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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 336 codice civile: Procedimento

I provvedimenti indicati negli articoli precedenti sono adottati su ricorso dell’altro genitore, dei parenti o del pubblico ministero e, quando si tratta di revocare deliberazioni anteriori, anche del genitore interessato.

Il tribunale provvede in camera di consiglio, assunte informazioni e sentito il pubblico ministero; dispone, inoltre, l’ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento. Nei casi in cui il provvedimento è richiesto contro il genitore, questi deve essere sentito.

In caso di urgente necessità il tribunale (1) può adottare, anche d’ufficio, provvedimenti temporanei nello interesse del figlio.

Per i provvedimenti di cui ai commi precedenti, i genitori e il minore sono assistiti da un difensore.


Commento

(1) La riforma del 1975 ha attribuito allo stesso Tribunale per i minorenni la competenza ad emanare i provvedimenti di urgenza che siano necessari in favore del minore. In tal modo si sono risolti i precedenti conflitti di competenza, per l’emanazione dei provvedimenti urgenti, fra il giudice tutelare e il tribunale per i minorenni.

 

 

I procedimenti previsti per l’applicazione delle sanzioni nei confronti dei genitori che non amministrino correttamente il patrimonio dei figli hanno lo scopo di tutelare il minore, del quale è stato previsto l’ascolto.

 


Giurisprudenza annotata

Cassazione

In materia di procedimenti d'interesse del minore, il decreto con cui la corte d'appello dichiara inammissibile il reclamo avverso il provvedimento del tribunale dei minorenni di affidamento del minore al comune - adottato in via provvisoria ed urgente - senza definire il procedimento ed, anzi, disponendo ulteriori adempimenti per la sua prosecuzione, non ha carattere decisorio e definitivo, per cui non è impugnabile con ricorso per cassazione, né ordinario, né straordinario ai sensi dell'art. 111 Cost. Dichiara inammissibile, App. Milano, 06/12/2012

Cassazione civile sez. I  12 maggio 2014 n. 10291

 

 

Affidamento di minori

Posto che la partecipazione dei minori ai procedimenti relativi al loro affidamento e alle visite dei genitori è assicurata dalla previsione del loro ascolto e dall'esercizio dei poteri officiosi riconosciuti al giudice, non vi è la necessità anche della designazione di un curatore speciale e di un difensore (nella specie, si verteva in tema di affidamento di un figlio naturale riconosciuto, di competenza ancora, ratione temporis, del giudice minorile). Conferma App. Milano, decr. 13 marzo 2013

Cassazione civile sez. I  31 marzo 2014 n. 7478

 

 

Potestà genitoriale

L'art. 336, ultimo comma, cod. civ., che prevede la nomina di un curatore speciale e di un difensore del minore, si applica soltanto ai provvedimenti limitativi ed eliminativi della potestà genitoriale ove vi sia un concreto profilo di conflitto di interessi tra genitori e minore, e non anche alle controversie relative al regime di affidamento e di visita del minore, figlio di una coppia che ha deciso di cessare la propria comunione di vita, nelle quali la partecipazione del minore si esprime, ove ne ricorrano le condizioni di legge e nel perseguimento del suo superiore interesse, mediante l'ascolto dello stesso, che integra un adempimento già previsto dall'art. 155 sexies cod. civ., divenuto necessario ai sensi dell'art. 315 bis cod. civ., introdotto dalla legge 10 dicembre 2012, n. 219, in tutte le questioni e procedure che lo riguardano, in attuazione dell'art. 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo. Rigetta, App. Milano, 13/03/2013

Cassazione civile sez. I  31 marzo 2014 n. 7478

 

Posto che il minore ultradodicenne, o comunque capace di discernimento, ha il diritto di essere ascoltato dal giudice anche nel procedimento volto ad accertare il suo diritto a conservare rapporti significativi con gli ascendenti e i parenti di ciascun ramo genitoriale, cui partecipa a mezzo del proprio rappresentante legale o, in caso di conflitto di interessi, di un curatore speciale, tale audizione deve essere condotta con tutte le cautele e le modalità atte ad evitare interferenze, turbamenti e condizionamenti, cosicché egli possa esprimere liberamente e compiutamente le sue opinioni ed esigenze; il giudice, discrezionalmente, può sentirlo da solo, vietare l'interlocuzione con i genitori e/o con i difensori o ancora disporre al riguardo una consulenza tecnica ovvero delegare l'audizione medesima ad un organo più appropriato professionalmente (nella specie, il procedimento era stato promosso, a seguito della morte della madre, dai nonni materni, nei confronti del padre che si opponeva agli incontri tra gli stessi ed il figlio, affermando che l'ascolto di quest'ultimo, disposto dal giudice, ne violasse i diritti fondamentali, ivi compreso quello alla libertà personale). Dichiara inammissibile ricorso avverso Trib. minori Bari, decr. 15 giugno 2012

Cassazione civile sez. I  05 marzo 2014 n. 5097

 

 

Filiazione

Qualora una donna extracomunitaria (indonesiana), madre di una ragazza di ormai 14 anni circa, stabilmente dimorante con la figlia in Italia, affermando di avere concepito la figlia, in Indonesia, grazie alla donazione di un ovocita di provenienza asseritamente ignota (ma, più verosimilmente, entrata in possesso della figlia grazie all'acquisto venale di una creatura di sesso femminile già nata), di averla riconosciuta quale figlia naturale, gravando tali affermazioni da dichiarazioni contraddittorie, inverosimili, assurde, menzognere e quasi sempre incontrollabili grazie alla scarsissima documentazione anagrafica di provenienza indonesiana ed alla sua irrisoria attendibilità, è opportuno e conforme alla legge italiana che la veridicità del riconoscimento venga accertata, come richiesto dal p.m., ai sensi degli art. 263 e 264 c.c.: all'uopo, il Tribunale ha pertanto nominato un curatore speciale alla minore, che possa verificare e controllare l'autenticità e la veridicità del preteso atto di riconoscimento. Fino all'esito finale del procedimento sulla autenticità e veridicità del riconoscimento, non può, tuttavia, il Tribunale limitare od in alcun modo sospendere la potestà parentale spettante sulla figlia alla donna, tanto più che quest'ultima ha sempre riservato alla minore le più amorevoli ed efficaci cure parentali, che la figlia gode di un ottimo stato di benessere e di sicurezza sotto ogni punto di vista, affronta con successo i consueti cimenti scolatici (frequenta il IV ginnasio), ed è legatissima, affettivamente e psicologicamente, alla madre, che è e rimane ancora tale, nella pienezza intangibile dei suoi poteri parentali, fino all'esito finale e definitivo del procedimento ex art. 263 e 264 c.c.

Tribunale minorenni Milano  27 luglio 2012



 
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