codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 378 codice civile: Atti vietati al tutore e al protutore

Il tutore e il protutore non possono, neppure all’asta pubblica, rendersi acquirenti direttamente o per iterposta persona dei beni e dei diritti del minore.

Non possono prendere in locazione i beni del minore senza l’autorizzazione e le cautele fissate dal giudice tutelare.

Gli atti compiuti in violazione di questi divieti possono essere annullati su istanza delle persone indicate dell’articolo precedente, ad eccezione del tutore e del protutore che li hanno compiuti.

Il tutore e il protutore non possono neppure diventare cessionari di alcuna ragione o credito verso il minore.


Commento

Il legislatore presume che l'acquisto dei beni del minore da parte del tutore (o del protutore) provochi un conflitto di interessi. Si tratta di una presunzione assoluta che opera anche nel caso in cui, in concreto, il minore non dovesse subire alcun danno da tale alienazione.

 

 


Giurisprudenza annotata

 

Amministrazione di sostegno

Ritenuto che il destinatario delle misure di protezione, ex l. 9 gennaio 2004 n. 6, dell'adulto in difficoltà non è necessariamente solo il soggetto infermo per effetto di una, più o meno grave, patologia fisica o psichica, ma anche il soggetto semplicemente "vulnerabile" o "debole" (come da terminologia comunitaria ed internazionale, alla quale anche il giudice italiano deve fare riferimento); ritenuto, altresì, che i compitidell'a.d.s. non riguardano solo gli interessi sanitari o patrimoniali del beneficiario, ma possono attenere anche al libero esercizio delle sue facoltà e dei suoi non illeciti comportamenti ed abitudini, per cui il concetto di persona "priva di autonomia" nell'espletamento degli atti e delle funzioni di vita quotidiana non va inteso solo in senso fisico-statico, ma anche in senso giuridico-dinamico, e versa, quindi, in stato di bisogno e di assistenza, ai sensi e per gli effetti di cui alla l. n. 6 del 2004, non solo il soggetto più o meno fisicamente impedito, o, più o meno, psichicamente disturbato, ma ogni soggetto che, per una ragione non necessariamente patologica, non è nella condizione di assumere ed attuare liberamente le proprie opzioni e scelte di carattere domestico ed esistenziali; ritenuto, infine, quanto precede, va nominato un a.d.s. ad un soggetto anziano, gravato da non poche e non lievi infermità fisiche e costretto a deambulare con l'ausilio di stampelle canadesi od in carrozzella, ma nel pieno possesso delle facoltà mentali e dotato anche di grande pazienza ed equilibrio nei rapporti con i terzi, qualora il soggetto "de quo" - malgrado ogni suo atto di disponibilità, di collaborazione e di prontezza anche economica - veda respingere senza alcun motivo le reiterate sue preghiere d'essere sollevato, nei limiti del possibile, da ogni impedimento (anche architettonico), e sia da tempo vittima costante ed abituale di una condotta ingiustificata, ostruzionistica, emulativa ed ostile da parte dei vicini di casa residenti nel condominio in cui il beneficiario abita, condotta proseguita malgrado l'intervento, vano, dei servizi socio-assistenziali, inviati, all'uopo, dal g.t., intervento teso ad alleviare le condizioni di vita del soggetto "vulnerabile", ridotto all'esasperazione per dover rinunciare ad atti, a comodità e comportamenti elementari per nulla nocivi agli altri condomini, ma per lui indispensabili per condurre una vita normale.

Tribunale Varese  18 giugno 2010



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti