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Art. 337 codice civile: Vigilanza del giudice tutelare

Il giudice tutelare deve vigilare sull’osservanza delle condizioni che il tribunale abbia stabilito per l’esercizio della  potestà e per l’amministrazione dei beni.


Commento

(3) Si ritiene che il potere di vigilanza del giudice tutelare possa essere esercitato anche nei casi in cui uno dei genitori sia stato privato della responsabilità genitoriale, qualora questi non continui ad esercitare, in concreto, i poteri connessi alla responsabilità sui figli e gli stessi siano effettivamente esercitati dall’altro genitore.


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

In materia di disgregazione della famiglia non fondata sul matrimonio, sebbene la scelta della residenza da parte del genitore collocatario costituisca l'esercizio di un diritto di libertà, deve rilevarsi che rispetto a tale diritto l'altro genitore può opporre ragioni direttamente collegate all'interesse della prole, come nel caso di un evidente ostacolo all'esercizio del proprio diritto di visita, e il giudice dovrà valutare, nella persistenza del disaccordo fra i genitori, se il trasferimento di residenza del minore si ponga o meno in contrasto con l'interesse dello stesso a un equilibrato e armonico sviluppo della personalità, che si sostanzia anche nel diritto a conservare un rapporto significativo e continuativo con l'altro genitore, che potrebbe essere compromesso dal trasferimento della prole in un luogo distante dalla residenza del genitore non collocatario o, comunque, non facilmente raggiungibile.

Tribunale Torino sez. VII  08 ottobre 2014

 

 

Separazione tra coniugi

L'articolo 151, comma 2, c.c., dispone che il giudice, nel dichiarare la separazione, l'addebiti al coniuge che ne ha dato causa tenendo un comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio. Non è richiesto l'intento lesivo nella condotta del coniuge cui la separazione è addebitabile, ma è sufficiente la consapevolezza da parte sua della violazione dei doveri coniugali. Inoltre, nel valutare l'addebitabilità della separazione, il giudice dovrà tener conto dell'efficienza causale del comportamento oggetto di giudizio, escludendola nell'ipotesi in cui la violazione dell'obbligo coniugale sia conseguenza di una preesistente situazione di intollerabilità. A ben vedere anche la denuncia-querela non può assumere concreta valenza probatoria nel presente procedimento, anche perché non consta che da essa sia scaturita alcuna condanna in sede penale che possa fare stato ai sensi dell'art. 654 c.p.p. In punto di affidamento della prole minorenne, evincendosi dalle successive allegazioni e deduzioni delle parti una indubbia distensione dei rapporti tra il padre ed i minori, nonché una stabilizzazione del conflitto tra i genitori, ai sensi dell'art. 337-ter c.c. non è più necessario ridurre l'esercizio della responsabilità genitoriale del padre ad una così rigida limitazione. Del resto, il maggiore coinvolgimento di questi nel proprio ruolo genitoriale attivo si giustifica anche a seguito del dedotto peggioramento delle condizioni di salute della madre, che ad ogni modo resterà genitore collocatario di riferimento poiché sarebbe ictu oculi inopportuno e destabilizzante per i minori mutare anche tale figura, regolamentando il diritto-dovere di visita del padre con alcune previsioni integrative relativamente alla permanenza dei minori stessi presso lo stesso nei periodi di festività e prevedendo la possibilità per i ragazzi di pernottare, solo ove lo desiderino, presso il domicilio paterno.

Tribunale Bari sez. I  16 aprile 2014 n. 1959  

 

 

Filiazione

Fermo restando, in linea di principio, che nel modulo di affidamento monogenitoriale della prole il genitore affidatario ha, di regola, l'esercizio della titolarità genitoriale, anche se le decisioni di maggior interesse per la prole sono adottate da entrambi i genitori, l'esercizio concreto della titolarità e responsabilità genitoriale in ordine alle scelte ed alle determinazioni più rilevanti - salute, educazione, istruzione, residenza abituale, condizioni di vita - può, però, ove sia necessario nel cogente, poziore interesse del figlio minore, trovare deroga giudiziale (“salvo che non sia diversamente stabilito”: art. 337 ter e 337 quater c.c.). Si tratta in questi casi di rimettere al genitore monoaffidatario anche l'esercizio in via esclusiva della responsabilità genitoriale con riguardo alle questioni fondamentali, potendosi, invero, parlare, a titolo meramente descrittivo, di “affido superesclusivo”. La concentrazione della genitorialità e della responsabilità in capo ad uno dei genitori non rappresenta, ovviamente, un provvedimento che incide sulla titolarità in capo ad uno solo dei genitori della responsabilità genitoriale, modificandone solo l'esercizio: il genitore non affidatario ha, infatti, sempre il diritto ed il dovere di vigilare sulla salute, sulle condizioni di vita, sulla educazione e sulla istruzione del minore, e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al suo interesse (art. 337 quater ultimo comma c.c.)

Tribunale Milano  20 marzo 2014

 

Qualora un genitore (naturale) abbia l'affidamento esclusivo della prole, a lui spetta l'esercizio “esclusivo” della responsabilità genitoriale, pur dovendosi egli attenere alle (eventuali) condizioni determinate dal giudice; non si capisce, tuttavia - mero refuso od eccesso di delega? - perché il genitore privo dell'affidamento e che ha il generico diritto-dovere di vigilare sulle condizioni di vita della prole e sulla sua educazione ed istruzione - potendo, nell'interesse della prole, ricorrere al giudice qualora ritenga non conformi all'interesse minorile determinate condotte e determinate decisioni del genitore affidatario esclusivo - abbia, al tempo stesso, anche il diritto, ai sensi dell'art. 337 quater comma 3 c.c., di partecipare attivamente alle decisioni di maggior interesse relative alla prole (salute, educazione, istruzione, attività sportive, uso del tempo libero, residenza abituale, ecc.), malgrado spetti al genitore unico affidatario l'esercizio “esclusivo” della responsabilità genitoriale (nella specie, il genitore non affidatario si era sempre, tra l'altro, del tutto disinteressato del figlio, del quale aveva rifiutato anche la paternità, attribuitagli dal tribunale).

Tribunale minorenni Milano  24 febbraio 2014



 
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