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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 41 codice civile: Responsabilità dei componenti. Rappresentanza in giudizio

Qualora il comitato non abbia ottenuto la personalità giuridica, i suoi componenti rispondono personalmente e solidalmente delle obbligazioni assunte (1). I sottoscrittori sono tenuti soltanto a effettuare le oblazioni promesse.

Il comitato può stare in giudizio nella persona del presidente (2).


Commento

Comitato: [v. 39]; Personalità giuridica: [v. 2331]; Personalmente: [v. 38]; Solidalmente: [v. 1292].

Oblazione: offerta di denaro che i terzi devono effettuare o promettere di effettuare per divenire sottoscrittori [v. 40].

 

(1) Se il comitato non acquista la personalità giuridica, vi è una responsabilità diretta dei componenti: questi, infatti, rispondono personalmente e solidalmente delle obbligazioni del comitato, senza alcuna distinzione tra chi ha agito e chi non ha agito per conto dell’ente.

(2) La capacità di agire e di essere convenuto in giudizio per conto del comitato è riconosciuta esclusivamente al presidente, qualunque sia la persona incaricata dell’affare del quale si discute ed anche se altro sia il soggetto incaricato di rappresentare il comitato.


Giurisprudenza annotata

Competenza civile

Qualora sia stata impugnata - ai sensi degli art. 230 e 231 del trattato Ce - dinanzi al tribunale di prima istanza (del Lussemburgo) della Comunità europea la decisione della Commissione europea dichiarativa della sussistenza dell'incompatibilità con le regole della concorrenza in ambito comunitario degli aiuti di Stato erogati sotto forma di sgravi degli oneri sociali in favore di imprese private (nella specie localizzate nei territori di Venezia e Chioggia, a norma delle leggi n.30 del 1997 e 206 del 1995) e risulti pendente dinanzi al giudice italiano il processo di opposizione avverso la cartella esattoriale fondata sulla pretesa restitutoria da parte dell'Inps dei benefici concessi, il provvedimento di sospensione adottato dal giudice italiano ai sensi dell'art. 295 c.p.c., fondato sul presupposto della sussistenza di un rapporto di pregiudizialità tra il suddetto giudizio di impugnazione in sede comunitaria e il giudizio instaurato dinanzi a lui (escludendosi, perciò, la prospettazione, in senso proprio, di una questione pregiudiziale di validità di un atto comunitario), è impugnabile con regolamento di competenza ai sensi dell'art. 42 c.p.c., nel testo novellato dall'art. 6 l. 26 novembre 1990 n. 353.

Cassazione civile sez. lav.  21 giugno 2006 n. 14357  

 

È inammissibile il regolamento di competenza avverso un provvedimento con il quale, nella causa di opposizione tardiva alla convalida di sfratto, venga revocato un precedente provvedimento di sospensione dell'esecuzione dell'ordinanza di convalida, rimettendo gli atti al presidente del tribunale per l'assegnazione al giudice che l'aveva pronunziata, atteso che l'art. 42 c.p.c., nel testo riformulato dall'art. 6 l. 26 novembre 1990 n. 353, consente il rimedio del regolamento necessario di competenza solo contro le sentenze sulla competenza ed i provvedimenti che dichiarano la sospensione del processo ex art. 295 stesso codice, categorie alle quali non è riconducibile un provvedimento estraneo alla disciplina della sospensione del processo e concernente i criteri di ripartizione degli affari tra i magistrati del tribunale.

Cassazione civile sez. III  26 gennaio 2005 n. 1589

 

 

Consorzi

Il consorzio tra proprietari di immobili siti in zona residenziale, non rientrando in alcuna delle categorie tipiche regolate dal codice civile o da leggi speciali, va generalmente considerato un'associazione non riconosciuta e rimane regolato in via primaria dagli art. 36-42 c.c., nonché dalle altre norme applicabili alle associazioni prive di personalità giuridica; non di meno, a tale tipo di consorzio sono applicabili le disposizioni in materia di condominio, assumendo, per l'effetto, rilievo decisivo la volontà delle parti manifestata con la regolamentazione contenuta nelle norme statutarie.

Cassazione civile sez. III  29 gennaio 2003 n. 1277

 

I consorzi di urbanizzazione rappresentano una figura atipica che, per la presenza di un vincolo stabile tra più persone, e di uno scopo comune, non lucrativo, nè imprenditoriale, assume i connotati dell'associazione non riconosciuta regolata dagli accordi degli associati e dagli art. 36-42 c.c., nonché da ogni altra norma applicabile alle associazioni prive di personalità giuridica. La clausola di "adesione obbligatoria" al consorzio per i proprietari di immobili siti in un comprensorio e per i loro aventi causa da luogo ad una costituzione negoziale di obbligazioni "propter rem" il cui soggetto passivo è di volta in volta individuato dalla titolarità del bene medesimo. Tenuto conto che le obbligazioni "propter rem" sono tipiche, qualora, esse non risultino ricollegabili a norme giuridiche specifiche, ovvero relative alla comunione o alla servitù, sono nulle e quindi inopponibili a chi sia mero proprietario non consorziato.

Tribunale Napoli  14 maggio 1998

 

 

Adozioni

L'infermità di mente non dichiarata del genitore non determina la sua incapacità a stare in giudizio nel procedimento di opposizione alla dichiarazione dello stato di adottabilità del figlio. Non sussiste rapporto di pregiudizialitàtra il procedimento di interdizione del genitore e il procedimento per la dichiarazione dello stato di adottabilità del figlio. Anche i fatti successivi alla dichiarazione dello stato di adottabilità possono essere valutati per risolvere dubbi in ordine alla ricorrenza o meno della situazione di abbandono sia a favore che in danno dell'opponente.

Tribunale minorenni Roma  13 novembre 1984

 



 
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