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Art. 39 codice civile: Comitati

I comitati di soccorso o di beneficenza e i comitati promotori di opere pubbliche, monumenti, esposizioni, mostre, festeggiamenti e simili sono regolati dalle disposizioni seguenti, salvo quanto è stabilito nelle leggi speciali (1) (2).


Commento

Comitato: ente collettivo composto da un gruppo di persone che, attraverso la raccolta di fondi, si propongono il raggiungimento di uno scopo, generalmente nell’interesse pubblico, e, a tal fine, cercano contributi per mezzo di pubbliche sottoscrizioni. Si pensi, ad esempio, agli abitanti di un quartiere che per erigere un monumento ad un loro illustre concittadino, costituiscono un (—) per la raccolta dei fondi necessari.

 

(1) L’articolo in esame contiene un’enumerazione esemplificativa dei casi di comitati più frequenti nella pratica.

(2) Nella fase iniziale il comitato si avvicina all’associazione in quanto esso si forma sulla base di un accordo di tipo associativo [v. 36]. Dopo la raccolta delle offerte, il vincolo di destinazione impresso ad esse corrisponde a quello che grava sul patrimonio di una fondazione.

Il comitato può anche acquistare la personalità giuridica, divenendo una vera e propria fondazione.

 


Giurisprudenza annotata

 

Associazioni e Fondazioni

Un comitato può essere costituito da un ente pubblico non economico, ancorché manchi di autonomia nell'attività di raccolta dei fondi da impiegare per il raggiungimento dello scopo, posto che ciò che caratterizza un tal tipo di ente sono il fatto del suo costituirsi per uno dei fini indicati dall'art. 39 c.c. e la esistenza di un fondo con cui perseguire detto fine, e non certo l'attività di raccolta dei fondi stessi. Conseguentemente, anche in tal caso, esso ha - pur privo di personalità giuridica - la titolarità piena e diretta dei rapporti patrimoniali relativi sia a beni mobili che immobili, e quindi risponde delle obbligazioni assunte dai suoi rappresentanti. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, in applicazione del principio soprariportato, aveva ravvisato la sussistenza dei requisiti minimi per la costituzione di un comitato, negli articoli dello statuto che indicavano la finalità dell'ente, consistente nel promuovere manifestazioni drammatiche e culturali e che individuavano i fondi nei contributi annui degli associati ed in particolare del Comune).

Cassazione civile sez. III  22 giugno 2006 n. 14453

 

I comitati non riconosciuti, come le associazioni non riconosciute, pur non essendo persone giuridiche, sono autonomi centri di imputazione di situazioni giuridiche soggettive, potendo ad essi attribuirsi la titolarità di diritti sia obbligatori che reali; pertanto, l'incorporazione di un comitato non riconosciuto in un comitato riconosciuto non crea una situazione di liquidazione del primo ma una ipotesi di successione a questi del nuovo comitato, con la conseguenza che nei rapporti giuridici del comitato incorporato subentra il comitato incorporante, mentre il comitato inglobato si estingue.

Cassazione civile sez. III  08 maggio 2003 n. 6985  

 

Anche un comitato costituito da enti pubblici, ancorché non economici, ove manchi un riconoscimento della personalità giuridica di diritto pubblico, configura una struttura privatistica, secondo la previsione degli art. 39 ss. c.c. Nè è rilevante, al fine di escludere che un tale ente possa qualificarsi "comitato" la circostanza che lo stesso non abbia autonomia, nell'attività di raccolta dei fondi, atteso che ciò che caratterizza un comitato è il suo costituirsi per uno dei "fini" indicati nell'art. 39 c.c. e l'esistenza di un "fondo" con cui perseguire detto fine, non anche l'attività di raccolta o di questua dei fondi stessi.

Cassazione civile sez. III  29 novembre 1999 n. 13338

 

I comitati previsti dagli artt. 39 e ss. c.c., si propongono come centri autonomi di imputazione di situazioni giuridiche soggettive, per quanto privi di personalità giuridica, e sono titolari di un proprio patrimonio composto dai fondi raccolti dagli organizzatori medesimi e dai beni acquistati con i medesimi fondi, insensibile rispetto alle eventuali obbligazioni personali degli organizzatori, poiché gli atti posti in essere sono direttamente riferibili ai comitati stessi in forza del rapporto di rappresentanza organica. Ciò premesso, per qualificare un soggetto come comitato, è decisivo che i mezzi necessari per la realizzazione dello scopo annunciato siano richiesti e provengano dall'esterno, cioè dagli oblatori, che risultano quindi terzi rispetto ai componenti del comitato e rispetto agli atti di gestione che questi pongono in essere per il raggiungimento dello scopo comune, anzi e soprattutto quando tali atti siano rivolti in favore degli stessi sottoscrittori.

T.A.R. (Lazio) sez. III  20 ottobre 1997 n. 2483  

 

Le associazioni e i comitati privi di riconoscimento, pur non essendo persone giuridiche, sono figure soggettive alle quali può essere attribuita la titolarità diretta dei rapporti a contenuto patrimoniale relativi sia a beni mobili che immobili, non ostano a quest'ultima attribuzione nè la disciplina della pubblicità immobiliare - in quanto l'art. 2659 c.c. (nel testo modificato con la legge n. 52 del 1985) (secondo cui la nota di trascrizione degli atti tra vivi deve contenere denominazione o ragione sociale, sede e numero di codice fiscale delle associazioni non riconosciute) riconoscimento, stante l'identità di situazioni giuridiche - nè la mancata previsione dell'autorizzazione governativa agli acquisti, richiesta, invece, per le persone giuridiche, dall'art. 17 c.c., in quanto tale mancanza va coordinata col disposto dell'art. 37, stesso codice, che non distingue tra mobili e immobili, a proposito dei beni con i cui acquisti si incrementa il patrimonio degli enti di fatto, e si giustifica col rilievo che la responsabilità personale e solidale di coloro che agiscono per tali enti fa venir meno quelle ragioni di tutela del credito che giustificano la regola dell'autorizzazione per la persona giuridica riconosciuta, la cui responsabilità è limitata al patrimonio sociale.

Cassazione civile sez. I  23 giugno 1994 n. 6032  

 

 

Associazioni sindacali

Gli organismi sindacali, in mancanza di uno specifico incarico, hanno la sola funzione di rappresentanza degli interessi collettivi e di assistenza dei lavoratori, con conseguente esclusione di ogni e qualsiasi potere di disposizione dei diritti di costoro. Pertanto, gli accordi sindacali aziendali in ordine alle qualifiche spettanti prestatori d'opera in base alle mansioni svolte, non potendo essere posti sullo stesso piano dei comuni negozi di accertamento, soggetti al medesimo regime della transazione, non hanno alcuna efficacia vincolante nei confronti di coloro che non vi hanno partecipato e non precludono agli interessati la possibilità di adire il giudice per il riconoscimento di una diversa, superiore qualifica.

Cassazione civile sez. lav.  24 gennaio 1984 n. 602

 

Lavoro Subordinato

È costituzionalmente illegittimo, per contrasto con gli art. 36, comma 3 e 3 cost, ,l'art. 2109 c.c. nella parte in cui non prevede che la malattia, insorta durante il periodo feriale, ne sospenda il decorso. Secondo i giudici "a quibus" risulterebbero violati: l'art. 36 comma 3 cost. (poiché nell'ipotesi considerata non risulterebbe assicurato un idoneo periodo di riposo) e l'art. 3 cost. (per la disparità di trattamento rispetto ai lavoratori pubblici). Le censure sono fondate.

Corte Costituzionale  30 dicembre 1987 n. 616

 



 
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