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Art. 380 codice civile: Contabilità dell’amministrazione

Il tutore deve tenere regolare contabilità della sua amministrazione e renderne conto ogni anno al giudice tutelare.

Il giudice può sottoporre il conto annuale all’esame del protutore e di qualche prossimo parente o affine del minore.


Commento

La contabilità deve consistere in registri dai quali risultino con certezza le entrate e le uscite verificatesi nella gestione del patrimonio del minore. In tal modo il giudice può controllare in modo analitico la gestione patrimoniale, adottando, se necessario, gli opportuni provvedimenti.


Giurisprudenza annotata

 

Tutela e curatela

Il rimborso forfetario delle spese, per l'esercizio dell'attività professionale di avvocato e procuratore, non è dovuto al tutore, ancorché avvocato, in quanto lo stesso è nominato non in forza di particolari qualifiche professionali, ma semplicemente in ragione dell'ufficio cui è tenuto ad adempiere e per cui gli è riconosciuta un'indennità, liquidata secondo criteri di valutazione autonomi in ragione della qualità e dell'entità dell'opera prestata.

Tribunale Milano  19 novembre 2002

 

Al tutore non spetta alcun diritto di provvigione per mediazioni compiute, giacché agisce in qualità di rappresentante legale del tutelato, identificandosi con lo stesso, e perciò non potrebbe mai porsi nella posizione propria del "mediatore".

Tribunale Milano  19 novembre 2002

 

Il provvedimento del giudice tutelare di approvazione del rendiconto di cui all'art. 380 c.c. viene emesso in esito ad una procedura caratterizzata da agilità, speditezza ed attenuazione delle garanzie del contraddittorio, per cui il giudice può svolgere indagini con la massima discrezionalità ed ampiezza di poteri, senza che ricorra l'applicazione della disciplina di cui agli art. 192 ss. c.p.c.

Tribunale Milano  19 novembre 2002

 

Nel procedimento per la rimozione del tutore di un interdetto, ove non vi siano da affrontare e decidere questione d'ordine patrimoniale e qualora le condizioni dell'interdetto lo permettano, devono ritenersi consentiti al g.t., anche in difetto di un'espressa previsione testuale, l'audizione e l'esame diretto dell'incapace, potendosi desumere anche da tale audizione e da tale esame elementi di valutazione e giudizio sull'operato del tutore: a prescindere, infatti, dall'assoluto rispetto dovuto da ogni soggetto privo del tutto, per assai gravi patologie, della capacità di intendere e di volere, poiché esistono condizioni pur permanenti di infermità mentale che, sebbene compromettano la capacità del soggetto di provvedere in modo autonomo ed adeguato alla cura dei propri interessi, non escludono affatto una capacità di relazione ed una pur ridotta capacità di intendere e di volere, è necessario e doveroso che, ogni qual volta sia possibile, specie in ciò che attiene alla sfera personale del malato, le aspirazioni dell'interdetto trovino voce e considerazione, allo scopo di consentirgli di contribuire alle scelte relative alla propria vita ed alla gestione della propria tutela; le norme sull'interdizione - norme di protezione e non norme penalizzanti o, peggio, punitive - vanno, in vero, interpretate ed applicate in maniera non ultronea, non conforme ai valori costituzionali della tutela giudiziaria.

Tribunale Reggio Calabria  12 luglio 1999



 
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