Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 422 codice civile: Cessazione del tutore e del curatore provvisorio

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Nella sentenza che rigetta l’istanza d’interdizione o d’inabilitazione, può disporsi che il tutore o il curatore provvisorio rimanga in ufficio fino a che la sentenza non sia passata in giudicato.

Commento

La norma è giustificata dall’esigenza di tutela dei terzi, che potrebbero ricevere pregiudizio dall’alternarsi in capo al soggetto delle varie situazioni di incapacità e di capacità.

 

Giurisprudenza annotata

Interdizione ed inabilitazione

Sulle pronunce di interdizione e di inabilitazione si forma un giudicato sui generis, in quanto esse, siccome grandemente limitative della capacità di agire, costituiscono una eccezione alla regola della pienezza dell'esercizio dei propri diritti da parte di ciascun individuo e devono necessariamente correlarsi ad un'infermità mentale (idonea ad escludere la capacità di provvedere ai propri interessi) che non soltanto sia abituale, ma soprattutto persistente nel tempo. Ne consegue che la pronuncia costitutiva che dichiara un soggetto interdetto o inabilitato è indissolubilmente correlata alla persistenza di tale infermità, tanto da essere qualificata come resa allo stato degli atti. Pertanto ove il giudizio di inabilitazione si concluda con un provvedimento di rigetto, ciò che passa in giudicato è soltanto la statuizione sull'assenza, nel momento in cui la sentenza viene pronunciata, dei requisiti necessari per procedere alla dichiarazione di inabilitazione, ossia di una seria e permanente menomazione delle facoltà mentali dell'interessato. Ciò non toglie, tuttavia, che singoli elementi valutati in quel giudizio ai fini del rigetto dell'istanza possano essere tenuti in considerazione, alla luce del complessivo quadro psichico dell'interessato, per risalire ad eventuali altri fatti ignoti, quale, ad esempio, la sussistenza di uno stato di incapacità naturale rilevante ai fini dell'art. 428 c.c. (Cassa App. Firenze 28 ottobre 2009 n. 1419).

Cassazione civile sez. III  08 febbraio 2012 n. 1770  



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