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Art. 339 codice civile: Curatore del nascituro

ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 19 MAGGIO 1975, N. 151

 

 


Giurisprudenza annotata

Procedimento civile

La rappresentanza processuale del minore (da parte del genitore, del tutore, o, ove ricorra, del curatore speciale) non cessa automaticamente allorché il minore diventa maggiorenne ed acquista, a sua volta, la capacità processuale, rendendosi invece necessario che il raggiungimento della maggiore età sia reso noto alle altre parti mediante dichiarazione, notifica o comunicazione della circostanza con un atto del processo. è infatti solo da tale momento che cessa la legittimazione processuale del rappresentante, e che si produce, nel giudizio di merito, l'interruzione del processo, nonché che i successivi atti processuali vanno indirizzati personalmente alla parte. Tale principio dell'"ultrattività" di una tale rappresentanza, opera - tuttavia - soltanto nell'ambito della stessa fase processuale, attesa l'autonomia dei singoli gradi di giudizio. Ne consegue che, nell'ipotesi in cui il minore abbia raggiunto la maggiore età nel corso del precedente grado del giudizio, qualora l'appellante, pur sapendo ciò proponga impugnazione nei confronti del rappresentante, costringendolo a costituirsi sia per sostenere l'infondatezza dell'eccezione circa la sua carenza di legittimazione a proseguire il giudizio di primo grado sia per chiedere la sua estromissione dal giudizio in relazione agli altri punti controversi della vertenza e sui quali solo il minore divenuto maggiorenne - intervenuto nel giudizio di secondo grado è legittimato ad articolare difese, correttamente l'appellante viene condannato alla rifusione delle spese di giudizio sostenute dal detto rappresentante, risultato sul punto vittorioso.

Cassazione civile sez. II  30 gennaio 2002 n. 1206  

 

Cassazione

Nel giudizio di cassazione può essere rilevata, d'ufficio, la inammissibilità dell'appello salvo che l'inammissibilità stessa sia stata dal giudice di secondo grado esclusa con pronuncia esplicita o implicita, essendo necessario in tal caso, per evitare il formarsi del giudicato, che la parte interessata deduca la inammissibilità dell'appello con apposito motivo nel ricorso per cassazione.

Cassazione civile sez. III  28 gennaio 1987 n. 797  



 
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