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Art. 421 codice civile: Decorrenza degli effetti dell’interdizione e dell’inabilitazione

L’interdizione e l’inabilitazione producono i loro effetti (1) dal giorno della pubblicazione della sentenza (2), salvo il caso previsto dall’art. 416 (3).

 


Commento

(1) La sentenza di interdizione determina l’incapacità totale di agire dell’interdetto circa i negozi patrimoniali e familiari. L’inabilitazione, invece, determina l’acquisto in capo al soggetto di una limitata capacità di agire: gli atti di ordinaria amministrazione possono essere compiuti dall’inabilitato da solo; gli atti di straordinaria amministrazione possono essere compiuti previa autorizzazione del giudice tutelare e consenso del curatore.

 

(2) Fino al momento della pubblicazione della sentenza, opera la generale presunzione di normale capacità dell’interdicendo e dell’inabilitando (non sottoposti a tutela o curatela provvisoria); ne consegue che i suoi atti devono considerarsi tutti validi.

 

(3) Nell’ipotesi speciale dell’interdizione o inabilitazione pronunciata nei riguardi del minore nell’ultimo anno della sua minore età, gli effetti decorrono dal giorno del raggiungimento della maggiore età.


Giurisprudenza annotata

Imputabilità

Ove il giudizio di inabilitazione si concluda con un provvedimento di rigetto, ciò che passa in giudicato è soltanto la statuizione sull'assenza, nel momento in cui la sentenza viene pronunciata, dei requisiti necessari per procedere alla dichiarazione di inabilitazione, ossia di una seria e permanente menomazione delle facoltà mentali dell'interessato. Ciò non toglie, tuttavia, che singoli elementi valutati in quel giudizio ai fini del rigetto dell'istanza possano essere tenuti in considerazione, alla luce del complessivo quadro psichico dell'interessato, per risalire ad eventuali altri fatti ignoti, quale, ad esempio, la sussistenza di uno stato di incapacità naturale rilevante ai fini dell'art. 428 c.c.

Cassazione civile sez. III  08 febbraio 2012 n. 1770  

 

 

Interdizione ed inabilitazione

Sulle pronunce di interdizione e di inabilitazione si forma un giudicato sui generis, in quanto esse, siccome grandemente limitative della capacità di agire, costituiscono una eccezione alla regola della pienezza dell'esercizio dei propri diritti da parte di ciascun individuo e devono necessariamente correlarsi ad un'infermità mentale (idonea ad escludere la capacità di provvedere ai propri interessi) che non soltanto sia abituale, ma soprattutto persistente nel tempo. Ne consegue che la pronuncia costitutiva che dichiara un soggetto interdetto o inabilitato è indissolubilmente correlata alla persistenza di tale infermità, tanto da essere qualificata come resa allo stato degli atti. Pertanto ove il giudizio di inabilitazione si concluda con un provvedimento di rigetto, ciò che passa in giudicato è soltanto la statuizione sull'assenza, nel momento in cui la sentenza viene pronunciata, dei requisiti necessari per procedere alla dichiarazione di inabilitazione, ossia di una seria e permanente menomazione delle facoltà mentali dell'interessato. Ciò non toglie, tuttavia, che singoli elementi valutati in quel giudizio ai fini del rigetto dell'istanza possano essere tenuti in considerazione, alla luce del complessivo quadro psichico dell'interessato, per risalire ad eventuali altri fatti ignoti, quale, ad esempio, la sussistenza di uno stato di incapacità naturale rilevante ai fini dell'art. 428 c.c. (Cassa App. Firenze 28 ottobre 2009 n. 1419).

Cassazione civile sez. III  08 febbraio 2012 n. 1770  

L'incapacità legale derivante dalla sentenza di interdizione decorre soltanto dal giorno della sua pubblicazione (art. 421 c.c.), con la conseguenza dell'operatività, fino a tale momento, della generale presunzione di normale capacità dell'interdicendo e dell'irretroattività degli effetti della suddetta decisione. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito la quale, considerando operante la menzionata presunzione, aveva stabilito che l'incapacità naturale della testatrice e donante, in relazione agli atti di formazione pregressa, avrebbe dovuto essere provata dall'interessato in modo univoco e rigoroso, e con riguardo ad ogni singolo atto specificamente impugnato).

Cassazione civile sez. II  31 marzo 2011 n. 7477  

 

L'esame dell'interdicendo da parte del giudice istruttore che procede all'istruzione preliminare nel giudizio di interdizione ha, nei limiti delle conoscenze medico-legali richieste al giudice, solo funzione orientativa per il giudice stesso, ai fini dell'istruttoria e della valutazione dell'opportunità di provvedere alla nomina di un tutore provvisorio all'interdicendo e, quali che ne siano i risultati, rimane superato dalle statuizioni della sentenza che, all'esito delle valutazioni cliniche specialistiche di consulenti tecnici ritenute necessarie e senza omettere la specifica e diretta valutazione di quanto sia risultato dall'esame diretto dell'interdicendo, dichiari l'interdizione.

Cassazione civile sez. I  20 febbraio 1984 n. 1206  

 

La sentenza d'interdizione non ha portata di giudicato costitutivo o dichiarativo della incapacità legale o naturale dell'interdicendo con effetti risalenti al momento anteriore alla sua pubblicazione (art. 421 c.c.), e pertanto, fino a tale momento permane ed opera la generale presunzione di normale capacità dell'interdicendo (non sottoposto a tutela provvisoria), per cui i suoi atti (nella specie: testamento) debbono considerarsi in tutto validi, salva l'annullabilità in quanto risultino posti in essere in condizione di incapacità di intendere e di volere.

Cassazione civile sez. II  30 luglio 1983 n. 5248  



 
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