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Art. 40 codice civile: Responsabilità degli organizzatori

Gli organizzatori e coloro che assumono la gestione dei fondi raccolti sono responsabili personalmente e solidalmente della conservazione dei fondi e della loro destinazione allo scopo annunziato (1).


Commento

Fondo: il (—) del comitato è costituito da offerte ed oblazioni che di regola hanno carattere di donazioni di modico valore [v. 783] e sono, come tali, esenti dall’onere della forma dell’atto pubblico [v. 2699].

 

(1) La norma prevede che siano responsabili della conservazione e dell’impiego dei fondi soltanto i soggetti che si occupano della gestione e della raccolta degli stessi, escludendo così la responsabilità dei membri del comitato estranei a tale attività.

L’organizzazione della raccolta e la gestione dei fondi costituiscono due fasi distinte: pertanto, della raccolta risponderanno gli organizzatori; della gestione, invece, coloro che concretamente amministrano i fondi.

 

La norma garantisce il rapporto di fiducia che viene ad instaurarsi tra gli oblatori (coloro che versano i contributi) e i promotori, ed assicura ai primi una tutela circa l’effettiva destinazione delle somme donate alla realizzazione dello scopo pubblicamente dichiarato.

 


Giurisprudenza annotata

Fallimento

La pur consapevole accettazione del ruolo di amministratore apparente non necessariamente implica la consapevolezza di disegni criminosi attuati dall'amministratore di fatto, sicché, al contrario di quanto avviene per la bancarotta documentale, il mancato reperimento di alcuni beni in assenza di adeguata giustificazione sulla loro destinazione non implica necessaria responsabilità dell'amministratore solo apparente ex art. 40, comma 2, c.p..

Cassazione penale sez. V  25 ottobre 2012 n. 8775  

 

L'ipotesi di bancarotta fraudolenta impropria rappresenta una norma di chiusura "del sistema della bancarotta fraudolenta" e ad essa è riservata una funzione residuale, repressiva di ogni comportamento causativo del dissesto: sono pertanto coperte dalla norma tutte quelle condotte non riconducibili né alla casistica di cui all'art. 223 cpv. n. 1 né ad altri tentativi classificatori. La previsione in esame in altri termini conserva una ragione d'essere autonoma nei confronti delle operazioni dolose che non rientrano negli schemi della bancarotta fraudolenta propria: o perché inidonee, nella situazione del momento, a pregiudicare l'integrità della garanzia patrimoniale, e solo in seguito agli sviluppi successivi sfociate nel fallimento; o per carenza dell'elemento psicologico, in quanto non accompagnate dalla consapevolezza dell'esposizione a pericolo delle ragioni dei creditori.

Ufficio Indagini preliminari Monza  24 aprile 2006

 

 

Associazioni e Fondazioni

Anche un comitato costituito da enti pubblici, ancorché non economici, ove manchi un riconoscimento della personalità giuridica di diritto pubblico, configura una struttura privatistica, secondo la previsione degli art. 39 ss. c.c. Nè è rilevante, al fine di escludere che un tale ente possa qualificarsi "comitato" la circostanza che lo stesso non abbia autonomia, nell'attività di raccolta dei fondi, atteso che ciò che caratterizza un comitato è il suo costituirsi per uno dei "fini" indicati nell'art. 39 c.c. e l'esistenza di un "fondo" con cui perseguire detto fine, non anche l'attività di raccolta o di questua dei fondi stessi.

Cassazione civile sez. III  29 novembre 1999 n. 13338

 

I comitati, di cui agli art. 39 e ss. c.c., pur mancando della personalità giuridica, configurano autonomi centri di imputazione di situazioni giuridiche soggettive e sono titolari di un proprio patrimonio, insensibile rispetto alle eventuali obbligazioni personali degli organizzatori, e del quale fanno parte i fondi raccolti da detti organizzatori ed i beni acquistati con tali fondi, dato che gli atti da loro posti in essere sono direttamente riferibili ai comitati medesimi, in forza del rapporto di rappresentanza organica. Il suddetto principio trova applicazione anche nel caso di acquisto di bene immobile, mentre il particolar regime di pubblicità immobiliare, comportando la necessità della sua intestazione alla persona fisica dell'organizzatore, implica che questi assume fiduciariamente l'obbligo di conservare il bene stesso al patrimonio del comitato e di non trasferirlo a terzi.

Cassazione civile sez. I  12 giugno 1986 n. 3898  

 

Qualora un comitato si trasformi in un ente munito di personalità giuridica, quale la fondazione, in forza di una vicenda evolutiva che deve ritenersi consentita in presenza di una volontà in tal senso manifestata all'atto della sua costituzione, l'organizzatore, il quale abbia in precedenza acquistato a proprio nome un bene immobile con fondi del comitato, è tenuto a fare quanto necessario, anche per quanto riguarda il regime di pubblicità immobiliare, a che il bene stesso, a suo tempo comprato in qualità di organo del comitato, risulti intestato alla fondazione ad esso subentrata. Tale obbligo, discendendo fiduciariamente dalla qualità di organizzatore-organo, non richiede l'atto scritto, e, in caso di inosservanza, comporta che il nuovo ente può conseguire il mutamento d'intestazione del bene mediante una pronuncia a norma dell'art. 2932 c.c., mentre non è in proposito di ostacolo che la fondazione non abbia ancora ottenuto l'autorizzazione governativa per l'acquisto, prescritta dall'art. 17 c.c., trattandosi di circostanza rilevante solo nel senso di condizionare l'efficacia di detta pronuncia al conseguimento dell'autorizzazione stessa.

Cassazione civile sez. I  12 giugno 1986 n. 3898  

 

Responsabilità civile

Affinché una condotta omissiva possa essere assunta come fonte di responsabilità per danni, non basta riferirsi al solo principio del "neminem laedere" o ad una generica antidoverosità sociale della condotta del soggetto che non abbia impedito l'evento, ma occorre individuare, caso per caso, a suo carico, un vero e proprio obbligo giuridico di impedire l'evento lamentato, il quale può derivare, o direttamente da una norma, ovvero da uno specifico rapporto negoziale o di altra natura intercorrente fra il titolare dell'interesse leso e il soggetto chiamato a rispondere della lesione.

Cassazione civile sez. III  25 settembre 1998 n. 9590  

 

 



 
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