei confronti della madre cubana, la Corte ha ritenuto che il breve intervallo di tempo intercorso tra l'arrivo del minore in Italia e la proposizione della domanda del padre, da una parte, e l'età del bambino al momento dell'inizio del giudizio dovevano portare all'esclusione della giurisdizione del giudice italiano).

Cassazione civile sez. un.  28 maggio 2014 n. 11915  

 

Posto che il minore ultradodicenne, o comunque capace di discernimento, ha il diritto di essere ascoltato dal giudice anche nel procedimento volto ad accertare il suo diritto a conservare rapporti significativi con gli ascendenti e i parenti di ciascun ramo genitoriale, cui partecipa a mezzo del proprio rappresentante legale o, in caso di conflitto di interessi, di un curatore speciale, tale audizione deve essere condotta con tutte le cautele e le modalità atte ad evitare interferenze, turbamenti e condizionamenti, cosicché egli possa esprimere liberamente e compiutamente le sue opinioni ed esigenze; il giudice, discrezionalmente, può sentirlo da solo, vietare l'interlocuzione con i genitori e/o con i difensori o ancora disporre al riguardo una consulenza tecnica ovvero delegare l'audizione medesima ad un organo più appropriato professionalmente (nella specie, il procedimento era stato promosso, a seguito della morte della madre, dai nonni materni, nei confronti del padre che si opponeva agli incontri tra gli stessi ed il figlio, affermando che l'ascolto di quest'ultimo, disposto dal giudice, ne violasse i diritti fondamentali, ivi compreso quello alla libertà personale). Dichiara inammissibile ricorso avverso Trib. minori Bari, decr. 15 giugno 2012

Cassazione civile sez. I  05 marzo 2014 n. 5097  

 

Nel procedimento finalizzato all'accertamento del diritto del minore a conservare rapporti significativi con gli ascendenti ed i parenti del genitore scomparso, il comportamento ostativo del genitore superstite costituisce una condotta pregiudizievole secondo la previsione degli artt. 330 e segg. cod. civ., poiché comporta la rescissione, nella fase evolutiva della formazione della personalità del ragazzo, di una sfera affettiva e identitaria assolutamente significativa, e lo espone a una vicenda esistenziale particolarmente dolorosa. In tale procedimento il minore assume la qualità di parte e, in quanto tale, come affermato anche dall'art. 315 bis cod. civ., introdotto dalla legge 10 dicembre 2012, n. 219, ha diritto di essere ascoltato, purché abbia compiuto gli anni dodici, ovvero, sebbene di età inferiore, sia comunque capace di discernimento, cosicché la sua audizione non può - anche nel caso in cui il giudice disponga, secondo il suo prudente apprezzamento, che l'audizione avvenga a mezzo di consulenza tecnica - in alcun modo rappresentare una restrizione della sua libertà personale ma costituisce, al contrario, un'espansione del diritto alla partecipazione nel procedimento che lo riguarda, quale momento formale deputato a raccogliere le sue opinioni ed i suoi effettivi bisogni. Dichiara inammissibile, Trib. Minorenni Bari, 15/06/2012

Cassazione civile sez. I  05 marzo 2014 n. 5097  

 

 

Adozione

Nel procedimento di adottabilità di minori, è necessaria la partecipazione dei genitori, quand'anche privati della potestà genitoriale ex art. 330 c.c.; conseguentemente la violazione della norma sul litisconsorzio necessario, non rilevata dal Giudice di primo grado che non dispone l'integrazione del contraddittorio, né da quello di appello, che non ha rimesso la causa dinanzi al primo Giudice, comporta l'annullamento di ufficio delle pronunce emesse con conseguente rinvio della causa al giudice di prime cure.

Cassazione civile sez. I  30 ottobre 2013 n. 24482  



 
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