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Art. 397 codice civile: Emancipato autorizzato all’esercizio di un’impresa commerciale

Il minore emancipato può esercitare un’impresa commerciale senza l’assistenza del curatore, se è autorizzato dal tribunale, previo parere del giudice tutelare e sentito il curatore.

L’autorizzazione può essere revocata dal tribunale su istanza del curatore o d’ufficio, previo, in entrambi i casi, il parere del giudice tutelare e sentito il minore emancipato (1).

Il minore emancipato, che è autorizzato all’esercizio di un’impresa commerciale (2), può compiere da solo gli atti che eccedono l’ordinaria amministrazione, anche se estranei all’esercizio dell’impresa.


Commento

(1) La revoca dell’autorizzazione può essere disposta anche nel caso in cui sia realizzato dall’emancipato un atto che ecceda i limiti posti dalla stessa.

(2) L’autorizzazione allo svolgimento di un’attività di impresa non obbliga il minore a realizzarla necessariamente; infatti vi è sempre la possibilità che l’emancipato reputi più conveniente alienare l’azienda.

 

 

L’eventuale autorizzazione del tribunale consente al minore emancipato anche di iniziare un’attività d’impresa e non soltanto di continuarne una già esistente nel suo patrimonio.

 


Giurisprudenza annotata

Amministrazione di sostegno

L'art. 371 comma 1 n. 3 c.c., sebbene non specificamente richiamato dall'art. 411 comma 1 c.c., costituisce l'unico canone normativo idoneo ad orientare il giudice nella decisione se autorizzare o meno la continuazione di un'impresa commerciale.

Tribunale Novara  05 dicembre 2012

 

L'eventualità che il beneficiario di a.d.s. intraprenda o prosegua un'impresa commerciale è stata sottratta, dal legislatore del 2004, ad una regolamentazione rigida, caratteristica delle altre misure di protezione di persona disabile od in condizioni di più o meno grave difficoltà, per essere rimessa all'apprezzamento discrezionale del g.t., e non già del tribunale in veste collegiale.

Tribunale Novara  05 dicembre 2012

 

 

Tutela e curatela

È manifestamente inammissibile, investendo scelte discrezionali del legislatore, la questione di legittimità costituzionale degli art. 390 e 397 c.c. sollevata in riferimento all'art. 3 cost., dal tribunale di Agrigento, con ordinanza emessa il 5 novembre 1987 in considerazione della disparità di trattamento riservata ai minori ultrasedicenni coniugati rispetto a quelli che contraggono matrimonio essendo concessa soltanto ai secondi, e non anche ai primi, la possibilità, in base all'emancipazione collegata "ope iuris" al matrimonio, di ottenere l'autorizzazione in base all'esercizio di un'impresa commerciale. Tale disparità ad avviso del giudice remittente, risulta ancor più evidente ove si consideri che l'emancipazione di diritto non viene meno qualora il matrimonio sia annullato per una causa diversa dall'età oppure ne sopravvenga lo scioglimento. L'emancipazione di diritto ha uno specifico fondamento nel matrimonio in ragione dell'incompatibilità dello stato coniugale col perdurare della soggezione alla potestà dei genitori o alla tutela. In questo senso, diametralmente opposta è la posizione del minore ultrasedicenne non coniugato, onde l'esclusione nei suoi confronti della possibilità di emancipazione per provvedimento del giudice è una scelta discrezionale del legislatore in nessun modo censurabile alla stregua del principio di cui all'art. 3 cost., l'emancipazione giudiziale essendo un istituto (soppresso dalla legge n. 39 del 1975) diverso dall'emancipazione di diritto.

Corte Costituzionale  30 novembre 1988 n. 1057  

 

È rilevante, e non manifestamente infondata, in riferimento all'art. 3 cost., la questione di legittimità costituzionale degli art. 390 e 397 c.c. Dopo l'abbassamento della maggiore età da 21 a 18 anni essendo stato abrogato l'art. 391 c.c. sull'emancipazione giudiziale non risulta prevista nell'ordinamento la possibilità di autorizzare il minore non sposato ultrasedicenne all'esercizio dell'impresa, risultando ingiustificata la disparità di trattamento rispetto al minore emancipato a seguito di matrimonio che resta autorizzato all'esercizio dell'impresa anche in caso di annullamento o di cessazione degli effetti del matrimonio.

Tribunale Agrigento  05 novembre 1987



 
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