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Art. 417 codice civile: Istanza d’interdizione o d’inabilitazione

L’interdizione e l’inabilitazione possono essere promosse dalle persone indicate negli articoli 414 e 415, dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente (1), dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado, dal tutore o curatore ovvero dal pubblico ministero (2).

Se l’interdicendo o l’inabilitando si trova sotto la patria potestà o ha per curatore uno dei genitori, l’interdizione o l’inabilitazione non può essere promossa che su istanza del genitore medesimo o del pubblico ministero.

 


Commento

Curatore: ufficio di diritto privato posto a tutela di soggetti parzialmente incapaci. In virtù di questo istituto, la volontà dell’inabilitato o del minore emancipato viene integrata dall’intervento di un terzo, appunto il curatore. Questi ha funzione di assistenza, intervenendo negli atti patrimoniali eccedenti l’ordinaria amministrazione compiuti dall’inabilitato o dall’emancipato.

 

 

(1) La convivenza rileva sia come relazione more-uxorio (senza alcuna differenza tra convivente eterosessuale o convivente omosessuale) che come generica relazione sociale fra persone che vivono insieme con o senza legami di parentela (per esempio, amici). L’unica condizione richiesta è che sia stabile, secondo l’apprezzamento di fatto del giudice, previsione questa che dà origine a molti dubbi interpretativi.

 

(2) L’elenco dei legittimati a promuovere i giudizi di interdizione e di inabilitazione è tassativo. Fondamento della legittimazione processuale dei familiari, del curatore, del tutore e del P.M., è l’interesse dell’inabilitando o dell’interdicendo.

 

 


Giurisprudenza annotata

Interdizione ed inabilitazione

Il processo di interdizione o inabilitazione ha per oggetto un accertamento della capacità di agire che incide sullo status della persona e si conclude con una pronuncia qualificata espressamente come sentenza, suscettibile di giudicato. Le peculiarità di detto procedimento, determinate dalla coesistenza di diritti soggettivi privati e di profili pubblicistici, dalla natura e non disponibilità degli interessi coinvolti, e specificamente segnate dalla posizione dei soggetti legittimati a presentare il ricorso, i quali esercitano un potere di azione, ma non agiscono a tutela di un proprio diritto soggettivo, dalla previsione che essi possono impugnare la sentenza, pur se non abbiano partecipato al giudizio, e dagli ampi poteri inquisitori del giudice, non escludono che esso si configuri, pur con tali importanti deviazioni rispetto al rito ordinario, come un procedimento contenzioso speciale, ritenuto dal legislatore come il più idoneo a offrire garanzie a tutela dell'interesse dell'interdicendo e dell'inabilitando e ad assicurare una più penetrante ricerca della verità, e che quindi esso resti disciplinato, per quanto non previsto dalle regole speciali, dalle regole del processo contenzioso ordinario, ove non incompatibili. Deriva da quanto precede, pertanto, che il giudizio di appello, avverso la sentenza dichiarativa della interdizione deve essere proposto con atto di citazione, atteso che le speciali regole dettate per il giudizio di primo grado non possono ritenersi automaticamente estensibili a quello di appello, in mancanza di una espressa previsione normativa in tale senso. (Sì, per l'effetto, che qualora il giudizio di appello sia stato instaurato con ricorso anziché con citazione per verificare l'osservanza dei termini di cui agli articoli 325 e seguenti del Cpc occorre fare riferimento alla data in cui il ricorso è stato notificato alla parte appellata e non a quella in cui è stato depositato nella cancelleria del giudice ad quem).

Cassazione civile sez. VI  13 settembre 2013 n. 21013  

 

 

Amministrazione di sostegno

L’elencazione dei soggetti attivamente legittimati alla presentazione del ricorso per nomina di ads ha natura tassativa, quindi non incrementabile con l’interpretazione, di talché i figliastri non possono farsi ricomprendersi nella categoria dei “parenti entro il quarto grado” del beneficiario, poiché la parentela è “il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite”, a prescindere dal legame di coniugio (art. 78 c.c.) (Nel caso di specie, il ricorso per ads veniva proposto dalle figliastre, nate dalla precedente unione dell’attuale coniuge di secondo letto del beneficiario. In applicazione del principio di cui in massima, il GT ha rigettato il ricorso per difetto di legittimazione attiva, nel contempo trasmettendo gli atti al p.m.sede per l’eventuale ricorso di questi).

Tribunale Modena sez. II  09 luglio 2014

 

L’elencazione dei soggetti attivamente legittimati alla presentazione del ricorso per nomina di ads ha natura tassativa, quindi non incrementabile con l’interpretazione, di talché le Case protette private non possono intendersi quali “responsabili dei servizi sanitari e sociali” (Nel caso di specie, il ricorso veniva proposto dal responsabile di una Casa protetta facente capo ad una Parrocchia. In applicazione del principio di cui in massima, il GT ha rigettato il ricorso per difetto di legittimazione attiva, nel contempo trasmettendo gli atti al p.m.sede per l’eventuale ricorso di questi).

Tribunale Modena sez. II  07 luglio 2014

 

Pur presentando l'amministrazione di sostegno una maggiore flessibilità ed agilità rispetto all'istituto della interdizione, e pur ritenendo la interdizione ormai del tutto residuale, da adottarsi esclusivamente alla stregua del criterio della sua maggiore idoneità ad adeguarsi alle esigenze del beneficiario, essa è preferibile alla a.d.s. qualora il beneficiario, in età assai avanzata (95 anni) ed in condizioni psicofisiche assai precarie ed in continuo, certo peggioramento, tanto da aver dato luogo ad episodi di ingiustificata, notevole prodigalità e da presentare una non lieve, chiara riduzione della propria capacità ricognitiva ed un notevole ed evidente progressivo impoverimento del pensiero e delle relazioni affettive ed interpersonali, tanto da non rendere necessario, in sede di ctu, lo svolgimento di esami neurologici, sia, al tempo stesso, ancora titolare di un assai cospicuo e vario patrimonio immobiliare e mobiliare, richiedente per la sua migliore conservazione e per la sua utile gestione, l'opera di un tutore e non l'applicazione dell'art. 405 comma 5 nn. 3 e 4 c.c.

Cassazione civile sez. I  26 luglio 2013 n. 18171

 

L'amministrazione di sostegno, introdotta nell'ordinamento dalla l. 9 gennaio 2004 n. 6, art. 3 - ha la finalità di offrire a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, distinguendosi, con tale specifica funzione, dagli altri istituti a tutela degli incapaci, quali la interdizione e la inabilitazione, non soppressi, ma solo modificati dalla stessa legge attraverso la novellazione degli art. 414 e 417 c.c. Rispetto ai predetti istituti, l'ambito di applicazione dell'amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto alla maggiore capacità di tale strumento di adeguarsi alle esigenze di detto soggetto, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa. Appartiene all'apprezzamento del Giudice di merito la valutazione della conformità di tale misura alle suindicate esigenze, tenuto conto essenzialmente del tipo di attività che deve essere compiuta per conto del beneficiario, e considerate anche la gravità e la durata della malattia, ovvero la natura e la durata dell'impedimento, nonché tutte le altre circostanze caratterizzanti la fattispecie.

Cassazione civile sez. trib.  26 ottobre 2011 n. 22232  

 



 
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