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Art. 384 codice civile: Rimozione e sospensione del tutore

Il giudice tutelare può rimuovere dall’ufficio il tutore che si sia reso colpevole di negligenza o abbia abusato dei suoi poteri, o si sia dimostrato inetto nell’adempimento di essi, o sia divenuto immeritevole dell’ufficio per atti anche estranei alla tutela, ovvero sia divenuto insolvente.

Il giudice non può rimuovere il tutore se non dopo averlo sentito o citato; puo’ tuttavia sospenderlo dall’esercizio della tutela nei casi che non ammettono dilazione.


Commento

La rimozione del tutore è volta alla tutela degli interessi del minore e non, come nel caso dell’esonero, di quelli del tutore.


Giurisprudenza annotata

Amministrazione di sostegno

Come è inammissibile il ricorso per cassazione, a norma dell'art. 720 bis, ultimo comma, c.p.c., avverso i provvedimenti emessi in sede di reclamo in tema di rimozione e sostituzione a opera del giudice tutelare di un amministratore di sostegno, avendo tali provvedimenti carattere meramente ordinatorio e amministrativo e dovendo riferirsi tale norma soltanto ai decreti, quali quelli che dispongono l'apertura o la chiusura dell'amministrazione, di contenuto corrispondente alle sentenze pronunciate in materia di interdizione e inabilitazione, a norma dei precedenti art. 712 e ss., espressamente richiamati dal comma 1 dell'art. 720 bis, analogamente deve essere dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione avverso il decreto con cui la corte di appello ha dichiarato inammissibile il reclamo avverso il provvedimento con cui il giudice tutelare nomina un nuovo amministratore di sostegno in sostituzione del precedente. La pronuncia sull'inosservanza delle norme che regolano il processo, infatti, ha necessariamente la medesima natura dell'atto giurisdizionale con cui il processo stesso è preordinato e non può avere autonoma valenza di provvedimento decisorio, se di tale carattere l'atto giurisdizionale sia privo. In particolare se il provvedimento giurisdizionale sul rapporto sostanziale è privo di decisorietà, la declaratoria di improponibilità del gravame, pur integrando un pregiudizio definitivo, non assume autonoma valenza di provvedimento decisorio.

Cassazione civile sez. I  11 luglio 2012 n. 11657  

 

Non è proponibile ricorso per cassazione, a norma dell'art. 720 bis, ultimo comma, c.p.c., avverso provvedimenti, aventi carattere meramente ordinatorio ed amministrativo, e messi in sede di reclamo in tema di rimozione e sostituzione, ad opera del g.t., di un'amministratore di sostegno rivelatosi inidoneo al compito.

Cassazione civile sez. VI  10 maggio 2011 n. 10187  

 

È inammissibile il ricorso per cassazione, a norma dell'art. 720 bis, ultimo comma, c.p.c., avverso i provvedimenti emessi in sede di reclamo in tema di rimozione e sostituzione ad opera del giudice tutelare di un amministratore di sostegno, avendo tali provvedimenti carattere meramente ordinatorio ed amministrativo e dovendo riferirsi tale norma soltanto ai decreti, quali quelli che dispongono l'apertura o la chiusura dell'amministrazione, di contenuto corrispondente alle sentenze pronunciate in materia di interdizione ed inabilitazione, a norma dei precedenti art. 712 ss., espressamente richiamati dal comma 1 dell'art. 720 bis.

Cassazione civile sez. VI  10 maggio 2011 n. 10187  

 

 

Tutela e curatela

La disposizione di cui all'art. 343, comma 2, c.c. è, in conformità con il suo tenore letterale, riferita alla sola fattispecie della tutela, non risultando essa contemplata tra le norme (art. 348, ultimo comma, e 350 c.c.) applicabili anche alla curatela in base all'esplicito richiamo operato dagli art. 393 e 424 c.c., nonché stante l'evidente diversità di posizione sostanziale intercorrente tra l'interdetto e l'inabilitato, atteso che, diversamente dal primo che è privo di capacità di agire e viene in tutto rappresentato (a meno che non trattisi di diritti personalissimi) dal tutore, l'inabilitato conserva la capacità di agire in relazione agli atti di ordinaria amministrazione, essendo l'assistenza del curatore richiesta solo per quelli di straordinaria amministrazione. Emerge pertanto, a tale stregua, la ragione per la quale l'art. 343, comma 2, c.c. (applicabile anche agli incapaci maggiori di età in virtù dell'art. 424 c.c.) - da leggersi in combinato disposto con l'art. 45, comma 3, c.c. (secondo cui l'interdetto ha il domicilio del tutore) - indica nel domicilio del tutore il luogo volto a radicare la competenza del giudice tutelare, mentre, in mancanza di analogo criterio di collegamento, non può ritenersene consentita l'estensione anche all'inabilitato, attesa la diversità di situazione sostanziale di quest'ultimo, in virtù della quale ogni istanza al G.T. deve essere anche da quest'ultimo proposta, il che spiega ulteriormente l'esigenza di vedergli facilitato l'accesso al giudice tutelare, territorialmente competente.

Cassazione civile sez. I  12 ottobre 2004 n. 20164  

 

È inammissibile il ricorso straordinario per cassazione proposto ai sensi dell'art. 111 cost. contro il provvedimento con il quale il tribunale provveda in sede di reclamo avverso il decreto del giudice tutelare di rimozione di un tutore, trattandosi di provvedimento che si configura, anche sotto l'aspetto sostanziale, come intervento di tipo ordinatorio ed amministrativo, dato che, pur coinvolgendo posizioni di diritto soggettivo (il diritto dell'interdetto a ricevere la protezione assicurata dall'ordinamento con la tutela), non statuisce su di esse risolvendo conflitti con attitudine al giudicato, ma realizza un atto di gestione di interesse altrui, reso sulla base di un apprezzamento sempre revocabile e modificabile per la sopravvenienza di nuovi elementi di valutazione ovvero in base al riesame di quelli già considerati. Nè la decisorietà di tale provvedimento può discendere dall'art. 350 c.c., il quale fa derivare dalla rimozione l'incapacità ad assumere in futuro funzioni di tutore, atteso che tali funzioni non integrano un diritto, ma costituiscono un servizio, ed atteso che detta incapacità si esaurisce in una regola per le scelte demandate al giudice nell'esclusivo interesse del tutelando.

Cassazione civile sez. I  14 febbraio 2003 n. 2205  



 
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