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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 334 codice civile: Rimozione dall’amministrazione

Quando il patrimonio del minore è male amministrato, il tribunale può stabilire le condizioni a cui i genitori devono attenersi nell’amministrazione o può rimuovere entrambi o uno solo di essi dall’amministrazione stessa e privarli, in tutto o in parte, dell’usufrutto legale.

L’amministrazione è affidata ad un curatore, se è disposta la rimozione di entrambi i genitori.


Commento

La norma prevede una gradazione dei provvedimenti che il tribunale può adottare per garantire la corretta amministrazione dei beni della prole. Il rimedio estremo è rappresentato dalla rimozione del genitore dall’amministrazione (e la nomina di un curatore) , necessaria nel caso in cui questi non segua le direttive del giudice.


Giurisprudenza annotata

Potestà genitoriale

Il genitore, autorizzato dal tribunale ai sensi dell'art. 320, comma 5, c.c., alla continuazione dell'esercizio dell'impresa commerciale del minore, può compiere, senza necessità di specifica autorizzazione del giudice tutelare, anche i singoli atti strettamente collegati a tale esercizio, stante il carattere dinamico dell'impresa e la necessità di assumere decisioni pronte e tempestive, le quali sarebbero gravemente ostacolate, o addirittura paralizzate qualora, per ogni singolo atto, occorresse rivolgersi all'autorità giudiziaria; pertanto, non necessita di previa autorizzazione la stipula del contratto di apertura di credito bancario, essendo strumento fondamentale e presupposto per l'esercizio dell'attività imprenditoriale, la quale non potrebbe svolgersi senza i fondi necessari. E, inoltre, manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 320, comma 5, c.c., sollevata con riferimento all'art. 3 cost., per violazione del principio di uguaglianza tra minore esercente e minore non esercente un'attività commerciale, dal momento che nel primo caso è prevista dalla legge una duplice autorizzazione (provvisoria da parte del giudice tutelare, definitiva da parte del tribunale in composizione collegiale che, in detta sede, può controllare e valutare l'attività svolta dopo la prima autorizzazione) e che, in forza dell'art. 334 c.c., in ipotesi di cattiva amministrazione del patrimonio del minore, il tribunale per i minorenni può stabilire condizioni e prescrizioni ai genitori e, nei casi più gravi, rimuovere entrambi o uno di essi dall'amministrazione, come pure il curatore speciale esercente l'impresa.

Cassazione civile sez. I  13 maggio 2011 n. 10654  

 

Sulla scorta degli indirizzi maturati in materia fallimentare, può assumersi a principio generate - riferibile pertanto anche ai procedimenti di cui agli art. 330 e 333-334 c.c. - quello dell'ammissibilità della richiesta d'ufficio del regolamento di competenza, ogni qualvolta si versi in materia nella quale il giudice (competente) disponga di poteri di intervento d'ufficio, anche in difetto di riassunzione ai sensi dell'art. 50 c.p.c., e dunque sulla base della semplice trasmissione officiosa degli atti dal giudice dichiaratosi incompetente al giudice ritenuto dal primo competente, ma che a sua volta dubiti della propria competenza e la declini.

Cassazione civile sez. I  26 febbraio 2002 n. 2765  

 

Ai fini dell'individuazione del tribunale territorialmente competente in ordine ai provvedimenti diretti ad intervenire sulla potestà genitoriale e sulle modalità del suo esercizio secondo le previsioni degli art. 330 ss. c.c., deve aversi riguardo alla residenza di fatto del minore e, quindi, al luogo di abituale dimora alla data della domanda.

Cassazione civile sez. I  15 febbraio 1999 n. 1238  

 

 

Mandato e rappresentanza

La carica di coamministratore di un trust rappresenta un "munus" di diritto privato. Tale incarico non si sostanzia ed esaurisce nel compimento di un singolo atto giuridico (come nel mandato) bensì in un'attività multifortme e continua che deve essere sempre improntata a principi di correttezza e diligenza. Non a caso, le norme di cui agli art. 334, in tema di usufrutto legale, e 183, in tema di comunione legale, del codice civile, contemplano la possibilità della revoca per avere "male amministrato": formula necessariamente generica e lata, che può cibcretarsi non solo per effetto di specifiche violazioni di legge ma anche quando l'assolvimento della funzione non sia, nel complesso, improntato alla diligenza richiesta dalla natura fiduciaria dell'incarico, così da riuscire lesivo degli interessi che l'istituto mira a proteggere.

Cassazione civile sez. I  13 giugno 2008 n. 16022  

 

La revoca dell'incarico di trustee di beni riferibili, in ultima istanza, a minori, non segue le regole del mandato ma quelle dettate dagli art. 334, in tema di usufrutto legale e 183 in tema di comunione legale. La revoca per aver male amministrato può concreatrsi non solo per effetto di specifiche violazioni di legge ma anche quando l'assolvimento della funzione non sia improntato alla diligenza richiesta dalla natura fiduciaria dell'incarico così da riuscire lesivo degli interessi che l'istituto mira a proteggere.

Cassazione civile sez. I  13 giugno 2008 n. 16022  

 



 
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