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Art. 423 codice civile: Pubblicità

Il decreto di nomina del tutore o del curatore provvisorio e la sentenza d’interdizione o d’inabilitazione devono essere immediatamente annotati a cura del cancelliere nell’apposito registro e comunicati entro dieci giorni all’ufficiale dello stato civile per le annotazioni in margine all’atto di nascita.

 


Commento

Le formalità prescritte hanno lo scopo di tutelare gli interessi dei terzi che entrano in relazione con l’interdetto o con l’inabilitato. In altri termini, attraverso l’annotazione in margine all’atto di nascita della dichiarata interdizione o inabilitazione, chiunque può rendersi consapevole dello stato di incapacità del soggetto, e, quindi non fare affidamento sulla validità dell’atto da questi posto in essere potendo così evitare la conclusione dell’atto (altrimenti annullabile).

 

 


Giurisprudenza annotata

Interdizione ed inabilitazione

Il processo di interdizione o inabilitazione ha per oggetto un accertamento della capacità di agire che incide sullo "status" della persona e si conclude con una pronuncia qualificata espressamente come sentenza, suscettibile di giudicato. Le peculiarità di detto procedimento, determinate dalla coesistenza di diritti soggettivi privati e di profili pubblicistici, dalla natura e non disponibilità degli interessi coinvolti, e specificamente segnate dalla posizione dei soggetti legittimati a presentare il ricorso, i quali esercitano un potere di azione, ma non agiscono a tutela di un proprio diritto soggettivo (art. 417 c.c.), dalla previsione che essi possono impugnare la sentenza, pur se non abbiano partecipato al giudizio (art. 718 c.p.c.), e dagli ampi poteri inquisitori del giudice (art. 419 c.c. e art. 714 c.p.c.), non escludono che esso si configuri, pur con tali importanti deviazioni rispetto al rito ordinario, come un procedimento contenzioso speciale, ritenuto dal legislatore come il più idoneo ad offrire garanzie a tutela dell'interesse dell'interdicendo e dell'inabilitando e ad assicurare una più penetrante ricerca della verità, e che quindi esso resti disciplinato, per quanto non previsto dalle regole speciali, dalle regole del processo contenzioso ordinario, ove non incompatibili. Da tanto deriva che anche nel processo di interdizione o di inabilitazione è ammissibile la pronuncia di cessazione della materia del contendere in ogni caso in cui, per motivi sopravvenuti, una pronuncia sul merito si profili come non più necessaria. (Nella specie la Corte d'appello, pronunciando sull'appello del solo P.M., aveva dichiarato essere venuta meno la materia del contendere in relazione al giudizio di impugnazione, una volta preso atto che l'impugnante - che in primo grado aveva promosso il giudizio di interdizione - all'esito dei nuovi accertamenti tecnici aveva concluso per la insussistenza di elementi idonei a giustificare il mutamento della pronuncia di inabilitazione adottata dal primo giudice in quella di interdizione; che l'interdicendo aveva chiesto la conferma della sentenza impugnata e che l'interveniente non aveva proposto appello incidentale, limitandosi a formulare valutazioni critiche avverso una parte della motivazione della sentenza del tribunale. Enunciando il principio di cui in massima, la S.C. ha ritenuto la legittimità di tale declaratoria).

Cassazione civile sez. I  24 agosto 2005 n. 17256  

 

Il ricorso all'amministrazione di sostegno deve prediligersi tutte le volte in cui risulti perseguito il vero interesse della singola persona, da ravvisarsi nella sua protezione, cura e sostegno in tutti i casi in cui il singolo non sia in grado di compiere da solo determinati atti e negozi giuridici. Il rapporto interagente, infatti, tra l'amministrazione di sostegno, l'interdizione e l'inabilitazione nella rinnovata ottica del legislatore del 2004, può facilmente desumersi dal combinato disposto di cui agli art. 413, comma 4 e 418, comma 3 c.c.

Tribunale Castrovillari  01 marzo 2013

 

Il ricorso all'amministratone di sostegno deve prediligersi tutte le volte in cui risulti perseguito il vero interesse della singola persona, da ravvisarsi nella sua protesone, cura e sostegno in tutti i casi in cui il singolo non sia in grado di compiere da solo determinati atti e negozi giuridici. Il rapporto interagente, infatti, tra l'amministrazione di sostegno, l'interdizione e l'inabilitatone nella rinnovata ottica del legislatore del 2004, può facilmente desumersi dal combinato disposto di cui agli art. 413, comma 3 e 418, comma 3 c.c.

Tribunale Castrovillari  15 novembre 2012

 

 

Procedimento civile

L'incapacità processuale è collegata all'incapacità legale di agire di diritto sostanziale e non alla mera incapacità naturale, cosicché l'incapace naturale conserva la piena capacità processuale sino a quando non sia stata pronunciata nei suoi confronti una sentenza di interdizione, ovvero non gli sia stato nominato, durante il giudizio che fa capo a tale pronuncia, il tutore provvisorio previsto dall'art. 419 c.c. Detti principi sono applicabili anche agli infermi di mente ricoverati in manicomio, poiché l'art. 420 c.c. - che prevedeva la perdita della capacità legale a seguito della nomina del tutore provvisorio da parte del tribunale che aveva disposto l'internamento definitivo - è stato abrogato dall'art. 11 della legge n. 180 del 1978, senza che al ricovero temporaneo in manicomio giudiziario, ai sensi dell'art. 220 c.p., dell'imputato prosciolto per infermità psichica, possano riconoscersi automaticamente gli effetti della pronuncia di interdizione giudiziale.

Cassazione civile sez. III  01 febbraio 1988 n. 910  



 
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