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Art. 415 codice civile: Persone che possono essere inabilitate

Il maggiore di età infermo di mente (1), lo stato del quale non è talmente grave da far luogo all’interdizione, può essere inabilitato.

Possono anche essere inabilitati coloro che, per prodigalità o per abuso abituale di bevande alcooliche o di stupefacenti (2), espongono sè o la loro famiglia a gravi pregiudizi economici.

Possono infine essere inabilitati il sordomuto e il cieco dalla nascita o dalla prima infanzia, se non hanno ricevuto un’educazione sufficiente (3), salva l’applicazione dell’art. 414 quando risulta che essi sono del tutto incapaci di provvedere ai propri interessi (4).

 


Commento

Inabilitato: persona maggiorenne che, per le sue condizioni fisiche e psichiche, non è in grado di provvedere alla cura dei propri interessi patrimoniali ed ha, perciò, una diminuita capacità d’agire, giudizialmente dichiarata.

 

Prodigalità: abitudine di spendere in modo disordinato e smisurato, che va valutata con riguardo alle condizioni economiche del soggetto; dedizione a giochi d’azzardo. Oggi i prodighi possono definirsi come «disturbati psichici», in quanto è richiesto comunque nel soggetto uno stato di alterazione mentale.

 

 

(1) L’infermità mentale deve avere i caratteri della abitualità e dell’attualità e deve rendere la persona inidonea a provvedere normalmente ai propri interessi patrimoniali.

 

(2) L’abuso di alcool e di stupefacenti per essere causa di inabilitazione deve generare una vera e propria alterazione della sfera psico-volitiva.

 

(3) Non vuol dire istruzione, ma un medio livello di cura dei propri interessi, ovvero l’acquisizione di quelle notizie e quei concetti del mondo esteriore che avviene in condizioni di normalità.

 

(4) Il giudice è chiamato ad accertare in concreto se le condizioni del soggetto rendono necessaria, nel suo interesse, una limitazione della capacità di agire. Funzione dell’inabilitazione, infatti, è la protezione dell’incapace; protezione, però, che deve essere adeguata alle esigenze di libertà e di dignità dello stesso.

L’inabilitazione è dichiarata con sentenza costitutiva e provvisoriamente esecutiva, i cui effetti si producono dalla data di pubblicazione.


Giurisprudenza annotata

Amministrazione di sostegno

Ritenuto che il beneficiario di amministrazione di sostegno conserva, in linea di principio, piena capacità di agire per tutti gli atti non richiedenti la rappresentanza o l'assistenza dell'amministratore; ritenuto che l'a.d.s. fornisce al beneficiario uno strumento di ausilio e di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, avendo la massima salvaguardia dell'autodeterminazione della persona in difficoltà, e prestando la massima, decisiva attenzione alla sua sfera volitiva ed alle sue esigenze esistenziali, in conformità al postulato costituzionale del rispetto dei diritti inviolabili della persona umana; ritenuto che rientra tra i diritti fondamentali, primari ed insopprimibili, della persona il diritto di contrarre matrimonio e di fondare una famiglia, salva la presenza di situazioni eccezionali "ex lege" militanti in senso contrario; ritenuto che solo alla persona interdetta è vietato contrarre matrimonio: quanto precede ritenuto e premesso, non può l'amministratore di sostegno opporsi al matrimonio di donna, gravata da lieve ritardo mentale o da sintomatologia psicotica con allucinazioni uditive e disabilità nelle competenze sociali e relazionali, qualora essa svolga una pur modesta attività retribuita di lavoro manuale presso terzi, sia da tempo fidanzata con un uomo affetto da ludopatia, ma svolgente anch'esso una pur modesta attività manuale retribuita di lavoro presso terzi, ambedue i fidanzati persistono nel proposito di contrarre tra loro matrimonio, si dichiarino ben consapevoli dei doveri e delle responsabilità matrimoniali, ed, infine, se entrambi possono godere di una camera personale presso l'abitazione dei genitori del fidanzato, tanto più se il sanitario che segue ed assiste la donna abbia assicurato all'amministratore ed al g.t. che per entrambi i soggetti il matrimonio "de quo" risulterebbe, sul piano terapeutico, una esperienza positiva, data anche la tenuità delle patologie che li affliggono.

Tribunale Modena sez. II  18 dicembre 2013

 

Il beneficiario conserva capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono rappresentanza esclusiva o assistenza necessaria dell’amministratore di sostegno (art. 409 c.c.), con la conseguenza che egli mantiene la capacità di contrarre matrimonio, giacché il corrispondente divieto, stabilito a tutela dell’interdetto per infermità di mente (art. 85 c.c.), è estensibile all’amministrazione di sostegno (art. 411 c.c.) unicamente allorché, a causa di immaturità psico-fisica dovuta a “grave infermità mentale” (arg. ex art. 414 e 415 c.c.), il beneficiario non risulti in grado di vivere il rapporto di coniugio con consapevole assunzione delle gravose responsabilità che il vincolo comporta (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il Giudice Tutelare ha rigettato l’istanza ablativa della capacità matrimoniale proposta nei confronti del beneficiario, affetto da ritardo mentale lieve).

Tribunale Modena sez. II  18 dicembre 2013

 

La possibilità di giungere correttamente ad un giudizio (preventivo) di interdizione/inabilitazione (art. 414 e 415 c.c.) è riservata ai casi in cui non si riesca, nonostante la cospicua possibilità di estensione, modulazione, integrazione e revoca dei provvedimenti adottabili nel procedimento di AdS, ad attuare una sufficiente protezione attiva e passiva del soggetto non autonomo. Il criterio distintivo tra l'amministrazione di sostegno e gli altri istituti a tutela dell'incapace è qualitativo e non quantitativo e deve, quindi, essere individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi da parte del soggetto carente di autonomia, ma, piuttosto, alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze del soggetto stesso, tenuto conto della sua complessiva condizione psico-fisica e di tutte le circostanze caratterizzanti la fattispecie, con riguardo, in particolare, alla rete di protezione di cui la persona gode e alle esigenze che con l'invocata misura protettiva si mirano a soddisfare, dato il carattere estremamente più duttile dell'amministrazione di sostegno rispetto alle misure dell'interdizione e dell'inabilitazione. L'amministratore di sostegno, infatti, diversamente da quanto accade nel caso della altre misure a protezione dell'incapace, non si sostituisce al rappresentato, ma sceglie "con questo" il suo best interest. In particolare, in presenza di soggetto affetto da patologia psichiatrica che lo conduca ad irrefrenabili atti auto o etero lesivi è preferibile la misura di protezione della interdizione.

Tribunale Teramo  14 febbraio 2013 n. 134  

 

 

Interdizione ed inabilitazione

Il processo di interdizione o di inabilitazione si configura come un procedimento contenzioso speciale disciplinato, ove non diversamente disposto, sia pure con rilevanti deviazioni, dalle regole del rito ordinario che non siano con esso incompatibili: pertanto, l'appello avverso la sentenza dichiarativa dell'interdizione va proposto con atto di citazione e, ove il gravame sia erroneamente proposto con ricorso, per stabilirne la tempestività occorre aver riguardo non alla data di deposito di quest'ultimo, ma alla data in cui esso risulti notificato alla controparte unitamente al provvedimento del giudice di fissazione dell'udienza. Rigetta, App. Venezia, 19/04/2012

Cassazione civile sez. VI  13 settembre 2013 n. 21013  



 
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