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Art. 414 codice civile: Persone che possono essere interdette

Il maggiore di età e il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi (2), sono interdetti quando ciò è necessario per assicurare la loro adeguata protezione (3) (4).


Commento

Abituale infermità di mente: per la sua esistenza non è necessario che ricorra una tipica malattia mentale accompagnata da manifestazioni demenziali, né che essa importi un totale sconvolgimento dello spirito o imbecillità, ma è sufficiente che esista una patologica alterazione psichica tale da rendere il soggetto del tutto incapace di provvedere ai propri interessi. In tal modo, è da interdire chi, all’esame, non sia in grado di indicare la propria data di nascita, non appaia orientato nel tempo, non conosca il valore delle banconote mostrate.

L’abitualità indica uno stato di malattia duraturo non necessariamente inguaribile, e non deve confondersi con la continuità o perpetuità, potendo l’infermità essere anche saltuaria ed intermittente; ne consegue che l’esistenza di lucidi intervalli non ostacola la pronuncia di interdizione.

 

Interdetto: soggetto dichiarato con sentenza incapace di provvedere ai propri interessi a causa di un’abituale infermità di mente.

 

 

(1) L’assoluta incapacità di provvedere ai propri interessi va valutata in base alla personalità e condizione sociale dell’interdicendo, e in base alla natura ed all’entità degli interessi affidati alla sua disponibilità. In altri termini, essa non deve essere valutata solo con riguardo agli affari di natura patrimoniale, ma in relazione a tutti gli atti della vita civile che attengono sia alla cura della persona che all’adempimento di doveri familiari, sociali e pubblici.

 

(2) Si parla di interdizione giudiziale perché l’incapacità dell’interdetto deriva esclusivamente da un accertamento giudiziario, che sfocia in una sentenza costitutiva che la stabilisce. Tale sentenza è provvisoriamente esecutiva: i suoi effetti, cioè, si producono con la sola pubblicazione, senza attendere il suo passaggio in giudicato (cioè che divenga definitiva).

Dalla interdizione giudiziale va distinta la cd. interdizione legale ex art. 32 c.p. Quest’ultima è qualificata legale perché opera ex lege, senza bisogno di un apposito giudizio, e rappresenta una figura anomala di incapacità legale assoluta. A differenza della minore età e dell’interdizione giudiziale, essa non ha per fondamento l’esigenza di intervenire a favore di un soggetto incapace di provvedere ai propri interessi, ma si giustifica come misura sanzionatoria contro il soggetto che si è macchiato di un reato doloso particolarmente grave.

Infine, l’interdizione, quale ipotesi di incapacità legale di agire totale, va distinta dall’incapacità di agire naturale o non dichiarata [v. 428] quale figura intermedia tra incapacità giuridica e incapacità di agire.

 

(3) Gli atti compiuti dall’interdetto giudiziale sono annullabili. L’azione può essere esercitata dal tutore, dall’interdetto, dai suoi eredi o aventi causa, e si prescrive in cinque anni decorrenti dal passaggio in giudicato della sentenza che revoca l’interdizione oppure dalla morte dell’incapace.


Giurisprudenza annotata

Interdizione ed inabilitazione

Il nuovo testo dell'articolo 414 c.c. sottintende l'eliminazione del carattere obbligatorio della misura interdittiva, la cui applicazione è subordinata ad una condizione di abituale infermità di mente che renda il maggiore di età o il minore emancipato incapace di provvedere ai propri interessi, ove tale misura sia necessaria per assicurare la loro adeguata protezione. Parte della dottrina ha evidenziato come la misura costituisca, nell'attuale sistema giuridico, l'extrema ratio di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia, ed anche la Corte Costituzionale ha precisato che la disciplina prevista dalla legge n. 6/2004 affida al Giudice il compito di individuare l'istituto che garantisca la tutela più adeguata, limitando la capacità del soggetto nella minore misura possibile, e di ricorrere all'interdizione solo se non ravvisi interventi di sostegno idonei ad assicurare tale protezione. Nel caso di specie, l'esame dell'interdicenda ha evidenziato come la complessiva condizione di menomazione fisica della stessa (di fatto non deambulante già da diversi anni) non comporti affatto la sua incapacità di comprendere, ricordare e volere nonché di compiere in autonomia qualsiasi atto della vita quotidiana e non influisce direttamente su quella psichica, sebbene nella documentazione medica specialistica si dia atto di un quadro di iniziale decadimento cognitivo riconducibile ad involuzione senile con temporanei deficit.

Tribunale Bari sez. I  28 aprile 2014 n. 2114  

 

Va accolta la domanda di interdizione, qualora il soggetto (che nella specie, durante l’esame diretto, non rispondeva ad alcuna domanda e deambulava nell’aula, avvicinandosi ai genitori) risulti assolutamente non in grado di provvedere ai propri interessi di carattere economico, oltre che pratico-quotidiano, in ragione della patologia che lo affligge sin dalla tenera età, vista l’inadeguatezza in tale ipotesi delle diverse e più gradate misure dell’inabilitazione e dell’amministrazione di sostegno.

Tribunale Torre Annunziata  16 settembre 2013 n. 932  

 

 

Il processo di interdizione o di inabilitazione si configura come un procedimento contenzioso speciale disciplinato, ove non diversamente disposto, sia pure con rilevanti deviazioni, dalle regole del rito ordinario che non siano con esso incompatibili: pertanto, l'appello avverso la sentenza dichiarativa dell'interdizione va proposto con atto di citazione e, ove il gravame sia erroneamente proposto con ricorso, per stabilirne la tempestività occorre aver riguardo non alla data di deposito di quest'ultimo, ma alla data in cui esso risulti notificato alla controparte unitamente al provvedimento del giudice di fissazione dell'udienza. Rigetta, App. Venezia, 19/04/2012

Cassazione civile sez. VI  13 settembre 2013 n. 21013  

 

Il processo di interdizione o inabilitazione ha per oggetto un accertamento della capacità di agire che incide sullo status della persona e si conclude con una pronuncia qualificata espressamente come sentenza, suscettibile di giudicato. Le peculiarità di detto procedimento, determinate dalla coesistenza di diritti soggettivi privati e di profili pubblicistici, dalla natura e non disponibilità degli interessi coinvolti, e specificamente segnate dalla posizione dei soggetti legittimati a presentare il ricorso, i quali esercitano un potere di azione, ma non agiscono a tutela di un proprio diritto soggettivo, dalla previsione che essi possono impugnare la sentenza, pur se non abbiano partecipato al giudizio, e dagli ampi poteri inquisitori del giudice, non escludono che esso si configuri, pur con tali importanti deviazioni rispetto al rito ordinario, come un procedimento contenzioso speciale, ritenuto dal legislatore come il più idoneo a offrire garanzie a tutela dell'interesse dell'interdicendo e dell'inabilitando e ad assicurare una più penetrante ricerca della verità, e che quindi esso resti disciplinato, per quanto non previsto dalle regole speciali, dalle regole del processo contenzioso ordinario, ove non incompatibili. Deriva da quanto precede, pertanto, che il giudizio di appello, avverso la sentenza dichiarativa della interdizione deve essere proposto con atto di citazione, atteso che le speciali regole dettate per il giudizio di primo grado non possono ritenersi automaticamente estensibili a quello di appello, in mancanza di una espressa previsione normativa in tale senso. (Sì, per l'effetto, che qualora il giudizio di appello sia stato instaurato con ricorso anziché con citazione per verificare l'osservanza dei termini di cui agli articoli 325 e seguenti del Cpc occorre fare riferimento alla data in cui il ricorso è stato notificato alla parte appellata e non a quella in cui è stato depositato nella cancelleria del giudice ad quem).

Cassazione civile sez. VI  13 settembre 2013 n. 21013  



 
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