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Art. 348 codice civile: Scelta del tutore

Il giudice tutelare nomina tutore la persona designata dal genitore che ha esercitato per ultimo la patria potestà. La designazione può essere fatta per testamento, per atto pubblico o per scrittura privata autenticata.

Se manca la designazione ovvero se gravi motivi (1) si oppongono alla nomina della persona designata, la scelta del tutore avviene preferibilmente tra gli ascendenti o tra gli altri prossimi parenti o affini del minore, i quali, in quanto sia opportuno, devono essere sentiti.

Il giudice, prima di procedere alla nomina del tutore, dispone l’ascolto del minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento.

In ogni caso la scelta deve cadere su persona idonea all’ufficio, di ineccepibile condotta, la quale dia affidamento di educare e istruire il minore conformemente a quanto è prescritto nell’art. 147.

 


Commento

(1) I gravi motivi sono costituiti dalla mancanza delle condizioni richieste, per la nomina del tutore, dall’ultimo comma dell’articolo.

 

 

Si tratta di un’ipotesi di tutela conferita mediante provvedimento del giudice che dispone la nomina del tutore con carattere costitutivo.


Giurisprudenza annotata

Tutela e curatela

L'art. 424 comma ult. c.c. prevede che la nomina del tutore dell'interdetto debba avvenire preferibilmente nell'ambito dei familiari ivi specificamente elencati, ma non vi è dubbio che, proprio per il ricorso all'espressione "deve preferire", l'ordine di preferenza non è vincolante per il giudice il quale può discrezionalmente discostarsene vuoi col pretermettere uno dei soggetti preferenzialmente indicati vuoi facendo cadere la scelta su una persona al di fuori di tale elencazione, dovendosi ritenere implicitamente operante il richiamo al criterio dell'idoneità dell'ufficio stabilito dall'art. 348 comma ult. c.c. per la nomina del tutore minorile.

Tribunale Napoli  04 febbraio 2005

 

Nel procedimento per la rimozione del tutore di un interdetto, ove non vi siano da affrontare e decidere questione d'ordine patrimoniale e qualora le condizioni dell'interdetto lo permettano, devono ritenersi consentiti al g.t., anche in difetto di un'espressa previsione testuale, l'audizione e l'esame diretto dell'incapace, potendosi desumere anche da tale audizione e da tale esame elementi di valutazione e giudizio sull'operato del tutore: a prescindere, infatti, dall'assoluto rispetto dovuto da ogni soggetto privo del tutto, per assai gravi patologie, della capacità di intendere e di volere, poiché esistono condizioni pur permanenti di infermità mentale che, sebbene compromettano la capacità del soggetto di provvedere in modo autonomo ed adeguato alla cura dei propri interessi, non escludono affatto una capacità di relazione ed una pur ridotta capacità di intendere e di volere, è necessario e doveroso che, ogni qual volta sia possibile, specie in ciò che attiene alla sfera personale del malato, le aspirazioni dell'interdetto trovino voce e considerazione, allo scopo di consentirgli di contribuire alle scelte relative alla propria vita ed alla gestione della propria tutela; le norme sull'interdizione - norme di protezione e non norme penalizzanti o, peggio, punitive - vanno, in vero, interpretate ed applicate in maniera non ultronea, non conforme ai valori costituzionali della tutela giudiziaria.

Tribunale Reggio Calabria  12 luglio 1999

 

Anche ai fini della competenza territoriale per l'apertura della tutela, a norma dell'art. 343, comma 1 c.c., la sede principale degli affari e degli interessi del minore va individuata nel luogo in cui il genitore esercente la potestà parentale aveva al minore assegnato stabile dimora, ancorché diverso dal luogo dell'ultimo domicilio o dell'ultima residenza del genitore stesso.

Tribunale minorenni Trieste  24 aprile 1985

 

Non è ammissibile la nomina congiunta di due fratelli germani dell'interdicendo quali tutori del medesimo: la nomina potrebbe risultare dannosa per l'incapace, sia per i possibili conflitti tra i due tutori, che l'autorità giudiziaria sarebbe chiamata a dirimere, sia perché, in caso di compimento di atti per l'incapace dannosi, sarebbe oltremodo complessa o, addirittura, impossibile l'individuazione del contutore chiamato a risponderne, sia, infine, perché, compiutosi il periodo massimo (di dieci anni) prescritto dalla legge di durata della funzione tutoria, potrebbe risultare assai difficoltoso, se non impossibile, il reperimento di altro familiare idoneo e disposto a rivestire il ruolo di tutore.

Tribunale S.Maria Capua V.  27 dicembre 1996

 

 

Appello

Qualora la procura al difensore dell'appellante sia stata rilasciata in calce alla copia notificata della citazione di primo grado, con espressa estensione al giudizio di secondo grado, e l'atto di gravame ne faccia precisa menzione, il suo mancato inserimento nel fascicolo dell'appellante medesimo, tempestivamente presentato a norma dell'art. 348 comma 2 c.p.c., non comporta l' improcedibilità del gravame ove sia suscettibile di successiva regolarizzazione ex art. 182 c.p.c., su invito dell'istruttore (o su iniziativa spontanea della parte), mediante la produzione del fascicolo di primo grado contenente detta copia notificata della citazione introduttiva.

Cassazione civile sez. I  01 giugno 1982 n. 3342



 
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