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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 402 codice civile: Poteri tutelali spettanti agli istituti di assistenza

L’istituto di pubblica assistenza esercita i poteri tutelari sul minore ricoverato o assistito, secondo le norme del titolo X, capo I di questo libro, fino a quando non si provveda alla nomina di un tutore, e in tutti i casi nei quali l’esercizio della patria potestà o della tutela sia impedito. Resta salva la facoltà del giudice tutelare di deferire la tutela all’ente di assistenza o all’ospizio, ovvero di nominare un tutore a norma dell’art. 354.

Nel caso in cui il genitore riprenda l’esercizio della patria potestà, l’istituto deve chiedere al giudice tutelare di fissare eventualmente limiti o condizioni a tale esercizio.

 


Commento

La ragione dell’attribuzione dei poteri tutelari all’istituto di pubblica assistenza e beneficenza, è quella di non lasciare il minore privo di protezione e di rappresentanza. Nel secondo comma è previsto l’intervento del giudice tutelare, al fine di verificare che la ripresa della responsabilità genitoriale (persa per avere abbandonato il figlio oppure acquistata ex novo in seguito al riconoscimento del minore) nasca dal desiderio dei genitori di prendersi cura del figlio per l’avvenire, e non dal fine riprovevole di sfruttarne le capacità che quest’ultimo abbia sviluppato negli anni di internamento.


Giurisprudenza annotata

Adozione.

Anche quando sussistano gli estremi per l'apertura del procedimento di adottabilità del minore, può riuscire più congrua al fine di assicurargli rappresentanza e assistenza materiale e morale la nomina d'un tutore, in attesa della quale il minore resta sottoposto alla tutela provvisoria "ex lege" dell'istituto di pubblica assistenza cui è affidato (nella specie, trattavasi di minore extracomunitario non accompagnato, che per l'età e i motivi che l'avevano indotto a immigrare in Italia s'è ritenuto meglio tutelabile con misure diverse dall'adozione).

Tribunale minorenni Trento  06 novembre 2001

 

Il decreto, con il quale la Corte di appello, in sede di reclamo avverso un provvedimento del tribunale, revochi l'affidamento di un minore, in precedenza disposto, a norma degli art. 333 e 336 c.c., in favore di coniugi investiti di funzioni tutelari secondo il disposto dell'art. 354 c.c., ed istanti per l'adozione ordinaria, sotto il profilo dell'interesse del minore medesimo ad un inserimento in un nuovo nucleo familiare in prospettiva di un'adozione speciale, è impugnabile con ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 111 cost., in quanto integra una statuizione con carattere definitivo e forzata decisoria su posizioni di diritto soggettivo dei predetti affidatari.

Cassazione civile  16 ottobre 1980 n. 5594  



 
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