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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 375 codice civile: Autorizzazione del tribunale

Il tutore non può senza l’autorizzazione del tribunale (1):

1) alienare beni (2), eccettuati i frutti e i mobili soggetti a facile deterioramento;

2) costituire pegni o ipoteche;

3) procedere a divisioni o promuovere i relativi giudizi;

4) fare compromessi e transazioni o accettare concordati (5).

L’autorizzazione è data su parere del giudice tutelare.


Commento

Concordato: il concordato fallimentare è una particolare forma di chiusura del fallimento, nella quale il debitore formula una proposta di pagamento dei creditori, elaborando un programma di ristrutturazione e soddisfazione dei crediti che viene sottoposto al voto dei creditori e omologato dal tribunale.

Il concordato preventivo è, invece, un accordo fra debitori e creditori, relativamente alle modalità di pagamento dei secondi, che si conclude in luogo della dichiarazione di fallimento ed evita gli inconvenienti della procedura.

 

(1) L’autorizzazione deve essere richiesta al tribunale ordinario. Il provvedimento viene emesso dopo avere sentito il parere del giudice tutelare e del pubblico ministero ed assume la forma di decreto revocabile e modificabile, nel caso in cui sopravvengano fatti rilevanti.

 

(2) La norma si riferisce a tutte le ipotesi in cui un bene del patrimonio del minore debba essere trasferito ad altro soggetto, sia a titolo oneroso che gratuito. L’alienazione si verifica anche nel caso in cui il trasferimento abbia ad oggetto soltanto alcune delle facoltà che costituiscono il diritto.

 

(5) L’autorizzazione per questo tipo di atti è sempre necessaria, anche se hanno ad oggetto atti di ordinaria amministrazione.

 

 

La norma  richiede la necessaria autorizzazione per il compimento di atti caratterizzati dall'essere di straordinaria amministrazione e di natura dispositiva, tali da incidere in modo notevole sul patrimonio del minore.

 


Giurisprudenza annotata

Amministrazione di sostegno

Qualora un giovane, oggi appena maggiorenne, dedito dall'età di 15 anni all'uso costante di stupefacenti, irritabile e talora violento con i familiari più stretti, più volte ricoverato, con assai scarso successo, presso alcune comunità di recupero, privo di amici e di interessi, abulico e rassegnato, ma con ambizioni deliranti e megalomanie, costantemente denegante ogni suo stato patologico, reduce da un duplice tentativo suicidario, sordo ad ogni contatto tentato da amici e conoscenti, insensibile ad ogni terapia farmacologica più volte tentata, abbia ad un tratto mutato ogni suo atteggiamento negativo, accettando e praticando con cura perfino il percorso disintossicante prescrittogli, apparendo socievole, sereno, equilibrato, ottimista, ed affermando di sentirsi bene in salute, senza mai tentare la fuga dal luogo di cura, e senza manifestare più alcuna ripulsa o violenza verso i familiari, ad un giovane siffatto, malgrado il principio prevalente - anche perché corroborato da una giurisprudenza di legittimità e di merito ormai maggioritaria pressoché concorde - che l'amministrazione di sostegno non può essere formalmente instaurata prima che abbiano a manifestarsi le condizioni patologiche o di irregolarità richieste dalla legge, può e deve, nel preminente e del tutto poziore interesse del beneficiario, essere assegnato un amministratore di sostegno, con poteri, peraltro, ben definiti e limitati anche nel tempo dal g.t., allo scopo di prevenire tempestivamente ricadute improvvise, ma del tutto prevedibili ed assai frequenti in una situazione pregressa del tutto recente come quella supra descritta, tanto più qualora ad essere nominata amministratore di sostegno sia la madre, per tanti, intuibili motivi elemento di sicuro affidamento anche perché convivente con l'interessato

Tribunale Modena sez. II  24 febbraio 2014

 

Ritenuto che il destinatario delle misure di protezione, ex l. 9 gennaio 2004 n. 6, dell'adulto in difficoltà non è necessariamente solo il soggetto infermo per effetto di una, più o meno grave, patologia fisica o psichica, ma anche il soggetto semplicemente "vulnerabile" o "debole" (come da terminologia comunitaria ed internazionale, alla quale anche il giudice italiano deve fare riferimento); ritenuto, altresì, che i compitidell'a.d.s. non riguardano solo gli interessi sanitari o patrimoniali del beneficiario, ma possono attenere anche al libero esercizio delle sue facoltà e dei suoi non illeciti comportamenti ed abitudini, per cui il concetto di persona "priva di autonomia" nell'espletamento degli atti e delle funzioni di vita quotidiana non va inteso solo in senso fisico-statico, ma anche in senso giuridico-dinamico, e versa, quindi, in stato di bisogno e di assistenza, ai sensi e per gli effetti di cui alla l. n. 6 del 2004, non solo il soggetto più o meno fisicamente impedito, o, più o meno, psichicamente disturbato, ma ogni soggetto che, per una ragione non necessariamente patologica, non è nella condizione di assumere ed attuare liberamente le proprie opzioni e scelte di carattere domestico ed esistenziali; ritenuto, infine, quanto precede, va nominato un a.d.s. ad un soggetto anziano, gravato da non poche e non lievi infermità fisiche e costretto a deambulare con l'ausilio di stampelle canadesi od in carrozzella, ma nel pieno possesso delle facoltà mentali e dotato anche di grande pazienza ed equilibrio nei rapporti con i terzi, qualora il soggetto "de quo" - malgrado ogni suo atto di disponibilità, di collaborazione e di prontezza anche economica - veda respingere senza alcun motivo le reiterate sue preghiere d'essere sollevato, nei limiti del possibile, da ogni impedimento (anche architettonico), e sia da tempo vittima costante ed abituale di una condotta ingiustificata, ostruzionistica, emulativa ed ostile da parte dei vicini di casa residenti nel condominio in cui il beneficiario abita, condotta proseguita malgrado l'intervento, vano, dei servizi socio-assistenziali, inviati, all'uopo, dal g.t., intervento teso ad alleviare le condizioni di vita del soggetto "vulnerabile", ridotto all'esasperazione per dover rinunciare ad atti, a comodità e comportamenti elementari per nulla nocivi agli altri condomini, ma per lui indispensabili per condurre una vita normale.

Tribunale Varese  18 giugno 2010

 

Allorché una donna psichicamente minorata in misura modesta chiede protezione perché affetta da idrocefalo congenito, da lieve ritardo mentale e da crisi epilettiche ormai generalizzate, ma si tratta di un soggetto comunque bene orientato nel tempo e nello spazio, che capisce le domande e dà congrue, soddisfacenti risposte, che è capace di svolgere, con l'ausilio di una badante, non pochi lavori domestici, di coltivare un buon rapporto con i parenti, di essere ben consapevole di avere la titolarità di un conto corrente bancario e di un deposito titoli, di lavarsi e vestirsi da sola, e di controllare i conti della spesa quotidiana, ma che non è grado di seguire e verificare esborsi ed impegni economici di maggior portata, per cui ha già conferito felicemente procura rituale ad una parente, alla donna va nominato solo un amministratore di sostegno che l'assista e che alla stessa assicuri adeguata tutela ogni qual volta la beneficiaria abbia ad agire oltre i suoi limiti, senza che si possa ricorrere all'istituto "residuale" dell'interdizione. Non essendo stata in alcun modo limitata la capacità d'agire della beneficiaria, il g.t. può disporre, siccome dispone, che non si provveda né all' annotazione nel registro delle a.d.s., né alla comunicazione del provvedimento all'ufficiale dello stato civile.

Tribunale Modena  22 luglio 2008

 

Qualora nella motivazione del provvedimento che accende l’a.d.s. si faccia riferimento alle operazioni di amministrazione straordinaria, ci si riferisce non solo agli atti di cui agli art. 374 e 375 c.c. espressamente menzionati nel decreto del g.t., ma anche alle operazioni di rilievo, sul piano patrimoniale, in relazione alle quali in maggior misura si può concretizzare il rischio di un pregiudizio economico, a carico del beneficiario, dovuto anche ad interventi non disinteressati di terzi.

Cassazione civile sez. I  18 luglio 2008 n. 19971  

 



 
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