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Art. 43 codice civile: Domicilio e residenza

Il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi (1).

La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale (2).


Commento

Domicilio: luogo dove il soggetto stabilisce la sede principale dei propri affari ed interessi.

Residenza (anagrafica): si costituisce con l’iscrizione nell’anagrafe (ossia l’ufficio presso il quale sono registrati tutti i dati delle persone e delle famiglie che risiedono in un Comune) del Comune di dimora abituale. Ciascun cittadino ha l’obbligo di chiedere per sé e per i sottoposti alla sua responsabilità [v. 316], l’iscrizione all’anagrafe.

Dimora: è il luogo nel quale il soggetto si trova occasionalmente. Ha scarso rilievo giuridico e viene presa in considerazione solo quando non si conosca la residenza, per la notifica di alcuni atti giudiziali (art. 139 c.p.c.).

 

(1) Il domicilio è una situazione di diritto: non è, pertanto, necessario che il soggetto vi dimori.

Due sono gli elementi caratterizzanti: a) un elemento oggettivo, ossia la presenza nel luogo degli affari e degli interessi della persona; b) un elemento soggettivo, ossia l’intenzione di fissare nel luogo la sede stabile e principale dei propri affari. Oltre a quella fornita dall’articolo in esame, vi sono altre nozioni di domicilio: il cd. domicilio fiscale (per l’attività di accertamento delle imposte; le persone fisiche sono domiciliate fiscalmente nel Comune di residenza anagrafica; il cd. domicilio digitale del cittadino (al fine di facilitare la comunicazione tra pubbliche amministrazioni e cittadini, è facoltà di ogni cittadino indicare alla pubblica amministrazione un proprio indirizzo di posta elettronica certificata quale suo domicilio digitale).

Il domicilio può essere volontario (se è scelto liberamente dal soggetto) o necessario (se è espressamente imposto dalla legge: ad esempio il minore è domiciliato presso i genitori) [v. 45].

(2) La residenza è una situazione di fatto ed implica l’effettiva ed abituale presenza del soggetto in un dato luogo; può essere scelta e mutata liberamente [v. 44].

La residenza ha rilievo in materia di pubblicazioni [v. 94], di celebrazione del matrimonio [v. 106] e di adozione [v. 311].

La legge ha stabilito che la persona che non ha fissa dimora si considera residente nel comune dove ha fissato il proprio domicilio, in mancanza di questo si considera residente nel comune di nascita.


Giurisprudenza annotata

Competenza civile

L'elezione di domicilio contenuta nella procura a margine di un ricorso per decreto ingiuntivo non è idonea a far considerare il luogo indicato quale domicilio del creditore in cui l'obbligazione deve essere adempiuta ex art. 1182, terzo comma, cod. civ., atteso che ai fini della competenza territoriale, qualora sia convenuta una persona fisica, e si faccia riferimento al luogo del domicilio, che è criterio di collegamento rilevante sia ai fini dell'art. 18 cod. proc. civ. che dell'art. 20 cod. proc. civ. ed autonomo rispetto a quello della residenza, s'intende per domicilio il luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e dei suoi interessi, che non va individuato solo con riferimento ai rapporti economici e patrimoniali, ma anche ai suoi interessi morali, sociali e familiari, che confluiscono normalmente nel luogo ove la stessa vive con la propria famiglia, identificandosi, pertanto, tale luogo nel centro principale delle proprie relazioni familiari, sociali ed economiche. Regola competenza

Cassazione civile sez. VI  14 giugno 2013 n. 14937

Ai fini della determinazione del giudice territorialmente competente, la certificazione anagrafica in ordine al luogo di residenza di un soggetto ha valore meramente presuntivo circa il luogo dell'effettiva dimora abituale, il quale è accertabile con ogni mezzo di prova. Regola competenza

Cassazione civile sez. VI  28 aprile 2014 n. 9373  

 

 

Lavoro subordinato

Ai fini della competenza territoriale per le controversie di lavoro parasubordinato, la disposizione dell'art. 413, comma 4, c.p.c. fa riferimento al domicilio ex art. 43 c.c., quale sede principale degli affari ed interessi, che si presume coincidente con la residenza, non potendosi ritenere, di norma, che il domicilio si trovi nel luogo cui la persona si rapporta nei limiti della prestazione lavorativa, anche se resa con funzioni di massima responsabilità. (Nella specie, concernente l'impugnativa della revoca dell'incarico di direttore generale presso una Asl, la S.C., in base all'affermato principio, ha dichiarato la competenza del giudice del luogo in cui il prestatore d'opera aveva conservato la residenza anagrafica e mantenuto la famiglia, tornandovi anche nel corso della settimana lavorativa e limitandosi a dimorare nel luogo della sede di lavoro con discontinui pernottamenti d'albergo).

Cassazione civile sez. VI  13 gennaio 2012 n. 403  

 

 

Domicilio e Residenza

Le controversie in materia di iscrizione e cancellazione nei registri anagrafici della popolazione coinvolgono situazioni di diritto soggettivo, considerato che l’ordinamento anagrafico della popolazione residente è predisposto nell’interesse sia della p.a., sia dei singoli individui, sicché non sussiste solo l’interesse pubblico alla certezza sulla composizione ed i movimenti della popolazione, ma anche l’interesse dei privati ad ottenere le certificazioni anagrafiche ad essi necessarie per l’esercizio dei diritti civili e politici, e tutta l’attività dell’ufficiale d’anagrafe è disciplinata in modo vincolato, essendo rigidamente definiti i presupposti per le iscrizioni, mutazioni e cancellazioni anagrafiche; tale regolamentazione non contiene norme sull’azione amministrativa, ma norme di relazione a disciplina di rapporti intersoggettivi, senza alcun potere per l’Amministrazione di degradare i diritti soggettivi così attribuiti ai singoli individui. (Nella specie, il Trib. ha dichiarato la non abitualità della dimora dell’attore nel territorio del Comune, nonché la corretta applicazione dell’art. 11, comma 1 lett. c), d.P.R. 223/1989, quanto al provvedimento di cancellazione per irreperibilità).

Tribunale Milano sez. I  16 settembre 2013 n. 11522

 

Il domicilio individua il luogo ove la persona ha stabilito il centro principale dei propri affari e interessi, sicché riguarda la generalità dei rapporti del soggetto, non solo economici, ma anche morali, sociali e familiari. Affinché possa ritenersi verificato un trasferimento di domicilio, pertanto, debbono risultare inequivocabilmente accertati sia il concreto spostamento da un luogo all'altro del centro di riferimento del complesso dei rapporti della persona, sia l'effettiva volontà d'operarlo, a prescindere dalla dimora o dall'effettiva presenza in quel determinato luogo. Ne consegue che il ricovero in una casa di cura o di riposo non implica, necessariamente, anche il trasferimento del domicilio in detto luogo, in quanto il ricovero può avere carattere temporaneo e/o comunque non continuativo, ben potendo la persona, per più o meno brevi periodi, riportarsi nel luogo lasciato e, soprattutto, voler ivi comunque conservare, per intuibili motivi morali e materiali, il centro principale dei propri rapporti.

Cassazione civile sez. VI  15 ottobre 2011 n. 21370

 

La residenza di una persona è determinata dalla sua abituale e volontaria dimora in un determinato luogo, ossia dall'elemento obiettivo della permanenza in tale luogo e dall'elemento soggettivo dell'intenzione di abitarvi stabilmente, rilevata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle normali relazioni sociali; pertanto, qualora la residenza anagrafica non corrisponda a quella di fatto, è di questa che bisogna tener conto con riferimento alla residenza effettiva, quale si desume dall'art. 43 c.c., e la prova della sua sussistenza può essere fornita con ogni mezzo, indipendentemente dalle risultanze anagrafiche o in contrasto con esse. Conferma Tar Lazio, Roma, sez. I, 19 maggio 2009 n. 5170.

Consiglio di Stato sez. IV  02 novembre 2010 n. 7730

 



 
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