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Art. 418 codice civile: Poteri dell’autorità giudiziaria

Promosso il giudizio d’interdizione, può essere dichiarata anche d’ufficio l’inabilitazione per infermità di mente (1).

Se nel corso del giudizio d’inabilitazione si rivela l’esistenza delle condizioni richieste per l’interdizione, il pubblico ministero fa istanza al tribunale di pronunziare l’interdizione, e il tribunale provvede nello stesso giudizio, premessa l’istruttoria necessaria (2).

Se nel corso del giudizio di interdizione o di inabilitazione appare opportuno applicare l’amministrazione di sostegno, il giudice, d’ufficio o ad istanza di parte, dispone la trasmissione del procedimento al giudice tutelare. In tal caso il giudice competente per l’interdizione o per l’inabilitazione può adottare i provvedimenti urgenti di cui al quarto comma dell’articolo 405.


Commento

 (1) Nella domanda di interdizione è implicita quella di inabilitazione; pertanto, in tal caso, la dichiarazione di inabilitazione può prescindere da un’apposita istanza e istruttoria.

 

(2) Promosso un giudizio di inabilitazione, per ottenersi l’interdizione è necessaria una apposita istanza (non può, quindi, essere dichiarata d’ufficio dal giudice).

 


Giurisprudenza annotata

Interdizione ed inabilitazione

L'art. 418 comma 3 c.c., che dispone che se nel corso del giudizio di interdizione "appare opportuno applicare l'amministrazione di sostegno, il giudice, d'ufficio […] dispone la trasmissione del procedimento al giudice tutelare. In tal caso il giudice competente per l'interdizione […] può adottare i provvedimenti di cui al quarto comma dell'art. 405" è applicabile anche a fattispecie nelle quali, a fronte della già avvenuta apertura della misura di amministrazione di sostegno, sia comunque stato incardinato un giudizio di interdizione nei confronti del medesimo beneficiario, a ciò non ostando alcuna disposizione normativa in particolare, ed al fine di garantire la tutela massima e continuativa dei soggetti bisognosi di protezione. In tale ottica, il collegio ben può, con il rigetto della domanda di interdizione e contestualmente alla trasmissione degli atti al Giudice tutelare, ampliare lo spettro dei poteri deferiti all'amministratore di sostegno in carica.

Tribunale Vercelli  31 ottobre 2014 n. 147  

 

Il processo di interdizione o inabilitazione ha per oggetto un accertamento della capacità di agire che incide sullo status della persona e si conclude con una pronuncia qualificata espressamente come sentenza, suscettibile di giudicato. Le peculiarità di detto procedimento, determinate dalla coesistenza di diritti soggettivi privati e di profili pubblicistici, dalla natura e non disponibilità degli interessi coinvolti, e specificamente segnate dalla posizione dei soggetti legittimati a presentare il ricorso, i quali esercitano un potere di azione, ma non agiscono a tutela di un proprio diritto soggettivo, dalla previsione che essi possono impugnare la sentenza, pur se non abbiano partecipato al giudizio, e dagli ampi poteri inquisitori del giudice, non escludono che esso si configuri, pur con tali importanti deviazioni rispetto al rito ordinario, come un procedimento contenzioso speciale, ritenuto dal legislatore come il più idoneo a offrire garanzie a tutela dell'interesse dell'interdicendo e dell'inabilitando e ad assicurare una più penetrante ricerca della verità, e che quindi esso resti disciplinato, per quanto non previsto dalle regole speciali, dalle regole del processo contenzioso ordinario, ove non incompatibili. Deriva da quanto precede, pertanto, che il giudizio di appello, avverso la sentenza dichiarativa della interdizione deve essere proposto con atto di citazione, atteso che le speciali regole dettate per il giudizio di primo grado non possono ritenersi automaticamente estensibili a quello di appello, in mancanza di una espressa previsione normativa in tale senso. (Sì, per l'effetto, che qualora il giudizio di appello sia stato instaurato con ricorso anziché con citazione per verificare l'osservanza dei termini di cui agli articoli 325 e seguenti del Cpc occorre fare riferimento alla data in cui il ricorso è stato notificato alla parte appellata e non a quella in cui è stato depositato nella cancelleria del giudice ad quem).

Cassazione civile sez. VI  13 settembre 2013 n. 21013  

 

Il ricorso all'amministrazione di sostegno deve prediligersi tutte le volte in cui risulti perseguito il vero interesse della singola persona, da ravvisarsi nella sua protezione, cura e sostegno in tutti i casi in cui il singolo non sia in grado di compiere da solo determinati atti e negozi giuridici. Il rapporto interagente, infatti, tra l'amministrazione di sostegno, l'interdizione e l'inabilitazione nella rinnovata ottica del legislatore del 2004, può facilmente desumersi dal combinato disposto di cui agli art. 413, comma 4 e 418, comma 3 c.c.

Tribunale Castrovillari  01 marzo 2013

 

Nel giudizio di interdizione il giudice di merito, nel valutare se ricorrono le condizioni a mente dell’art. 418 c.c. per applicare l’amministrazione di sostegno, rimettendo gli atti al giudice tutelare, deve considerare che rispetto all’interdizione e all’inabilitazione l’ambito di applicazione dell’amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze del soggetto, in relazione e alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa.

Tribunale Milano sez. IX  13 febbraio 2013 n. 2058  

 

Nel giudizio di interdizione il giudice di merito, nel valutare se ricorrono le condizioni a mente dell'art. 418 c.c. per applicare l’amministrazione di sostegno, rimettendo gli atti al giudice tutelare, deve considerare che rispetto all'interdizione e all'inabilitazione l'ambito di applicazione dell'amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze del soggetto, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa.

Tribunale Milano sez. XI  10 ottobre 2012 n. 2104  

 

Il provvedimento di trasmissione degli atti ai sensi dell'art. 418 c.c. al giudice tutelare a conclusione del giudizio di interdizione non è atto decisorio, rivestendo carattere meramente interlocutorio, riconducibile all'ambito dei provvedimenti di modifica del rito, avente pertanto forma e sostanza di ordinanza, non autonomamente impugnabile.

Corte appello L'Aquila  08 giugno 2010 n. 466  



 
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