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Art. 354 codice civile: Tutela affidata a enti di assistenza

La tutela dei minori, che non hanno nel luogo del loro domicilio parenti conosciuti o capaci di esercitare l’ufficio di tutore, può essere deferita dal giudice tutelare a un ente di assistenza nel comune dove ha domicilio il minore o all’ospizio in cui questi è ricoverato. L’amministrazione dell’ente o dell’ospizio delega uno dei propri membri a esercitare le funzioni di tutela.

E’ tuttavia in facoltà del giudice tutelare di nominare un tutore al minore quando la natura o l’entità dei beni o altre circostanze lo richiedono.


Giurisprudenza annotata

Adozione

Ritenuto che, dopo l'entrata in vigore della l. n. 149/2001, il giudizio di adottabilità di un minore ha, "ab initio", carattere contenzioso e che il minore, titolare di diritti azionabili, attinenti specificamente alla sua dignità di essere umano ed allo sviluppo della sua personalità, ha acquisito, a tutti gli effetti, la qualità di parte, con la conseguenza che al T.m. non può più riconoscersi la funzione generica di "difensore dei diritti" del minore ed al tempo stesso di giudice, il che nuocerebbe inevitabilmente alla sua terzietà, il minore deve avere un suo "difensore tecnico", nominato dal suo rappresentante legale; e ritenuto, ancora, che la normativa convenzionale di matrice internazionale sui diritti sostanziali e processuali del minore, seppur recepita nel nostro ordinamento per la sua valenza di base ed il suo significato promozionale, postula per la sua operatività concreta, in una materia di ampia rilevanza sociale come quella della tutela processuale del minore, una normativa nazionale di adattamento, l'applicazione immediata dell'art. 5 della convenzione di Strasburgo 25 gennaio 1996 (l. n. 77/2003) giustificherebbe la nomina di un "difensore del minore" da parte del giudice, vale a dire di un soggetto distinto rispetto al difensore nominato dal rappresentante legale del minore; e farebbe sì che, non avendo quest'ultimo capacità piena di rapportarsi al "suo" difensore, referente di questo non potrebbe che essere il giudice che lo ha nominato, giudice che diventerebbe, quindi, in sostanza, rappresentante di fatto del minore, in palese violazione dell'art. 111 cost. e dei principi sul giusto processo, che impongono inderogabilmente la terzietà e l'assoluta imparzialità del giudice.

Cassazione civile sez. I  17 febbraio 2010 n. 3805  

 

Con riferimento al procedimento per declaratoria dello stato di adottabilità, va esclusa la necessaria sussistenza di un conflitto di interessi tra la posizione del tutore e quella del minore, con la conseguenza che è valida la nomina da parte del primo di un difensore in favore del secondo.

Cassazione civile sez. I  17 febbraio 2010 n. 3805  

 

Ritenuto che il minore è titolare di diritti azionabili, attinenti specificamente alla sua dignità di essere umano ed allo sviluppo della sua personalità, il procedimento sulla sua adottabilità, che ha, ex l. n. 149/2001, "ab initio" carattere contenzioso, deve fin dalla sua apertura svolgersi garantendo al minore - che è parte, a tutti gli effetti, del giudizio e che può avanzare personali, concrete, dirette richieste attinenti alla sua migliore salvaguardia sostanziale e processuale - un'assistenza legale vera e propria per il tramite del suo rappresentante, o, in caso di conflitto di interessi, di un curatore speciale, soggetti ai quali compete la nomina di un difensore tecnico. Al rappresentante legale va, quindi, notificata la sentenza di adottabilità od il non luogo a procedere, essendo egli legittimato ad impugnare la decisione.

Cassazione civile sez. I  17 febbraio 2010 n. 3804  

 

In seno al giudizio sull'adottabilità di un minore, qualora a quest'ultimo venga nominato quale tutore un ente territoriale, deve escludersi, in linea di principio, che l'ente sia, anche potenzialmente, sempre e comunque in conflitto di interessi con il minore: un conflitto in tal senso, che in concreto potrebbe, tuttavia, verificarsi se la politica assistenziale dell'ente privilegiasse l'affidamento familiare e non la adozione, va peraltro dimostrato con motivazione, ampia, specifica e concreta.

Cassazione civile sez. I  17 febbraio 2010 n. 3804

 

 

Assicurazione

L'art. 23 l. n. 990 del 1969, sulla assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, nel disporre che l'azione di risarcimento deve essere proposta dal danneggiato nei confronti dell'assicuratore e dell'assicurato, configura un'ipotesi di litisconsorzio necessario, nel senso che tale domanda deve essere necessariamente rivolta nei confronti sia dell'assicuratore che dell'assicurato, proprietario del veicolo. Va conseguentemente dichiarata la nullità del giudizio di primo grado e della sentenza impugnata, ai sensi dell'art. 354 comma 1 c.c., limitatamente al rapporto tra l'attore e l'assicuratore e rispetto a tale rapporto la causa va rimessa al primo giudice, per l'integrazione del contraddittorio, quando il giudizio di primo grado si sia celebrato con la presenza di soggetto risultato non essere più il proprietario del veicolo.

Corte appello Milano  04 aprile 2005

 

 

Appello

Sulla base del disposto dell'ultima parte del comma 1 dell'art. 354 c.p.c. il giudice di appello che accerti la nullità della sentenza di primo grado deve, o disporre la rimessione della causa al primo giudice - ove ravvisi un'ipotesi di nullità assoluta del provvedimento impugnato che sia riconducibile al paradigma normativo sopra indicato - o decidere nel merito la causa - in applicazione del principio per il quale i motivi di nullità si trasformano in motivi di gravame - mentre gli è preclusa la mera pronuncia di nullità con omissione dell'esame del merito.

Cassazione civile sez. I  26 gennaio 1995 n. 969

 

 

Filiazione

Nel giudizio di ammissibilità dell'azione per la dichiarazione di paternità (o di maternità) naturale, ove il giudice di primo grado non abbia disposto il deposito degli atti, a norma dell'art. 274, comma 3 c.c., o non abbia compiutamente espletato l'indagine prevista, il giudice del gravame che rilevi l'omissione non deve rimettere la causa al primo giudice, non ricorrendo le ipotesi di cui agli art. 353 e 354 c.p.c., ma deve provvedere direttamente al deposito od al completamento dell'inchiesta sommaria, necessaria ai fini della delibazione della domanda.

Cassazione civile sez. I  30 marzo 1994 n. 3143  



 
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