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Art. 332 codice civile: Reintegrazione nella responsabilità genitoriale

Il giudice può reintegrare nella responsabilità genitoriale il genitore che ne è decaduto, quando, cessate le ragioni per le quali la decadenza è stata pronunciata, è escluso ogni pericolo di pregiudizio per il figlio.


Commento

Il legislatore ha previsto la possibilità di attribuire nuovamente la responsabilità al genitore che ne sia decaduto. A tal fine però sono predisposti rigorosi controlli preventivi  per verificare se siano venute meno le esigenze cautelari che avevano reso necessaria la decadenza.

 


Giurisprudenza annotata

Filiazione

In tema di filiazione è privo dei caratteri della decisorietà e definitività in senso sostanziale - e non è quindi impugnabile con il ricorso straordinario per cassazione di cui all'art. 111 Cost. - il provvedimento reso dalla corte di appello in sede di reclamo sulla statuizione (adottata eventualmente d'ufficio) del tribunale minorile impositiva di un determinato contributo economico per il figlio, nel disporre la decadenza dalla potestà genitoriale di uno o di entrambi i genitori. Trattasi, infatti, di provvedimento adottato in funzione di tutela temporanea, di indole eminentemente cautelare, del preminente interesse del minore stesso e non già al fine di dirimere una controversia tra parti processuali in contesa sul mantenimento della prole.

Cassazione civile sez. I  10 ottobre 2013 n. 23092  

 

 

Separazione tra coniugi-genitori

Va confermato l'affidamento di un minore al servizio sociale per la predisposizione di un progetto di sostegno psicologico del bambino e di aiuto alla genitorialità laddove non si ravvisino garanzie che la madre sappia far proseguire il figlio, ostile al padre, nel rapporto con quest'ultimo, di più facendo regredire il minore e ponendolo in posizione di grave rischio di disturbi della personalità. Corte appello Brescia  03 maggio 2013

Cassazione civile sez. I  20 marzo 2013 n. 7041  

 

È impugnabile con ricorso per cassazione ogni provvedimento che, in sede di revisione delle precedenti condizioni fissate in sede di separazione, decida sulla richiesta di modifica dell'affidamento dei figli minori, anche se nell'ambito dello stesso procedimento sono state proposte successive domande inerenti provvedimenti di potestà, per i quali il ricorso straordinario per cassazione è precluso stante l'assenza dei requisiti di decisorietà e di definitività dei relativi provvedimenti, e anche se sia stato adito erroneamente il tribunale per i minorenni.

Cassazione civile sez. I  20 marzo 2013 n. 7041  

 

 

Potestà genitoriale

I provvedimenti emessi dal Tribunale per i minorenni, in sede di volontaria giurisdizione, che limitino o escludano la potestà dei genitori naturali ai sensi dell'art. 317 bis c.c., che pronuncino la decadenza dalla potestà sui figli o la reintegrazione in essa, ai sensi degli art. 330 e 332 c.c., che dettino disposizioni per ovviare ad una condotta dei genitori pregiudizievole ai figli, ai sensi dell'art. 333 c.c., o che dispongano l'affidamento contemplato dall'art. 4, secondo comma, l. n. 184/83, in quanto privi dei caratteri della decisorietà e definitività in senso sostanziale, non sono impugnabili con il ricorso straordinario per cassazione di cui all'art. 111, comma 7, cost.

Cassazione civile sez. I  31 maggio 2012 n. 8778  

 

Il provvedimento che dichiara la decadenza, di uno o di entrambi i genitori, dalla potestà parentale conserva la sua ragione d'essere anche quando venga emanato dopo che la prole ha raggiunto la maggiore età, così come la decadenza stessa può essere richiesta quando la prole è già divenuta maggiorenne; in entrambe le ipotesi non possono essere considerate irrilevanti le reciproche implicazioni, fattuali ed effettuali, d'ordine successorio (specie in tema di indegnità a succedere).

Tribunale minorenni Milano  29 dicembre 2010

 

I provvedimenti, emessi in sede di volontaria giurisdizione, che limitino o escludano la potestà dei genitori naturali ai sensi dell'art. 317 bis c.c., che pronuncino la decadenza dalla potestà sui figli o la reintegrazione in essa, ai sensi degli art. 330 e 332 c.c., che dettino disposizioni per ovviare ad una condotta dei genitori pregiudizievole ai figli, ai sensi dell'art. 333 c.c., o che dispongano l'affidamento contemplato dall'art. 4, comma 2, l. 4 maggio 1983 n. 184, in quanto privi dei caratteri della decisorietà e definitività in senso sostanziale, non sono impugnabili con il ricorso straordinario per cassazione di cui all'art. 111, comma 7, cost. neppure se il ricorrente lamenti la lesione di situazioni aventi rilievo processuale, quali espressione del diritto di azione (nella specie, la mancanza del parere del p.m. e la mancata audizione dei genitori), in quanto la pronunzia sull'osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi e i tempi con i quali la domanda può essere portata all'esame del giudice, ha necessariamente la medesima natura dell'atto giurisdizionale cui il processo è preordinato e, pertanto, non può avere autonoma valenza di provvedimento decisorio e definitivo, se di tali caratteri quell'atto sia privo, stante la natura strumentale della problematica processuale e la sua idoneità a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa essere riaperta la discussione sul merito.

Cassazione civile sez. I  14 maggio 2010 n. 11756

 

I provvedimenti modificativi, ablativi o restitutivi della potestà dei genitori, resi dal giudice minorile ai sensi degli art. 330, 332, 333 e 336 c.c., configurano espressione di giurisdizione volontaria non contenziosa, perché non risolvono conflitti fra diritti posti su un piano paritario, ma sono preordinati alla esigenza prioritaria della tutela degli interessi dei figli e sono, altresì, soggetti alle regole generali del rito camerale, sia pure con le integrazioni e specificazioni previste dalle citate norme, sicché detti provvedimenti, sebbene adottati dalla corte d'appello in esito a reclamo, non sono idonei ad acquistare autorità di giudicato, nemmeno "rebus sic stantibus", in quanto sono modificabili e revocabili non solo "ex nunc", per nuovi elementi sopravvenuti, ma anche "ex tunc", per un riesame (di merito o di legittimità) delle originarie risultanze, con la conseguenza che esulano dalla previsione dell'art. 111 cost. e non sono impugnabili con ricorso straordinario per cassazione. (Nella specie la S.C. in applicazione di tale principio ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso il decreto con cui la corte d'appello, in esito all'interposto reclamo, aveva confermato la sospensione dei rapporti tra il minore e i nonni).

Cassazione civile sez. I  17 giugno 2009 n. 14091  



 
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