Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 371 codice civile: Provvedimenti circa l’educazione e l’amministrazione

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Compiuto l’inventario, il giudice tutelare, su proposta del tutore (1) e sentito il protutore, delibera: 1) sul luogo dove il minore deve essere cresciuto (2) e sul suo avviamento agli studi o all’esercizio di un’arte, mestiere o professione, sentito lo stesso minore se ha compiuto gli anni dieci, e richiesto, quando è opportuno, l’avviso dei parenti prossimi e del comitato di patronato dei minorenni; 2) sulla spesa annua occorrente per il mantenimento e l’istruzione del minore e per l’amministrazione del patrimonio, fissando i modi d’impiego del reddito eccedente (3); 3) sulla convenienza di continuare (4) ovvero alienare o liquidare le aziende commerciali, che si trovano nel patrimonio del minore, e sulle relative modalità e cautele. Nel caso in cui il giudice stimi evidentemente utile per il minore la continuazione dell’esercizio dell’impresa, il tutore deve domandare l’autorizzazione del tribunale [disp. att. 38, 208]. In pendenza della deliberazione del tribunale il giudice tutelare può consentire l’esercizio provvisorio dell’impresa.

Commento

(1) Il tutore ha il potere-dovere di proporre al giudice tutelare le soluzioni che ritiene più opportune per la realizzazione degli interessi patrimoniali e personali del minore. Le suddette proposte devono essere tenute in considerazione dal giudice al momento della decisione, ma egli resta libero di decidere in senso difforme.

 

(2) Il luogo in cui il minore deve essere cresciuto non coincide necessariamente con l’abitazione del tutore.

 

(3) Il giudice tutelare deve dare specifiche disposizioni relative agli atti da realizzare con il denaro avanzato dopo aver sostenuto le spese necessarie al mantenimento e all’istruzione del minore.

 

(4) Se l’azienda resta nel patrimonio del minore può essere affittata oppure gestita dal tutore in nome e per conto del minore stesso. In quest’ultimo caso è necessaria l’autorizzazione del tribunale dei minori alla continuazione dell’esercizio dell’impresa.

 

 

Giurisprudenza annotata

Amministrazione di sostegno

L'art. 371 comma 1 n. 3 c.c., sebbene non specificamente richiamato dall'art. 411 comma 1 c.c., costituisce l'unico canone normativo idoneo ad orientare il giudice nella decisione se autorizzare o meno la continuazione di un'impresa commerciale.

Tribunale Novara  05 dicembre 2012

 

L'eventualità che il beneficiario di a.d.s. intraprenda o prosegua un'impresa commerciale è stata sottratta, dal legislatore del 2004, ad una regolamentazione rigida, caratteristica delle altre misure di protezione di persona disabile od in condizioni di più o meno grave difficoltà, per essere rimessa all'apprezzamento discrezionale del g.t., e non già del tribunale in veste collegiale.

Tribunale Novara  05 dicembre 2012

 

Nel caso dell'amministrazione di sostegno, l'art. 411 c.c., nel richiamare gli articoli relativi alla tutela applicabili, omette il richiamo all'art. 371 c.c., il quale, tra l'altro, affida al giudice il potere di decidere sulla residenza del minore; detta omissione non costituisce un vuoto normativo, ma una consapevole scelta volta a limitare i poteri dell'autorità giudicante nell'ambito di un procedimento - quello dell'amministrazione di sostegno - di fatto privo di tutte le garanzie invece previste per il giudizio di interdizione, prima tra tutti la circostanza che detta misura possa essere disposta solo nel caso di totale incapacità di intendere e di volere del beneficiario.

Tribunale Trani  17 maggio 2011

 

 

Interdizione ed inabilitazione

Ritenuto che è compito del giudice accertare, caso per caso, se, a tutela effettiva ed integrale della persona disabile, sia da applicare la misura dell'amministrazione di sostegno o dell'interdizione, con riguardo alla maggiore o minore gravità delle condizioni fisiopsichiche dell'interessato; ritenuto, altresì, che la misura dell'amministrazione di sostegno postula la sussistenza, nella persona disabile, di una sufficiente, seppur minima, consapevole e feconda autonomia di espressione, di giudizio e di azione; ritenuto, infine, quanto sancito dalla sentenza costituzionale n. 440 del 2005 sui compresupposti, sui contenuti, gli scopi e gli effetti dell'amministrazione di sostegno, dell'interdizione e dell'inabilitazione e sulle reciproche implicazioni tra tali istituti, va adottata, per un'effettiva, integrale tutela dell'incapace, la misura dell'interdizione, e non dell'amministrazione di sostegno, misura assolutamente impari alle necessità del soggetto disabile, qualora quest'ultimo, in età avanzata ed affetto da una gravissima, progressiva infermità mentale, si trovi nella totale, palese impossibilità di esprimere i propri bisogni e di soddisfare le più elementari necessità anche terapeutiche, non potendo, per le proprie disastrose condizioni mentali, dialogare in alcun modo con i familiari e le persone che lo circondano.

Corte appello Milano  03 marzo 2006

 

 

Tutela e curatela

I provvedimenti emessi in sede di reclamo, ai sensi dell'art. 739 c.p.c., non sono impugnabili con il ricorso ordinario per cassazione, mentre sono ricorribili per cassazione ex art. 111 cost. solo ove presentino i caratteri della decisorietà e della definitività, con conseguente idoneità al passaggio in giudicato. Ne consegue che il decreto del tribunale per i minorenni, emesso in sede di reclamo avverso il provvedimento del giudice tutelare concernente, ex art. 371 c.c., il luogo dove i minori devono essere allevati (nonché, nella fattispecie, il regime degli incontri dei medesimi con i nonni materni, in una situazione di conflittualità tra nonni paterni e materni), non è soggetto a ricorso per cassazione ex art. 111 cost., atteso che non possiede i suddetti caratteri, concernendo provvedimenti adottati dal giudice tutelare nell'esclusivo interesse dei minori, revocabili e modificabili in ogni tempo e, quindi, non suscettibili di passare in giudicato.

Cassazione civile sez. I  04 dicembre 2003 n. 18514  

 

Qualora un minore, orfano di padre, con madre decaduta dalla potestà parentale, ex art. 330 c.c. ed affidato ritualmente a parenti prossimi, abbia ad incassare somme provenienti dall'eredità paterna, la legittimazione a chiedere al g.t. la prescritta autorizzazione non compete agli affidatari, ma al tutore del minore stesso, che è abilitato a rappresentarlo, previa accettazione, con beneficio d'inventario, dell'eredità al minore pervenuta

Tribunale Sciacca  31 marzo 2000

 

 

Società

È soggetto ad autorizzazione ex art. 375 c.c. e non ex art. 371 c.c. il conferimento di azienda, di cui sia titolare un interdicendo, in una società in accomandita semplice, nella quale l'interdicendo medesimo assumerebbe la qualità di socio accomandante; tale atto, infatti, non comporta per l'incapace l'assunzione della qualità di imprenditore, ma soltanto il compimento di un atto di straordinaria amministrazione.

Tribunale Torino  29 luglio 1999



Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK