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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 428 codice civile: Atti compiuti da persona incapace d’intendere o di volere

Gli atti compiuti da persona che, sebbene non interdetta, si provi essere stata per qualsiasi causa (1), anche transitoria, incapace d’intendere o di volere al momento in cui gli atti sono stati compiuti, possono essere annullati su istanza della persona medesima o dei suoi eredi o aventi causa, se ne risulta un grave pregiudizio all’autore.

L’annullamento dei contratti non puo’ essere pronunziato se non quando, per il pregiudizio che sia derivato o possa derivare alla persona incapace d’intendere o di volere o per la qualità del contratto o altrimenti, risulta la malafede dell’altro contraente (2).

L’azione si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui l’atto o il contratto è stato compiuto.

Resta salva ogni diversa disposizione di legge.

 


Commento

Incapacità di intendere o di volere: cd. incapacità naturale; è uno stato transitorio di minorazione delle facoltà psichiche dovuta a qualsiasi causa (ubriachezza, suggestione ipnotica etc.) durante il quale il soggetto pone in essere un negozio giuridico. L’incapacità di intendere indica l’incapacità del soggetto a rendersi conto del significato delle proprie azioni; l’incapacità di volere, invece, indica l’incapacità di autodeterminarsi liberamente. In altri termini si fa riferimento alla mancanza di quel minimo di attitudine psichica a rendersi conto delle conseguenze dannose della propria condotta.

 

Grave pregiudizio: grave sproporzione oppure eccessiva onerosità quando il contenuto dell’atto è patrimoniale (es.: emissione di cambiale per un importo molto più elevato rispetto al debito). Può anche consistere in un grave danno di carattere morale, se il contenuto sia in tal senso.

 

Malafede: va intesa nel suo significato soggettivo-psicologico di consapevolezza o conoscenza dell’altrui stato di incapacità di intendere o di volere (per una parte della giurisprudenza la (—) deve consistere anche nell’intenzione di abusare dello stato di infermità del soggetto incapace). Il pregiudizio viene considerato un indice rivelatore della (—).

 

 

(1) Con tale espressione si intende affermare che lo stato d’incapacità naturale (o incapacità di agire di fatto) può essere originato, oltre che dalle tipiche infermità mentali, da ubriachezza, suggestione ipnotica, impeto d’ira, intenso dolore che privino il soggetto della facoltà di intendere o di volere, non potendo così curare con accortezza i propri interessi.

Mentre le cause di incapacità legale di agire sono tassativamente e preventivamente fissate dalla legge (minore età, interdizione giudiziale, inabilitazione, interdizione legale), di modo che opera una vera e propria presunzione legale d’incapacità, le cause di incapacità naturale, invece, sono individuate in base ad un criterio di valutazione ex post dell’atto compiuto.

 

(2) La necessità della sussistenza della malafede ai fini dell’annullamento del contratto risponde ad un’esigenza di tutela dell’affidamento della controparte. Invero, quando la controparte è consapevole dello stato di menomazione psico-fisica in cui versa il soggetto, non fa affidamento sulla validità del contratto, sicché è applicabile il rimedio dell’annnullabilità.

Tale rimedio non è, invece, invocabile ove l’altro contraente, non conoscendo lo stato d’incapacità, avesse fatto affidamento sulla validità del contratto; in tal caso l’esigenza di tutela dell’affidamento prevale sulla esigenza di tutela dell’incapace, ed il contratto rimarrà valido.

 

(4) Si fa riferimento ai negozi di diritto familiare (es.: matrimonio, riconoscimento del figlio etc.), al testamento e alla donazione [v. 120, 591 n. 3, 775]. Tali atti, per la loro rilevanza e per l’importanza che ha in essi il momento volitivo, sono annullabili semplicemente dietro prova dell’incapacità naturale (non occorre, cioè, la prova del pregiudizio o della malafede).

 

Tale norma è di fondamentale importanza in materia di tutela dell’incapace. Infatti, con la previsione legale di una tal forma di incapacità (di fatto o non dichiarata) e con la conseguente annullabilità degli atti da essa determinati, è possibile tutelare anche gli interessi di soggetti che, non essendo ancora stati dichiarati interdetti o inabilitati, resterebbero privi di protezione.


Giurisprudenza annotata

Lavoro subordinato

Perché l'incapacità naturale del dipendente possa rilevare come causa di annullamento delle sue dimissioni, non è necessario che si abbia la totale privazione delle facoltà intellettive e volitive, ma è sufficiente che tali facoltà risultino diminuite in modo tale da impedire od ostacolare una seria valutazione dell'atto e la formazione di una volontà cosciente, facendo quindi venire meno la capacità di autodeterminazione del soggetto e la consapevolezza in ordine all'atto che sta per compiere. La valutazione in ordine alla gravità della diminuzione di tali capacità è riservata al giudice di merito e non è censurabile in cassazione se adeguatamente motivata (nella specie era stato accertato che il dipendente era affetto da una sindrome ansioso - depressiva di tale gravità da far venire meno la capacità di autodeterminazione del soggetto e da seriamente inibire la sua capacità di valutazione dell'atto al momento in cui aveva rassegnato le proprie dimissioni).

Cassazione civile sez. lav.  28 ottobre 2014 n. 22836  

 

Deve essere considerato legittimo il licenziamento del dipendente di banca che nasconde, dietro alla rapina subita, un'operazione a suo favore ma a danno della banca (estinzione anticipata di un prestito personale), allorchè il trauma causato dalla rapina subita non sia stato tale da far venir meno la lucidità richiesta dall'operazione complessa posta in essere dal lavoratore stesso, escludendo così che il lavoratore abbia agito in stato di incapacità.

Cassazione civile sez. lav.  28 ottobre 2014 n. 22825  

 

 

Matrimonio

Al fine di annullare il matrimonio per incapacità naturale non è necessaria la prova che, al compimento dell'atto, il soggetto fosse affetto da una malattia idonea ad escludere in modo totale ed assoluto le sue facoltà mentali, ma è sufficiente l'accertamento di un perturbamento psichico tale da menomare gravemente, pur senza farle venire completamente meno, le capacità intellettive e volitive, e quindi da impedire o ostacolare una seria valutazione dei propri atti e la formazione di una cosciente volontà.

Cassazione civile sez. I  10 ottobre 2014 n. 21493  

 

Non sono legittimati alla proposizione dell'azione di annullamento del matrimonio gli eredi di chi, al momento delle nozze, versava in stato di incapacità naturale e sia deceduto senza aver proposto tale azione, prima della pronuncia dell'interdizione o della designazione dell'amministratore di sostegno. Conferma App. Roma 30 novembre 2011

Cassazione civile sez. I  30 giugno 2014 n. 14794  

 

L'art. 428 cod. civ., che disciplina il regime di impugnazione degli atti negoziali compiuti da persona incapace di intendere e di volere, non si applica in ambito matrimoniale, il cui regime delle invalidità è disciplinato da norme speciali, le quali, nel bilanciamento tra il diritto personalissimo del soggetto di autodeterminarsi in ordine al matrimonio e l'interesse degli eredi a far valere l'incapacità del "de cuius" allo scopo di ottenere l'annullamento del suo matrimonio, assegnano preminenza, in modo non irragionevole, all'esigenza di tutela del primo e, quindi, della dignità di colui che, non interdetto, ha contratto matrimonio. Ne consegue la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 120 e 127 cod. civ., con riferimento all'art. 3 Cost., laddove esclude la legittimazione piena ed autonoma degli eredi ad impugnare direttamente il matrimonio contratto dal loro congiunto in stato di incapacità di intendere e di volere. Rigetta, App. Roma, 30/11/2011

Cassazione civile sez. I  30 giugno 2014 n. 14794  

 

 

Obbligazioni e contratti

La domanda proposta ai sensi dell'art. 427, secondo comma, secondo inciso, c.c. e la domanda proposta ai sensi dell'art. 428, secondo comma, c.c. presentano l'identico "petitum" di annullamento del contratto, ma diversi sono i fatti costitutivi dell'una e dell'altra, cioè le rispettive "causae petendi", e gli accertamenti in fatto che ne conseguono. Pertanto, se con l'atto introduttivo del giudizio, a fondamento della domanda di annullamento del contratto, sia stata dedotta l'incapacità naturale del contraente, non interdetto, costituisce "causa petendi" del tutto nuova, che comporta novità della domanda, l'incapacità legale provvisoria, per essere già stato nominato un tutore provvisorio alla data di stipulazione del contratto, incapacità legale divenuta definitiva a seguito della sentenza di interdizione. Rigetta e dichiara giurisdizione, App. Trieste, 14/07/2006

Cassazione civile sez. III  30 agosto 2013 n. 19958

 

L'atto pubblico redatto dal notaio fa fede fino a querela di falso relativamente alla provenienza del documento dal pubblico ufficiale che l'ha formato, alle dichiarazioni al medesimo rese e agli altri fatti dal medesimo compiuti. Tale efficacia probatoria non si estende anche ai giudizi valutativi che lo stesso abbia eventualmente svolto, tra i quali va compreso quello relativo al possesso, da parte di uno dei contraenti, della capacità di intendere e di volere. (Nella specie il notaio, sentito come teste, aveva sottolineato di avere sondato, al momento dell'atto, le condizioni di salute mentale della donante, con apposite domande, ricavando il convincimento che la donna fosse assolutamente lucida e capace di comprendere la importanza dell'atto, e dandone ivi attestazione. Nel confermare la sentenza di secondo grado che aveva dichiarato la validità della donazione, la Suprema corte ha evidenziato che la richiamata testimonianza - sulla verificata sussistenza della capacità della donante al momento della donazione - era solo integrativa di altre prove ed era stata richiamata in sentenza a riscontro e conferma di altre testimonianze che avevano determinato il convincimento, ritenuto sorretto da congrua e corretta motivazione).

Cassazione civile sez. II  05 giugno 2014 n. 12690  



 
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