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Art. 390 codice civile: Emancipazione di diritto

Il minore è di diritto emancipato col matrimonio (1).


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Emancipato: minore di anni 18, purché ultrasedicenne, autorizzato giudizialmente, e per gravi motivi, a contrarre matrimonio.

 

(1) L’emancipazione determina l’estinzione della responsabilità genitoriale sul minore, ma non sempre elimina l’obbligo di mantenimento. Esso permane nel caso in cui il figlio continui a vivere nello stesso nucleo familiare e né lui né l’altro coniuge dispongano dei mezzi necessari al loro mantenimento.

 

L’effetto di emancipazione si produce quale automatica conseguenza del matrimonio e viene meno per il compimento della maggiore età da parte dell’emancipato nonché nel caso di annullamento del matrimonio contratto in assenza di autorizzazione o da soggetto non ancora sedicenne. L’emancipazione, inoltre, viene meno per effetto dell’interdizione del minore. Lo scioglimento del matrimonio, la cessazione degli effetti civili e la separazione personale dei coniugi non determinano cessazione dell’emancipazione.


Giurisprudenza annotata

Adozione

Ritenuto che, dopo l'entrata in vigore della l. n. 149/2001, il giudizio di adottabilità di un minore ha, "ab initio", carattere contenzioso e che il minore, titolare di diritti azionabili, attinenti specificamente alla sua dignità di essere umano ed allo sviluppo della sua personalità, ha acquisito, a tutti gli effetti, la qualità di parte, con la conseguenza che al T.m. non può più riconoscersi la funzione generica di "difensore dei diritti" del minore ed al tempo stesso di giudice, il che nuocerebbe inevitabilmente alla sua terzietà, il minore deve avere un suo "difensore tecnico", nominato dal suo rappresentante legale; e ritenuto, ancora, che la normativa convenzionale di matrice internazionale sui diritti sostanziali e processuali del minore, seppur recepita nel nostro ordinamento per la sua valenza di base ed il suo significato promozionale, postula per la sua operatività concreta, in una materia di ampia rilevanza sociale come quella della tutela processuale del minore, una normativa nazionale di adattamento, l'applicazione immediata dell'art. 5 della convenzione di Strasburgo 25 gennaio 1996 (l. n. 77/2003) giustificherebbe la nomina di un "difensore del minore" da parte del giudice, vale a dire di un soggetto distinto rispetto al difensore nominato dal rappresentante legale del minore; e farebbe sì che, non avendo quest'ultimo capacità piena di rapportarsi al "suo" difensore, referente di questo non potrebbe che essere il giudice che lo ha nominato, giudice che diventerebbe, quindi, in sostanza, rappresentante di fatto del minore, in palese violazione dell'art. 111 cost. e dei principi sul giusto processo, che impongono inderogabilmente la terzietà e l'assoluta imparzialità del giudice.

Cassazione civile sez. I  17 febbraio 2010 n. 3804  

 

Con riferimento al procedimento per declaratoria dello stato di adottabilità, va esclusa la necessaria sussistenza di un conflitto di interessi tra la posizione del tutore e quella del minore, con la conseguenza che è valida la nomina da parte del primo di un difensore in favore del secondo.

Cassazione civile sez. I  17 febbraio 2010 n. 3804  

 

Ritenuto che il minore è titolare di diritti azionabili, attinenti specificamente alla sua dignità di essere umano ed allo sviluppo della sua personalità, il procedimento sulla sua adottabilità, che ha, ex l. n. 149/2001, "ab initio" carattere contenzioso, deve fin dalla sua apertura svolgersi garantendo al minore - che è parte, a tutti gli effetti, del giudizio e che può avanzare personali, concrete, dirette richieste attinenti alla sua migliore salvaguardia sostanziale e processuale - un'assistenza legale vera e propria per il tramite del suo rappresentante, o, in caso di conflitto di interessi, di un curatore speciale, soggetti ai quali compete la nomina di un difensore tecnico. Al rappresentante legale va, quindi, notificata la sentenza di adottabilità od il non luogo a procedere, essendo egli legittimato ad impugnare la decisione.

Cassazione civile sez. I  17 febbraio 2010 n. 3804  

 

In seno al giudizio sull'adottabilità di un minore, qualora a quest'ultimo venga nominato quale tutore un ente territoriale, deve escludersi, in linea di principio, che l'ente sia, anche potenzialmente, sempre e comunque in conflitto di interessi con il minore: un conflitto in tal senso, che in concreto potrebbe, tuttavia, verificarsi se la politica assistenziale dell'ente privilegiasse l'affidamento familiare e non la adozione, va peraltro dimostrato con motivazione, ampia, specifica e concreta.

Cassazione civile sez. I  17 febbraio 2010 n. 3804  

 

 

Tutela e curatela

È manifestamente inammissibile, investendo scelte discrezionali del legislatore, la questione di legittimità costituzionale degli art. 390 e 397 c.c. sollevata in riferimento all'art. 3 cost., dal tribunale di Agrigento, con ordinanza emessa il 5 novembre 1987 in considerazione della disparità di trattamento riservata ai minori ultrasedicenni coniugati rispetto a quelli che contraggono matrimonio essendo concessa soltanto ai secondi, e non anche ai primi, la possibilità, in base all'emancipazione collegata "ope iuris" al matrimonio, di ottenere l'autorizzazione in base all'esercizio di un'impresa commerciale. Tale disparità ad avviso del giudice remittente, risulta ancor più evidente ove si consideri che l'emancipazione di diritto non viene meno qualora il matrimonio sia annullato per una causa diversa dall'età oppure ne sopravvenga lo scioglimento. L'emancipazione di diritto ha uno specifico fondamento nel matrimonio in ragione dell'incompatibilità dello stato coniugale col perdurare della soggezione alla potestà dei genitori o alla tutela. In questo senso, diametralmente opposta è la posizione del minore ultrasedicenne non coniugato, onde l'esclusione nei suoi confronti della possibilità di emancipazione per provvedimento del giudice è una scelta discrezionale del legislatore in nessun modo censurabile alla stregua del principio di cui all'art. 3 cost., l'emancipazione giudiziale essendo un istituto (soppresso dalla legge n. 39 del 1975) diverso dall'emancipazione di diritto.

Corte Costituzionale  30 novembre 1988 n. 1057  

 

È rilevante, e non manifestamente infondata, in riferimento all'art. 3 cost., la questione di legittimità costituzionale degli art. 390 e 397 c.c. Dopo l'abbassamento della maggiore età da 21 a 18 anni essendo stato abrogato l'art. 391 c.c. sull'emancipazione giudiziale non risulta prevista nell'ordinamento la possibilità di autorizzare il minore non sposato ultrasedicenne all'esercizio dell'impresa, risultando ingiustificata la disparità di trattamento rispetto al minore emancipato a seguito di matrimonio che resta autorizzato all'esercizio dell'impresa anche in caso di annullamento o di cessazione degli effetti del matrimonio.

Tribunale Agrigento  05 novembre 1987

 



 
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