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Art. 419 codice civile: Mezzi istruttori e provvedimenti provvisori

Non si può pronunziare l’interdizione o l’inabilitazione senza che si sia proceduto all’esame dell’interdicendo o dell’inabilitando.

Il giudice può in questo esame farsi assistere da un consulente tecnico. Può anche d’ufficio disporre i mezzi istruttori utili ai fini del giudizio, interrogare i parenti prossimi dell’interdicendo o inabilitando e assumere le necessarie informazioni (1).

Dopo l’esame, qualora sia ritenuto opportuno, può essere nominato un tutore provvisorio all’interdicendo o un curatore provvisorio all’inabilitando (2).

 


Commento

Esame dell’interdicendo o dell’inabilitando: colloquio su argomenti idonei a fornire elementi probatori sulla salute mentale del soggetto. L'esame ha una duplice funzione: di presupposto necessario del procedimento e di mezzo di prova indispensabile e sufficiente ai fini della dichiarazione di interdizione.

 

Consulente tecnico: uno degli ausiliari del giudice, la cui attività serve per integrare l’attività del giudice sia in quanto può offrire elementi per valutare le risultanze di determinate prove, sia in quanto può offrire elementi diretti di giudizio.

 

 

(1) In caso di legittimo impedimento dell’esaminando, il giudice ha l’obbligo di recarsi, assieme al P.M., nel luogo in cui l’esaminando stesso si trovi.

 

(2) La nomina, nelle more del giudizio, del tutore o del curatore provvisorio ha lo scopo di anticipare cautelarmente gli effetti della eventuale pronuncia definitiva che dichiara e costituisce lo stato di interdizione o di inabilitazione.

 


Giurisprudenza annotata

Procedimento civile

L' incapacità naturale non comporta di per sé la perdita della capacità processuale cosicché l'incapace naturale conserva la piena capacità processuale fino a quando non sia stata pronunciata nei suoi confronti una sentenza di interdizione o di inabilitazione oppure non gli sia stato nominato, durante il giudizio che fa capo a tale pronuncia, il tutore provvisorio ai sensi dell'art. 419 c.c.

Tribunale Bari sez. III  26 aprile 2012

 

L'incapacità naturale non comporta di per sé la perdita della capacità processuale; l'incapace naturale, infatti, conserva la piena capacità processuale fino a quando non sia stata pronunciata nei suoi confronti una sentenza di interdizione o di inabilitazione oppure non gli sia stato nominato, durante il giudizio che fa capo a tale pronuncia, il tutore provvisorio ai sensi dell'art. 419 c.c,

Cassazione civile sez. II  17 novembre 2010 n. 23212  

 

 

Interdizione ed inabilitazione

Il giudice italiano (nella specie: tribunale in composizione collegiale) può pronunciare l'interdizione di un cittadino albanese residente in Italia applicando la normativa vigente nell'ordinamento albanese ma non può provvedere contestualmente alla nomina del tutore essendo quest'ultima materia di competenza del giudice tutelare, ai sensi del disposto di cui agli art. 419, comma 3, 424, comma 3, c.c., 717, 718 c.p.c., dovendosi applicare al procedimento la legge italiana.

Tribunale Alessandria  21 aprile 2010

 

Tenuto conto della diversa formulazione dell'art. 407 comma 2, c.c. rispetto a quella dell'art. 419 c.c., che impedisce la pronuncia dell'interdizione o dell'inabilitazione senza previo esame dell'incapace, può farsi luogo alla nomina di un amministratore di sostegno anche senza previa audizione del beneficiario.

Tribunale Modena  21 marzo 2005

 

 

Giustizia amministrativa

In base all'art. 374 comma 1 n. 5 c.c. il tutore (e quindi a maggior ragione il tutore provvisorio nominato ex art. 419 c.c.) non può senza l'autorizzazione del giudice tutelare promuovere giudizi in nome e per conto dell'interdetto (ovvero dell'interdicendo), salvo che si tratti di azioni possessorie o di sfratto ovvero di denuncia di nuova opera o di danno temuto nonché di azioni per riscuotere frutti o per ottenere provvedimenti conservativi del patrimonio dell'incapace. L'indicazione degli atti che il tutore può compiere senza l'autorizzazione del giudice tutelare ha carattere tassativo e si estrinseca in azioni tipiche o di gestione e/o conservazione del patrimonio dell'incapace: ne consegue il difetto di legittimazione del ricorrente al promovimento di un'azione di recupero del contributo sanitario in nome e per conto della interdicendo qualora difetti la predetta autorizzazione del giudice tutelare.

T.A.R. Firenze (Toscana) sez. II  28 luglio 2004 n. 2832  



 
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