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Art. 343 codice civile: Apertura della tutela

Se entrambi i genitori sono morti o per altre cause non possono esercitare la patria potestà, si apre la tutela presso il tribunale del circondario dove è la sede principale degli affari e interessi del minore (1).

Se il tutore è domiciliato o trasferisce il domicilio in altro circondario, la tutela può essere ivi trasferita con decreto del tribunale (2).



Commento

(1) La norma fa riferimento al luogo in cui il minore ha il suo domicilio, indipendentemente dal luogo in cui questi abbia la sua residenza.

 

(2) Questa disposizione afferma il principio per cui il domicilio del minore è necessariamente quello del tutore. La possibilità di trasferire la tutela nel luogo in cui il tutore è domiciliato è finalizzata a consentire la concreta attuazione dei poteri connessi alla posizione di tutore.

 

L’apertura della tutela si verifica come conseguenza automatica della sussistenza dei presupposti indicati dalla legge. Pertanto, si esclude assolutamente che il giudice possa valutare in maniera discrezionale la necessità di nominare un tutore.

 

 


Giurisprudenza annotata

Tutela e curatela

L’art. 343 c.c. (secondo cui la nomina del tutore al minore va disposta quando “i genitori non possono esercitare la responsabilità genitoriale”), può essere interpretato estensivamente, laddove i genitori non siano in grado, anche per loro disinteresse, di instaurare un rapporto significativo con i figli (Nel caso di specie, in seguito a decesso della moglie, il padre si era del tutto disinteressato dei figli, che erano andati ad abitare con la famiglia degli zii. In applicazione del principio di massima, lo zio è stato nominato tutore degli stessi).

Tribunale Modena sez. II  28 maggio 2014

 

 

Procedimento tributario

In tema di contenzioso tributario, l'appello incidentale tardivo può riguardare anche questioni diverse da quelle prospettate con l'appello principale, non potendo attribuirsi a questo strumento di difesa una pienezza diversa da quella dell'appello incidentale civile, tenuto conto della tendenziale equiparazione del processo tributario a quello civile, stante il disposto dell'art. 49 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, che richiama per le impugnazioni tributarie le norme processuali civili, nonché dell'art. 54 del citato d. lgs., che, nel disciplinare espressamente l'appello incidentale tributario, non pone alcuna limitazione in ordine ai suoi contenuti. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Fondi, 10/07/2012

Cassazione civile sez. VI  21 marzo 2014 n. 6650  

 

L'art. 24 c.p.c. nel designare la competenza del "giudice di esercizio della tutela", intende riferirsi al giudice presso il quale la tutela risulti formalmente aperta ed al quale il tutore debba presentare il rendiconto, ovvero, in caso di omissione, possa procedersi ai sensi dell'art. 386, comma 3, c.c.; infatti, il termine "tutela" rinvia ad una precisa nozione giuridica, che include il complesso delle attività svolte, nell'interesse della persona ad essa soggetta, non solo dal tutore, ma soprattutto dall'autorità giudiziaria.

Cassazione civile sez. VI  15 maggio 2012 n. 7621  

 

 

Interdizione ed inabilitazione

Il giudice competente per l'apertura della tutela dell'interdetto legale va individuato in quello del luogo in cui la persona interessata ha la sede principale degli affari od interessi, che coincide, ove l'interessato sia detenuto al momento in cui la sentenza di condanna è divenuta irrevocabile, con quello di abituale dimora nel cui circondario si trova la struttura di detenzione nella quale l'interdetto è ristretto, dovendosi ritenere inapplicabile il criterio del domicilio che presuppone l'elemento soggettivo del volontario stabilimento. Né rileva, ai fini dello spostamento della competenza, che, successivamente all'apertura della tutela e prima della nomina del tutore, l'interessato sia stato trasferito ad altra casa circondariale, operando il principio di cui all'art. 5 cod. proc. civ., senza che possa trovare applicazione l'art. 343, secondo comma, cod. civ., che presuppone la già avvenuta nomina del tutore. Regola competenza

Cassazione civile sez. VI  03 maggio 2013 n. 10373  

 

Il giudice competente per l'apertura della tutela in caso di interdizione legale va individuato, ai sensi del combinato disposto degli artt. 662 cod. proc. pen. e 343 cod. civ., con riferimento al domicilio del condannato, da presumersi, ai sensi dell'art. 44 cod. civ., coincidente con la sua residenza anagrafica, senza che assuma rilievo il fatto che, a seguito della sopravvenuta irreperibilità dell'interdetto, sia pendente la procedura di cancellazione dai registri anagrafici, posto che l'interdizione legale non è caducata dalla latitanza ovvero dall'irreperibilità del condannato. Regola competenza

Cassazione civile sez. VI  11 aprile 2013 n. 8875  

 

 

Sicurezza pubblica

Secondo l'insegnamento dalla Corte costituzionale, l'art. 32 comma 1 d.lg. n. 286 del 1998 va interpretato nel senso che il permesso deve essere rilasciato anche quando il minore sia stato sottoposto alla tutela ai sensi dell'art. 343 c.c., nonché a qualsivoglia tipo di affidamento ai sensi della l. n. 184 del 1983 (non solo quello "amministrativo", ma anche quello "giudiziario" - rispettivamente art. 4 commi 1 e 2, l. n. 184 del 1983 - e anche quello "di fatto" ai sensi dell'art. 9 della medesima legge), senza che rilevino, dunque, le norme in materia di affido applicabili nel paese di provenienza.

T.A.R. Brescia (Lombardia) sez. I  12 aprile 2012 n. 632  

 

Alla luce dei principi enunciati dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 198 del 1998, l'art. 32 comma 1, d.lg. n. 286 del 1998 va interpretato nel senso che il permesso di soggiorno al compimento della maggiore età può essere rilasciato non soltanto quando l'interessato è stato sottoposto ad affidamento amministrativo o giudiziario ai sensi dell'art. 4 commi 1 e 2, l. n. 184 del 1983, ma anche a tutela ai sensi degli art. 343 e ss. c.c.; tale conclusione non è smentita dall'introduzione nell'art. 32 del comma 1 bis (e 1 ter) ai sensi della l. n. 189 del 2002, riferendosi il comma 1 e il comma 1 bis a due fattispecie distinte: il primo, a quella dei minori sottoposti ad affidamento o a tutela (allo scopo di salvaguardare l'unità familiare); il secondo, a quella dei "minori stranieri non accompagnati", che versano in una diversa situazione e per i quali il legislatore ha richiesto il requisito dell'ammissione al "progetto di integrazione sociale e civile", dovendosi da ciò trarre la conclusione che i requisiti previsti dai due commi sono alternativi e non cumulativi. Il minore sottoposto a tutela ha, quindi, il requisito per cui può essergli rilasciato il permesso di soggiorno ai sensi dell'art. 32 comma 1, con esercizio di potere che è discrezionale, i cui parametri di esercizio sono quelli di cui all'art. 5 comma 5 d.lg. n. 286 del 1998, per il quale il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati se mancano o vengono a mancare i requisiti chiesti per l'ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato, a loro volta precisati nel precedente art. 4, comma 3, sempre che non siano sopraggiunti nuovi elementi che ne consentano il rilascio o che non si tratti di irregolarità amministrative sanabili. (Riforma Tar Friuli Venezia-Giulia, Trieste, sez. I, n. 714 del 2010).

Consiglio di Stato sez. VI  06 giugno 2011 n. 3364  



 
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