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Art. 425 codice civile: Esercizio dell’impresa commerciale da parte dell’inabilitato

L’inabilitato può continuare (1) l’esercizio dell’impresa commerciale soltanto se autorizzato dal tribunale su parere del giudice tutelare. L’autorizzazione può essere subordinata alla nomina di un institore (3).

 


Commento

Institore: ausiliario dell’imprenditore. In particolare, esso è un prestatore di lavoro con funzioni direttive, cui spetta un rilevante potere di gestione con ampia autonomia di iniziativa. Egli di regola è un lavoratore subordinato con la qualifica di dirigente. Le sue mansioni hanno particolare importanza, essendo egli l’alter ego dell’imprenditore, cui deve direttamente rispondere del suo operato.

 

 

(1) L’inabilitato, come il minore, e a differenza dell’emancipato, non può intraprendere ex novo l’attività di imprenditore, ma soltanto proseguirla. Inoltre, pur restando all’inabilitato l’iniziativa nell’esercizio dell’impresa, gli atti di straordinaria amministrazione da questi posti in essere sono soggetti al controllo del curatore.

 

(3) La nomina dell’institore avviene da parte dello stesso inabilitato e, trattandosi di straordinaria amministrazione, l’atto dovrà ricevere l’assenso del curatore e l’autorizzazione, altresì, del giudice tutelare. La nomina ha lo scopo di evitare i ritardi e gli inconvenienti pratici che, durante l’esercizio dell’impresa, spesso derivano dalla necessità di trovare una volontà concorde tra curatore e inabilitato, per il compimento di atti eccedenti l’ordinaria amministrazione. Pertanto, la gestione dell’impresa viene affidata completamente all’institore il quale potrà compiere qualsiasi tipo di atto relativo ad essa.

 

 


Giurisprudenza annotata

Interdizione ed inabilitazione

Il processo di interdizione o inabilitazione ha per oggetto un accertamento della capacità di agire che incide sullo status della persona e si conclude con una pronuncia qualificata espressamente come sentenza, suscettibile di giudicato. Le peculiarità di detto procedimento, determinate dalla coesistenza di diritti soggettivi privati e di profili pubblicistici, dalla natura e non disponibilità degli interessi coinvolti, e specificamente segnate dalla posizione dei soggetti legittimati a presentare il ricorso, i quali esercitano un potere di azione, ma non agiscono a tutela di un proprio diritto soggettivo, dalla previsione che essi possono impugnare la sentenza, pur se non abbiano partecipato al giudizio, e dagli ampi poteri inquisitori del giudice, non escludono che esso si configuri, pur con tali importanti deviazioni rispetto al rito ordinario, come un procedimento contenzioso speciale, ritenuto dal legislatore come il più idoneo a offrire garanzie a tutela dell'interesse dell'interdicendo e dell'inabilitando e ad assicurare una più penetrante ricerca della verità, e che quindi esso resti disciplinato, per quanto non previsto dalle regole speciali, dalle regole del processo contenzioso ordinario, ove non incompatibili. Deriva da quanto precede, pertanto, che il giudizio di appello, avverso la sentenza dichiarativa della interdizione deve essere proposto con atto di citazione, atteso che le speciali regole dettate per il giudizio di primo grado non possono ritenersi automaticamente estensibili a quello di appello, in mancanza di una espressa previsione normativa in tale senso. (Sì, per l'effetto, che qualora il giudizio di appello sia stato instaurato con ricorso anziché con citazione per verificare l'osservanza dei termini di cui agli articoli 325 e seguenti del Cpc occorre fare riferimento alla data in cui il ricorso è stato notificato alla parte appellata e non a quella in cui è stato depositato nella cancelleria del giudice ad quem).

Cassazione civile sez. VI  13 settembre 2013 n. 21013  

 

 

Amministrazione di sostegno

L'art. 371 comma 1 n. 3 c.c., sebbene non specificamente richiamato dall'art. 411 comma 1 c.c., costituisce l'unico canone normativo idoneo ad orientare il giudice nella decisione se autorizzare o meno la continuazione di un'impresa commerciale.

Tribunale Novara  05 dicembre 2012

 

L'eventualità che il beneficiario di a.d.s. intraprenda o prosegua un'impresa commerciale è stata sottratta, dal legislatore del 2004, ad una regolamentazione rigida, caratteristica delle altre misure di protezione di persona disabile od in condizioni di più o meno grave difficoltà, per essere rimessa all'apprezzamento discrezionale del g.t., e non già del tribunale in veste collegiale.

Tribunale Novara  05 dicembre 2012

 

 

Obbligazioni e contratti

Ai fini dell'annullamento del contratto concluso da un soggetto in stato d'incapacità naturale, è sufficiente la malafede dell'altro contraente, senza che sia richiesto un grave pregiudizio per l'incapace; laddove, in concreto, tale pregiudizio si sia verificato, esso tuttavia ben può costituire un sintomo rivelatore di detta malafede (Nella specie la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito che ha ritenuto a maggior ragione provata la malafede dell'acquirente, dal momento che era stato accertato, mediante consulenza tecnica psichiatrica, espletata nel giudizio relativo all'interdizione dell'alienante, il suo stato di grave infermità psichica irreversibile da etilismo cronico).

Cassazione civile sez. II  09 agosto 2007 n. 17583  

 



 
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