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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 337-ter codice civile: Provvedimenti riguardo ai figli

Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi (1) e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, nei procedimenti di cui all’articolo 337-bis, il giudice adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all’interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori (2). Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole (3), ivi compreso, in caso di temporanea impossibilità di affidare il minore ad uno dei genitori, l’affidamento familiare. All’attuazione dei provvedimenti relativi all’affidamento della prole provvede il giudice del merito e, nel caso di affidamento familiare, anche d’ufficio. A tal fine copia del provvedimento di affidamento è trasmessa, a cura del pubblico ministero, al giudice tutelare.

La responsabilità genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse (4) per i figli relative all’istruzione, all’educazione, alla salute e alla scelta della residenza abituale (5) del minore sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la responsabilità genitoriale separatamente. Qualora il genitore non si attenga alle condizioni dettate, il giudice valuterà detto comportamento anche al fine della modifica delle modalita’ di affidamento.

Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico (6) al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando:

1) le attuali esigenze del figlio.

2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori.

3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore.

4) le risorse economiche di entrambi i genitori.

5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

L’assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice.

Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi (7).


Commento

(1) La crisi del rapporto tra i genitori non pregiudica gli obblighi e le facoltà degli stessi sui figli.

(2) La legge prevede che il giudice tenga conto degli accordi intervenuti tra i genitori ove non contrari all’interesse dei figli: si cerca in tal modo di dare rilevanza alla volontà dei genitori.

(3) Prima dell’adozione dei provvedimenti, il giudice dispone l’audizione del minore.

(4) Le decisioni di maggiore interesse cui fa riferimento la norma coincidono, sostanzialmente, con le «questioni di particolare importanza» previste dall’art. 316, comma 2. Esse comprendono anche le decisioni di straordinaria amministrazione e, in generale, quelle scelte che incidono più profondamente sull’istruzione (es.: scelta della scuola) e sull’educazione della prole.

(5) La  scelta della residenza abituale del minore è una delle decisioni che i genitori devono assumere di comune accordo.

(6) I concetti di necessarietà e periodicità non sono precisati dal legislatore; spetta alla giurisprudenza chiarirne la portata (elemento di riferimento ai fini della valutazione del giudice è il tenore di vita familiare che implica l’obbligo di far fronte a una molteplicità di esigenze dei figli certamente non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma inevitabilmente estese all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, accertando le disponibilità patrimoniali dell’onerato non solo in base alla documentazione fiscale prodotta, ma anche ad altri elementi comunque apprezzabili in termini economici, diversi dal reddito, suscettibili di incidere sulle condizioni delle parti, quali la disponibilità di un consistente patrimonio, anche mobiliare, e la conduzione di uno stile di vita particolarmente agiato e lussuoso). Relativamente ai figli maggiorenni, l’assegno è versato direttamente all’avente diritto.

(7) I soggetti diversi possono essere persone fisiche (es. parenti) o giuridiche; gli accertamenti della polizia tributaria rientrano tra i poteri istruttori del giudice.

Il cd. affido condiviso, eccezionale nel sistema normativo originario, costituisce ora la regola, dettata dall’esigenza di tutelare il preminente interesse del minore alla continuità dei rapporti con entrambi i genitori, anche, e soprattutto, in corso di separazione. Dal punto di vista pratico, al provvedimento di affido condiviso per intervento giudiziale si giunge solo ove sia fallita ogni possibilità di preventivo accordo stragiudiziale tra i genitori. La responsabilità sui figli è pertanto esercitata da entrambi i genitori ai quali competono (di comune accordo), le decisioni di maggiore interesse nonché l’obbligo di mantenimento dei figli, in misura proporzionale al rispettivo reddito (cd. mantenimento diretto) e considerando altresì i fattori elencati al comma 4.



 
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