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Art. 413 codice civile: Revoca dell’amministrazione di sostegno

Quando il beneficiario, l’amministratore di sostegno, il pubblico ministero o taluno dei soggetti di cui all’articolo 406, ritengono che si siano determinati i presupposti per la cessazione dell’amministrazione di sostegno, o per la sostituzione dell’amministratore, rivolgono istanza motivata al giudice tutelare.

L’istanza è comunicata al beneficiario ed all’amministratore di sostegno.

Il giudice tutelare provvede con decreto motivato, acquisite le necessarie informazioni e disposti gli opportuni mezzi istruttori.

Il giudice tutelare provvede altresì, anche d’ufficio, alla dichiarazione di cessazione dell’amministrazione di sostegno quando questa si sia rivelata inidonea a realizzare la piena tutela del beneficiario. In tale ipotesi, se ritiene che si debba promuovere giudizio di interdizione o di inabilitazione, ne informa il pubblico ministero, affinché vi provveda. In questo caso l’amministrazione di sostegno cessa con la nomina del tutore o del curatore provvisorio ai sensi dell’articolo 419, ovvero con la dichiarazione di interdizione o di inabilitazione.


Commento

La legge prevede la possibilità di revoca anche nel caso in cui la dichiarazione di interdizione e di inabilitazione si rivelino più idonee per realizzare la piena tutela del beneficiario. Scopo della disciplina è quello di consentire il passaggio da una misura all’altra, superando la rigidità del sistema tradizionale, nell’ottica dell’adeguata protezione dei soggetti interessati.


Giurisprudenza annotata

Capacità della persona fisica

In tema di amministrazione di sostegno, la prescrizione di cui all'art. 413, secondo comma, cod. civ., non costituisce adempimento processualmente necessario, sicché l'omessa comunicazione dell'istanza di chiusura della procedura all'amministratore di sostegno - che non è parte necessaria del procedimento - non determina alcuna compromissione del suo diritto di difesa, né è soggetta a sanzione processuale. Rigetta, App. Potenza, 30/10/2012

Cassazione civile sez. VI  25 luglio 2014 n. 17032  

 

Nella procedura per l'istituzione dell'amministrazione di sostegno l'unica parte che può dirsi necessaria è il beneficiario dell'amministrazione, per cui il difetto di comunicazione della richiesta al P.M. e la conseguente assenza dello stesso al procedimento di chiusura dell'amministrazione non comporta la mancata integrazione di un litisconsorzio necessario, né alcun'altra nullità del giudizio di primo grado idonea a determinare la rimessione delle parti al primo giudice. Rigetta, App. Potenza, 30/10/2012

Cassazione civile sez. VI  25 luglio 2014 n. 17032

 

 

Amministrazione di sostegno

Il ricorso all'amministrazione di sostegno deve prediligersi tutte le volte in cui risulti perseguito il vero interesse della singola persona, da ravvisarsi nella sua protezione, cura e sostegno in tutti i casi in cui il singolo non sia in grado di compiere da solo determinati atti e negozi giuridici. Il rapporto interagente, infatti, tra l'amministrazione di sostegno, l'interdizione e l'inabilitazione nella rinnovata ottica del legislatore del 2004, può facilmente desumersi dal combinato disposto di cui agli art. 413, comma 4 e 418, comma 3 c.c.

Tribunale Castrovillari  01 marzo 2013

 

Il ricorso all'amministratone di sostegno deve prediligersi tutte le volte in cui risulti perseguito il vero interesse della singola persona, da ravvisarsi nella sua protesone, cura e sostegno in tutti i casi in cui il singolo non sia in grado di compiere da solo determinati atti e negozi giuridici. Il rapporto interagente, infatti, tra l'amministrazione di sostegno, l'interdizione e l'inabilitatone nella rinnovata ottica del legislatore del 2004, può facilmente desumersi dal combinato disposto di cui agli art. 413, comma 3 e 418, comma 3 c.c.

Tribunale Castrovillari  15 novembre 2012

 

Il decreto con cui il giudice tutelare abbia deciso sulla richiesta di sostituzione dell'amministratore di sostegno con altra persona (e quindi non sulla sua revoca tout court ai sensi dell'art. 413 c.c.) trova inquadramento nell'art. 407 comma 4 c.c., sicché per il relativo regime delle impugnazioni occorre far riferimento all'art. 702 bis comma 2 c.p.c, che stabilisce la competenza della Corte d'Appello a norma dell'art. 739 c.p.c. (Nel caso di specie, il reclamo veniva invece proposto al tribunale in sede collegiale, che, in applicazione del principio di cui in massima, lo ha rigettato in quanto inammissibile).

Tribunale Modena sez. II  27 aprile 2012 n. 718  

 

È inammissibile, per difetto di interesse, il motivo di ricorso per cassazione con cui si denunci genericamente la mancata interruzione del processo di primo grado in conseguenza dapprima dell'adozione e poi della revoca dell'amministrazione di sostegno in favore di una parte del giudizio, nel momento in cui tali eventi furono comunicati in udienza o notificati alle altre parti, pur a fronte dell'oggettiva estensione dei poteri rappresentativi attribuiti nel caso dal giudice tutelare all'amministratore (e della speculare riduzione dell'autonomia di gestione del beneficiario), dovendo il ricorrente prospettare quali lesioni siano, in concreto, derivate ai suoi diritti e alle sue facoltà processuali da detta mancata interruzione. Trattandosi, infatti, di violazione non rientrante tra i casi tassativi di rimessione della causa al primo giudice, e convertendosi l'eventuale nullità della sentenza in motivi di impugnazione, l'impugnante deve, a pena d'inammissibilità, indicare specificamente quale sia stato il pregiudizio arrecato alle proprie attività difensive dall'invocato vizio processuale

Cassazione civile sez. III  09 marzo 2012 n. 3712  

 

In merito ai rapporti tra decreto istitutivo dell’amministrazione di sostegno che esclude la capacità negoziale del beneficiario e diritto dello stesso alla designazione di un avvocato per quanto riguarda le nomine “fuori dal processo”, ogni volta che la legge attribuisce al beneficiario la possibilità di compiere un atto (ad es. 413, comma 1, c.c.), quest’atto può essere compiuto con l’assistenza di un avvocato, senza che i limiti del decreto di amministrazione di sostegno possano ritenersi operativi, preludendo, in questo caso, proprio il dato normativo. In tutti gli altri casi, al beneficiario è preclusa la nomina di un difensore e, dove ciò avvenga, il contratto di patrocinio stipulato ex art. 412 c.c.

Tribunale Varese  04 febbraio 2012



 
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