codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 427 codice civile: Atti compiuti dall’interdetto e dall’inabilitato

Nella sentenza che pronuncia l’interdizione o l’inabilitazione, o in successivi provvedimenti dell’autorità giudiziaria, può stabilirsi che taluni atti di ordinaria amministrazione possano essere compiuti dall’interdetto senza l’intervento ovvero con l’assistenza del tutore, o che taluni atti eccedenti l’ordinaria amministrazione possano essere compiuti dall’inabilitato senza l’assistenza del curatore.

Gli atti compiuti dall’interdetto dopo la sentenza di interdizione possono essere annullati su istanza del tutore (1), dell’interdetto (2) o dei suoi eredi o aventi causa. Sono del pari annullabili gli atti compiuti dall’interdetto dopo la nomina del tutore provvisorio, qualora alla nomina segua la sentenza d’interdizione (3).

Possono essere annullati su istanza dell’inabilitato o dei suoi eredi o aventi causa gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione fatti dall’inabilitato, senza l’osservanza delle prescritte formalità, dopo la sentenza di inabilitazione o dopo la nomina del curatore provvisorio, qualora alla nomina sia seguita l’inabilitazione.

Per gli atti compiuti dall’interdetto prima della sentenza d’interdizione o prima della nomina del tutore provvisorio si applicano le disposizioni dell’articolo seguente.


Commento

Atti compiuti dall’interdetto: si fa riferimento ad ogni forma di attività negoziale; rispetto alle attività materiali, l’interdetto non subisce limitazioni della propria condizione giuridica.

 

Annullamento (di atti compiuti dall’interdetto e dall’inabilitato): quando l’atto è stato compiuto nel periodo successivo alla pubblicazione della sentenza; non è rilevante la prova che l’atto sia stato compiuto durante una momentanea lucidità psichica. Inoltre, a differenza di quanto accade in tema di annullabilità degli atti compiuti dall’incapace naturale non è rilevante l’esistenza di un effettivo pregiudizio e lo stato di buona o mala fede della controparte.

 

Avente causa: soggetto acquirente a titolo derivativo di un diritto soggettivo.

 

 

 

(1) Il tutore, quale rappresentante legale dell’incapace, agisce in sede giudiziale per conto dell’interdetto, salvo i casi in cui, in presenza di conflitto di interessi tra i due, sarà il protutore a promuovere l’azione.

 

(2) L’interdetto acquista la legittimazione ad agire in giudizio dopo la revoca dell’interdizione.

 

(3) Gli atti compiuti personalmente dall’interdicendo dopo la nomina del tutore provvisorio si trovano in uno stato di pendenza, nel senso che se verrà poi decisa l’interdizione essi saranno annullabili, altrimenti rimarranno validi, salva l’applicabilità dell’art. 428.

 

 

 

L’intenzione del legislatore è quella di accordare, a tutela degli incapaci legali di agire, una protezione riparatoria-successiva al verificarsi di un pregiudizio, oltre alla previsione di un sistema di protezione preventiva (responsabilità genitoriale, tutela, curatela).

 


Giurisprudenza annotata

Amministrazione di sostegno

L'amministrazione di sostegno - introdotta nell'ordinamento dall'art. 3 della legge 9 gennaio 2004, n. 6 - ha la finalità di offrire a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, distinguendosi, con tale specifica funzione, dagli altri istituti a tutela degli incapaci, quali l'interdizione e l'inabilitazione, non soppressi, ma solo modificati dalla stessa legge attraverso la novellazione degli artt. 414 e 427 del codice civile. Rispetto ai predetti istituti, l'ambito di applicazione dell'amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze di detto soggetto, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa. Appartiene all'apprezzamento del giudice di merito la valutazione della conformità di tale misura alle suindicate esigenze, tenuto conto essenzialmente del tipo di attività che deve essere compiuta per conto del beneficiario e considerate anche la gravità e la durata della malattia, ovvero la natura e la durata dell'impedimento, nonché tutte le altre circostanze caratterizzanti la fattispecie.

Tribunale Torre Annunziata sez. I  13 gennaio 2014 n. 173  

 

L'amministrazione di sostegno - introdotta nell'ordinamento dall'art. 3 l. 9 gennaio 2004 n. 6 - ha la finalità di offrire a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, distinguendosi, con tale specifica funzione, dagli altri istituti a tutela degli incapaci, quali l'interdizione e l'inabilitazione, non soppressi, ma solo modificati dalla stessa legge attraverso la novellazione degli art. 414 e 427 c.c. Rispetto ai predetti istituti, l'ambito di applicazione dell'amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze di detto soggetto, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa. Appartiene all'apprezzamento del giudice di merito la valutazione della conformità di tale misura alle suindicate esigenze, tenuto conto essenzialmente del tipo di attività che deve essere compiuta per conto del beneficiario e considerate anche la gravità e la durata della malattia, ovvero la natura e la durata dell'impedimento, nonché tutte le altre circostanze caratterizzanti la fattispecie.

Cassazione civile sez. I  26 ottobre 2011 n. 22332  

 

 

Obbligazioni e contratti

La domanda proposta ai sensi dell'art. 427, secondo comma, secondo inciso, c.c. e la domanda proposta ai sensi dell'art. 428, secondo comma, c.c. presentano l'identico "petitum" di annullamento del contratto, ma diversi sono i fatti costitutivi dell'una e dell'altra, cioè le rispettive "causae petendi", e gli accertamenti in fatto che ne conseguono. Pertanto, se con l'atto introduttivo del giudizio, a fondamento della domanda di annullamento del contratto, sia stata dedotta l'incapacità naturale del contraente, non interdetto, costituisce "causa petendi" del tutto nuova, che comporta novità della domanda, l'incapacità legale provvisoria, per essere già stato nominato un tutore provvisorio alla data di stipulazione del contratto, incapacità legale divenuta definitiva a seguito della sentenza di interdizione. Rigetta e dichiara giurisdizione, App. Trieste, 14/07/2006

Cassazione civile sez. III  30 agosto 2013 n. 19958  

 

Mentre l'art. 427 c.c. stabilisce i presupposti in presenza dei quali possono essere annullati gli atti di straordinaria amministrazione posti in essere dall'interdetto e dall'inabilitato, l'art. 1425 c.c. stabilisce l'annullabilità dei contratti conclusi in stato di incapacità legale (e di incapacità naturale) nel caso in cui ricorrano le condizioni sancite dagli art. 427 e 428 c.c. Il successivo art. 1426 c.c., ancora, stabilisce che non è annullabile il contratto concluso dal minore che con raggiri abbia occultato la sua minore età. Tale ultima disposizione, stabilendo una deroga all'annullabilità per incapacità legale esclusivamente con riferimento al minore che con raggiri abbia dolosamente occultato l'età è norma di carattere eccezionale ed è - perciò - di stretta applicazione sì che non può essere estesa ad altre ipotesi non previste dalla norma. (Nella specie il ricorrente invocava l'applicazione della disposizione in questione assumendo che l'inabilitato aveva occultato il proprio stato d'incapacità esibendo una falsa copia della sentenza della Corte di appello di revoca dell'inabilitazione nonché falsa copia apparentemente rilasciata dalla madre di rinuncia a proporre ricorso per cassazione, avverso la revoca dell'inabilitazione).

Cassazione civile sez. II  04 luglio 2012 n. 11191  

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti