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Art. 4 codice civile: Commorienza

Quando un effetto giuridico dipende dalla sopravvivenza di una persona a un’altra (1) e non consta quale di esse sia morta prima, tutte si considerano morte nello stesso momento (2).


Commento

Commorienza: presunzione in base alla quale tutte le persone morte a causa di uno stesso evento (es.: naufragio, incidente automobilistico) si considerano morte nello stesso istante, quando non è possibile provare che una di essa sia sopravvissuta all’altra.

 

(1) Questa ipotesi ha rilievo per il diritto quando la morte è il presupposto per l’apertura della successione. Può essere utile un esempio: due coniugi, senza figli, rimangono uccisi a seguito di un incidente stradale. I parenti di ciascuno di essi hanno interesse a provare che il proprio congiunto, essendo sopravvissuto all’altro, ne ha ereditato le sostanze. In tal modo essi, infatti, potranno entrare in possesso dell’intero patrimonio dei coniugi, a scapito dei parenti del coniuge che si provi essere morto per primo.

(2) La regola della commorienza scatta quando non si riesce a provare la sopravvivenza dell’una persona all’altra. La prova può essere data con tutti i mezzi consentiti.


Giurisprudenza annotata

Capacità della persona fisica

La norma dell'art. 4 c.c. secondo cui, quando non risulti provata la premorienza di una persona all'altra, tutte si considerano morte nello stesso momento, prevede soltanto la presunzione legale di non sopravvivenza con la conseguenza che colui il quale afferma la sopravvivenza di una persona, deve dare la prova di tale sopravvivenza in base al principio dell'onere della prova.

(Cass. Civ. Sez.II 18/02/1986 n.963)

 

 

Successione legittima e necessaria.

Nel caso in cui un soggetto invochi la premorienza di una persona rispetto all'altra (nella specie la vedova del "de cuius" invocava la sopravvivenza a quest'ultimo del figlio, essendo entrambi deceduti nella stessa notte a causa di esalazioni da monossido di carbonio, al fine di escludere dalla successione i germani del marito), la norma di cui all'art. 4 c.c. non pone alcuna presunzione, non costituendo altro che un'esplicazione del principio dell'onere della prova.

(Trib. Napoli 21/12/2008)

 

 

Filiazione

Qualora il Trib. min. accolga la domanda di legittimazione proposta, ex art. 284 c.c., dal padre naturale, successivamente alla legittimazione del figlio medesimo da parte della madre, il minore, divenuto ormai figlio legittimo di entrambi, assumerà necessariamente ed automaticamente il cognome del padre.

(Trib Min Salerno 16/06/1998)

 

 

Società di capitali

Poiché la responsabilità degli amministratori di una società per azioni si fonda sulla solidarietà, non c'è litisconsorzio necessario in caso di azione di responsabilità fatta valere contro di essi e non deve quindi procedersi alla integrazione del contraddittorio.

(Cass. Civ. Sez. Unite 06/10/1981 n.5241)

 

I consiglieri di amministrazione di una società per azioni italiana non sono obbligati ad eleggere nella località dove ha sede la società e perciò, trattandosi di cittadini stranieri, possono anche essere domiciliati all'estero. Tuttavia, la responsabilità degli atti da essi compiuti (nella specie, fatta valere dal curatore ex art. 146 l. fall.) è regolata dalla legge italiana quando si riferisca alla violazione del contratto di società. In tal caso, la competenza a decidere sugli atti compiuti dagli amministratori spetta al giudice italiano, ai sensi dell'art. 4 n. 2 c.c.

(Cass. Civ. Sez. Unite 06/10/1981 n.5241)



 
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