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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 335 codice civile: Riammissione nell’esercizio dell’amministrazione

Il genitore rimosso dall’amministrazione ed eventualmente privato dell’usufrutto legale (1) può essere riammesso dal tribunale nell’esercizio dell’una e nel godimento dell’altro, quando sono cessati i motivi che hanno provocato il provvedimento.


Commento

(1) Il provvedimento che sottrae al genitore il potere di amministrazione dei beni del figlio comporta come automatica conseguenza la perdita del potere di rappresentanza. La privazione dell’usufrutto legale, invece, può aversi esclusivamente come conseguenza di uno specifico provvedimento dell’autorità giudiziaria.

 

La cattiva amministrazione del patrimonio del minore assume rilevanza giuridica indipendentemente dalle modalità e dalla consapevolezza o meno da parte del genitore. Difatti l’unico fatto cui il legislatore attribuisce rilievo è la lesione degli interessi del minore.


Giurisprudenza annotata

 

Affidamento minori

Nei procedimenti relativi all'affidamento di minori il fisiologico modificarsi della fattispecie ed il ruolo fondamentale svolto dalle cd. sopravvenienze consentono sempre un riesame anche delle questioni trattate e decise.

Tribunale minorenni L'Aquila  01 febbraio 2008

 

I procedimenti relativi all'affidamento di minori hanno natura di volontaria giurisdizione e sono caratterizzati da un'ampia libertà delle forme, che comporta la deroga a diverse regole ed a diversi principi propri del processo ordinario, tra i quali il principio della domanda.

Tribunale minorenni L'Aquila  01 febbraio 2008

 

 

Sentenza, Ordinanza, Decreto

Ritenuto che la sentenza resa dal T.m. in forma collegiale, qualora non sottoscritta dall'estensore, deve ritenersi affetta da nullità assoluta ed insanabile, che può essere fatta valere, ai sensi dell'art. 161, comma 2, c.p.c., in ogni tempo e con ogni mezzo, la nullità "de qua" può essere dichiarata dallo stesso Tribunale che l'ha emessa, a seguito di richiesta in tal senso del p.m., e con conseguente continuazione del procedimento.

Tribunale minorenni L'Aquila  01 febbraio 2008

 

 

Tribunale per i minorenni

Anche quando il servizio sociale abbia ad informare il T.m. del grave danno psicologico e comportamentale provocato al minore figlio legittimo dalla esasperata conflittualità e dall'assoluta incomunicabilità dei suoi genitori, nessun provvedimento il T.m. può adottare, ex art. 330, 332, 333, 334, 335, e 336 c.c., qualora nessuna richiesta sia stata avanzata, al riguardo, dai soggetti a ciò legittimati (genitori, parenti e P.m.), e non vi siano gli estremi per un intervento dettato da urgente necessità, unica ipotesi in cui il T.m. può adottare d'ufficio i provvedimenti previsti dagli art. citt.; se tra i coniugi sia pendente un procedimento per separazione personale, competente a provvedere alla tutela del minore è, pertanto, il T.o.

Tribunale minorenni L'Aquila  21 dicembre 1999

 

 

Potestà dei genitori

Ai fini dell'individuazione del tribunale territorialmente competente in ordine ai provvedimenti diretti ad intervenire sulla potestà genitoriale e sulle modalità del suo esercizio secondo le previsioni degli art. 330 ss. c.c., deve aversi riguardo alla residenza di fatto del minore e, quindi, al luogo di abituale dimora alla data della domanda.

Cassazione civile sez. I  15 febbraio 1999 n. 1238  

 

È inammissibile il ricorso per cassazione proposto ai sensi dell'art. 111 cost. avverso il decreto della Corte d'appello che, in sede di reclamo, confermi il provvedimento con cui il tribunale ha disposto in via d'urgenza la somministrazione di vaccinazione obbligatoria a un minore.

Cassazione civile sez. I  27 giugno 1994 n. 6147  

 

Ai fini dell'individuazione del giudice territorialmente competente alla modifica od alla revoca dei provvedimenti temporanei nell'interesse del figlio, di cui al comma 3 dell'art. 336 c.c. (come modificato dall'art. 157 della l. 19 maggio 1975 n. 151, sulla riforma del diritto di famiglia) ovvero all'emanazione di un nuovo provvedimento temporaneo, occorre distinguere a seconda che il provvedimento per il quale deve accertarsi la competenza si inserisca, come fase incidentale, in uno dei procedimenti previsti dagli art. 330-335 c.c., ricomprendente anche l'iniziale provvedimento nell'interesse del figlio, oppure sia autonomo. Nel primo caso, per il principio della "perpetuatio iurisdictionis" ex art. 5 c.p.c., è necessario far capo, agli indicati fini, alla situazione di fatto (residenza del minore) esistente al momento della presentazione del ricorso introduttivo di detto procedimento; nella seconda ipotesi, invece, difettando l'unicità del procedimento e non essendo, quindi, applicabile il menzionato criterio, la competenza per territorio in ordine al successivo provvedimento temporaneo nell'interesse del figlio va determinata sulla base della situazione di fatto (residenza del minore) esistente al momento della domanda, se il giudice provvede su istanza di parte, od al momento della pronunzia, se decide "ex officio", senza possibilità di alcun collegamento con la situazione esistente al momento dell'emanazione del precedente provvedimento.

Cassazione civile sez. I  30 ottobre 1991 n. 11611



 
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