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Art. 386 codice civile: Approvazione del conto

Il giudice tutelare invita il protutore, il minore divenuto maggiore o emancipato, ovvero, secondo le circostanze, il nuovo rappresentante legale a esaminare il conto e a presentare le loro osservazioni.

Se non vi sono osservazioni, il giudice che non trova nel conto irregolarità o lacune lo approva; in caso contrario nega l’approvazione.

Qualora il conto non sia stato presentato o sia impugnata la decisione del giudice tutelare, provvede l’autorità giudiziaria nel contraddittorio degli interessati.


Giurisprudenza annotata

Giurisdizione civile

L'art. 386 c.p.c. dispone che la decisione sulla giurisdizione è determinata dall'oggetto della domanda e, quando prosegue il giudizio, non pregiudica le questioni sulla pertinenza del diritto, pertanto la statuizione sulla giurisdizione non deve confondersi con la decisione sul merito, nè, in particolare, la giurisdizione può essere determinata "secundum eventum litis"; sicché, in linea di principio, non esiste contraddizione logico - giuridica in una sentenza che, sulla base della qualificazione del rapporto dedotto in causa, affermi la giurisdizione del giudice che l'ha emessa e, in un momento logicamente successivo, valutando le risultanze dell'istruttoria svolta, neghi la sussistenza in concreto del rapporto stesso. (Nella specie, la Corte del merito aveva affermato la propria giurisdizione sulla base della "causa petendi" prospettata dalla parte attrice che aveva invocato la sussistenza di un proprio diritto soggettivo, fondato su un provvedimento della p.a., successivamente la stessa Corte aveva rigettato la domanda nel merito, ritenendo che l'invocato provvedimento era soltanto un atto endoprocedimentale e non un provvedimento costitutivo di diritto soggettivo a favore della parte attrice; la S.C., formulando il sopraesteso principio, ha rigettato il ricorso, confermando la statuizione di merito).

Cassazione civile sez. III  14 giugno 2001 n. 8057  

 

Tutela e curatela

In tema di rendiconto del conto finale della tutela, gli "interessati" nel contraddittorio dei quali il giudice provveda qualora il conto non sia stato presentato o sia impugnata la decisione del giudice tutelare (art. 386, comma 3, c.c.), non vanno individuati soltanto nei soggetti indicati nei primi due commi della stessa disposizione normativa (protutore, minore divenuto maggiore o emancipato, nuovo rappresentante legale) ma anche nell'erede, il quale è legittimato ad agire anche a tutela dell'eredità.

Cassazione civile sez. I  19 luglio 2000 n. 9470  

 

L'impugnazione con reclamo del decreto di approvazione del rendiconto finale del tutore, emesso dal giudice monocratico di prima istanza quale giudice tutelare, deve decidersi con sentenza del tribunale in sede contenziosa ai sensi dell'art. 45 disp. att. c.c. ed in composizione collegiale ex art. 50 bisc.p.c.; tale sentenza, la cui natura decisoria si ricava dall'effetto di rendere definitivi ed irrevocabili gli accertamenti sul rendimento di conto del tutore, è appellabile ai sensi dell'art. 339 c.p.c., ma non ricorribile per cassazione.

Cassazione civile sez. I  01 luglio 2008 n. 17956  

 

 

Potestà dei genitori

Alla luce dell'art. 337 c.c., il g.t. deve rispettare la decisione sulla potestà resa dal giudice della separazione. Pur in presenza di una statuizione del giudice della separazione che affermi la possibilità per uno dei coniugi di portare in viaggio, con sé, i figli anche in Paesi non europei senza alcuna limitazione, il g.t. ed il T.m., in sede di reclamo, possono, ai fini dell'autorizzazione al rilascio del passaporto, effettuare una valutazione in merito alla pericolosità del viaggio da intraprendere.

Tribunale minorenni Bologna  20 ottobre 2013

 

 

Competenza

È inammissibile il regolamento facoltativo di competenza proposto dal p.m.avverso il provvedimento adottato dal tribunale, su conforme parere - quanto al merito - del p.m.stesso, in sede di reclamo avverso il provvedimento del giudice tutelare sull'approvazione del rendiconto del tutore: ciò sia per difetto dei requisiti della decisorietà e definitività del provvedimento impugnato con il regolamento, sia per difetto del presupposto indefettibile, per l'esercizio del potere di impugnazione, costituito dalla difformità della decisione rispetto alle conclusioni di merito prese dalla stessa parte nel precedente grado, risolvendosi altrimenti l'interesse ad impugnare nella mera esigenza teorica di correttezza processuale, del tutto priva di pratica utilità in quanto non finalizzata ad una diversa pronuncia sul bene della vita alla cui tutela il procedimento in ogni caso mira .

Cassazione civile sez. I  21 luglio 2006 n. 16799

 



 
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