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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 407 codice civile: Procedimento

Il ricorso per l’istituzione dell’amministrazione di sostegno deve indicare le generalità del beneficiario, la sua dimora abituale, le ragioni per cui si richiede la nomina dell’amministratore di sostegno, il nominativo ed il domicilio, se conosciuti dal ricorrente, del coniuge, dei discendenti, degli ascendenti, dei fratelli e dei conviventi del beneficiario.

Il giudice tutelare deve sentire personalmente la persona cui il procedimento si riferisce recandosi, ove occorra, nel luogo in cui questa si trova e deve tener conto, compatibilmente con gli interessi e le esigenze di protezione della persona, dei bisogni e delle richieste di questa.

Il giudice tutelare provvede, assunte le necessarie informazioni e sentiti i soggetti di cui all’articolo 406; in caso di mancata comparizione provvede comunque sul ricorso. Dispone altresì, anche d’ufficio, gli accertamenti di natura medica e tutti gli altri mezzi istruttori utili ai fini della decisione.

Il giudice tutelare può, in ogni tempo, modificare o integrare, anche d’ufficio, le decisioni assunte con il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno.

In ogni caso, nel procedimento di nomina dell’amministratore di sostegno interviene il pubblico ministero.


Commento

Mezzi istruttori: tutti gli elementi (informazioni, accertamenti, documenti ecc.) la cui conoscenza e valutazione possa aiutare il giudice a decidere.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Amministrazione di sostegno

Ritenuto che il beneficiario di amministrazione di sostegno conserva, in linea di principio, piena capacità di agire per tutti gli atti non richiedenti la rappresentanza o l'assistenza dell'amministratore; ritenuto che l'a.d.s. fornisce al beneficiario uno strumento di ausilio e di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, avendo la massima salvaguardia dell'autodeterminazione della persona in difficoltà, e prestando la massima, decisiva attenzione alla sua sfera volitiva ed alle sue esigenze esistenziali, in conformità al postulato costituzionale del rispetto dei diritti inviolabili della persona umana; ritenuto che rientra tra i diritti fondamentali, primari ed insopprimibili, della persona il diritto di contrarre matrimonio e di fondare una famiglia, salva la presenza di situazioni eccezionali "ex lege" militanti in senso contrario; ritenuto che solo alla persona interdetta è vietato contrarre matrimonio: quanto precede ritenuto e premesso, non può l'amministratore di sostegno opporsi al matrimonio di donna, gravata da lieve ritardo mentale o da sintomatologia psicotica con allucinazioni uditive e disabilità nelle competenze sociali e relazionali, qualora essa svolga una pur modesta attività retribuita di lavoro manuale presso terzi, sia da tempo fidanzata con un uomo affetto da ludopatia, ma svolgente anch'esso una pur modesta attività manuale retribuita di lavoro presso terzi, ambedue i fidanzati persistono nel proposito di contrarre tra loro matrimonio, si dichiarino ben consapevoli dei doveri e delle responsabilità matrimoniali, ed, infine, se entrambi possono godere di una camera personale presso l'abitazione dei genitori del fidanzato, tanto più se il sanitario che segue ed assiste la donna abbia assicurato all'amministratore ed al g.t. che per entrambi i soggetti il matrimonio "de quo" risulterebbe, sul piano terapeutico, una esperienza positiva, data anche la tenuità delle patologie che li affliggono.

Tribunale Modena sez. II  18 dicembre 2013

 

Ritenuto che l'interessato ad una amministrazione di sostegno, allorché designa, "de futuro", con scrittura privata autenticata o con atto pubblico un amministratore di sostegno in previsione della propria futura incapacità, malattia, disabilità, vulnerabilità, compie un atto che resta circoscritto nell'ambito di una iniziativa privata, i cui effetti si dispiegano solo in ambito privatistico, dal momento che la designazione non postula alcun intervento del giudice l'a.d.s., può essere aperta solo nel momento in cui il temuto stato di incapacità, di anormalità, di malattia, di disabilità, di vulnerabilità si sarà verificato e nell'alveo del procedimento giurisdizionale conseguentemente attivato, attraverso l'intervento e la nomina del giudice tutelare.

Cassazione civile sez. I  20 dicembre 2012 n. 23707  

 

La figura dell'amministratore di sostegno mira ad offrire uno strumento d'assistenza alla persona carente di autonomia a causa della condizione d'infermità o incapacità in cui versa che, calibrato dal giudice tutelare rispetto al grado d'intensità di tale situazione, consente di escludere gli interventi più invasivi degli istituti tradizionali posti a tutela degli incapaci, quali l'interdizione e l'inabilitazione. L'intervento giudiziario, in coerenza con questa finalità, non può che essere contestuale al manifestarsi dell'esigenza di protezione del soggetto, dunque della situazione d'incapacità o infermità da cui quell'esigenza origina, che, secondo il contesto normativo di riferimento, rappresenta presupposto dello stesso istituto e non già dei suoi soli effetti (nella specie, la Corte ha respinto la richiesta di una donna di nominare preventivamente l'amministratore di sostegno da lei indicato in una scrittura privata autentica e destinato a fungere da garante per il rispetto del testamento biologico da lei predisposto).

Cassazione civile sez. I  20 dicembre 2012 n. 23707  

 

La disciplina normativa nell'amministrazione di sostegno è pienamente compatibile con la Convenzione di New York del 13 dicembre 2006, ratificata dall'Italia con gli art. 1 e 2 l. 3 marzo 2009 n. 18, nella parte che concerne l'obbligo degli Stati aderenti di assicurare che le misure relative all'esercizio della capacità giuridica siano proporzionate al grado in cui esse incidono sui diritti e sugli interessi delle persone con disabilità, che siano applicate per il più breve tempo possibile e siano soggette a periodica revisione da parte di una autorità indipendente ed imparziale (art. 1 e 2), anche in ordine al decreto del giudice tutelare, il quale preveda l'assistenza negli atti di ordinaria amministrazione specificamente individuati, nonché, previa autorizzazione del giudice, di straordinaria amministrazione, ferma restando la facoltà del beneficiario di compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della vita quotidiana, con il dovere dell'amministratore di riferire periodicamente in ordine alle attività svolte con riguardo alla gestione del patrimonio dell'assistito, nonché in ordine ad ogni mutamento delle condizioni di vita personale e sociale dello stesso.

Cassazione civile sez. I  25 ottobre 2012 n. 18320  



 
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