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Art. 44 codice civile: Trasferimento della residenza e del domicilio

Il trasferimento della residenza non può essere opposto ai terzi di buona fede, se non è stato denunciato nei modi prescritti dalla legge (1).

Quando una persona ha nel medesimo luogo il domicilio e la residenza e trasferisce questa altrove, di fronte ai terzi di buona fede si considera trasferito pure il domicilio (2), se non si è fatta una diversa dichiarazione nell’atto in cui è stato denunciato il trasferimento della residenza.


Commento

Residenza: [v. 43]; Opponibilità ai terzi: [v. 19]; Domicilio: [v. 43].

Trasferimento della residenza: si impone quando la dimora abituale si trovi attualmente in un altro Comune e si attua mediante una doppia dichiarazione al Comune che si abbandona e a quello in cui si intende fissare la nuova residenza [v. disp. att. 31].

 

(1) Il trasferimento della residenza può risultare poco evidente all’esterno e rimanere sconosciuto ai terzi.

(2) Non è, invece, richiesto l’adempimento di alcuna formalità per il trasferimento del domicilio che può essere fatto valere anche contro i terzi che, in buona fede, lo ignorino. A questi ultimi la norma accorda protezione soltanto quando il domicilio coincida con la residenza e questa venga trasferita: se nell’atto di denuncia del trasferimento non è compiuta alcuna dichiarazione contraria, il domicilio si intende trasferito con la residenza.

 


Giurisprudenza annotata

Domicilio e residenza

Ai sensi dell'art. 44 c.c., la residenza originaria deve ritenersi immutata fino a quando il relativo trasferimento non sia regolarmente denunziato. Pertanto, non può essere rimessa in termini ex art. 294 c.p.c. la parte contumace in primo grado e costituitasi in appello che non ebbe notizia dell'atto di citazione, ritualmente notificato nella residenza originaria, per essersi allontanata da essa senza dare disposizioni per essere prontamente informata di quanto poteva riguardarla.

Cassazione civile sez. II  09 maggio 2014 n. 10183

 

Il domicilio individua il luogo ove la persona ha stabilito il centro principale dei propri affari e interessi, sicché riguarda la generalità dei rapporti del soggetto, non solo economici, ma anche morali, sociali e familiari. Affinché possa ritenersi verificato un trasferimento di domicilio, pertanto, debbono risultare inequivocabilmente accertati sia il concreto spostamento da un luogo all'altro del centro di riferimento del complesso dei rapporti della persona, sia l'effettiva volontà d'operarlo, a prescindere dalla dimora o dall'effettiva presenza in quel determinato luogo. Ne consegue che il ricovero in una casa di cura o di riposo non implica, necessariamente, anche il trasferimento del domicilio in detto luogo, in quanto il ricovero può avere carattere temporaneo e/o comunque non continuativo, ben potendo la persona, per più o meno brevi periodi, riportarsi nel luogo lasciato e, soprattutto, voler ivi comunque conservare, per intuibili motivi morali e materiali, il centro principale dei propri rapporti.

Cassazione civile sez. VI  15 ottobre 2011 n. 21370

 

In base al combinato disposto degli art. 31 disp. att. c.c. e 44 c.c., ai fini dell'opponibilità ai terzi di buona fede del trasferimento di residenza di una persona fisica è necessaria la denuncia di quest'ultima sia al comune di provenienza che a quello di arrivo, ma non è prescritto che tale doppia dichiarazione debba essere effettuata con distinti atti, poiché, al contrario, gli art. 13, comma 2, e 18, comma 1, d.P.R. 30 maggio 1989 n. 223 (recante approvazione del nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente) - con i quali le predette norme codicistiche devono essere coordinate - stabiliscono che siffatte dichiarazioni, da redigersi utilizzando un "modello conforme all'apposito esemplare predisposto dall'Istituto centrale di statistica", devono essere trasmesse, entro venti giorni, dall'ufficiale di anagrafe che le ha ricevute "al comune di precedente iscrizione anagrafica per la corrispondente cancellazione", restando così previsto che la doppia dichiarazione di trasferimento di residenza sia effettuata mediante un unico documento destinato sia al comune che si abbandona che a quello di nuova residenza, il quale è specificamente incaricato di trasmettere il documento stesso anche al comune della precedente residenza. (Nella fattispecie la S.C. ha quindi ritenuto, ai fini della competenza territoriale in causa di separazione tra coniugi, opponibile all'attore il cambio di residenza del convenuto eseguito in base a rituale dichiarazione consegnata al solo comune di nuova residenza).

Cassazione civile sez. I  12 ottobre 2006 n. 21916

 

 

Notificazioni

Ai fini della nullità della notifica non basta che il destinatario, il quale sostenga di aver trasferito la residenza in altro comune, produca una certificazione del comune di nuova residenza, dalla quale risulti l'iscrizione nei registri anagrafici di quel comune in data precedente a quella della notifica, atteso che, ai sensi degli art. 44, comma 1, c.c. e 31 disp. att. stesso codice, il trasferimento della residenza, per poter essere opposto ai terzi in buona fede, deve essere provato con la doppia dichiarazione fatta al comune che si abbandona ed a quello di nuova residenza e che, in base alle norme regolamentari sull'anagrafe della popolazione (art. 16 l. 31 gennaio 1958 n. 136 e, successivamente, art. 18 d.P.R. 30 maggio 1989 n. 223), la cancellazione dall'anagrafe del comune di precedente iscrizione e l'iscrizione nell'anagrafe del comune di nuova residenza devono avere sempre la stessa decorrenza, che è quella della data della dichiarazione di trasferimento resa dall'interessato nel comune di nuova residenza, sicché la suddetta certificazione anagrafica non fornisce la prova dell'avvenuta tempestiva dichiarazione al comune abbandonato. (Nella specie, trattavasi di una notifica ex art. 140 c.p.c., e non erano stati dedotti in giudizio elementi da cui desumersi che il notificante conoscesse, o avrebbe potuto conoscere, con l'ordinaria diligenza, il trasferimento di residenza del destinatario della notifica).

Cassazione civile sez. I  30 luglio 2009 n. 17752

 

Qualora sussistano i requisiti richiesti dalla legge, ai sensi degli art. 44 c.c. e 31 disp. att. c.c., per opporre il trasferimento di residenza ai terzi di buona fede, ovvero la doppia dichiarazione fatta al comune che si abbandona e a quello di nuova residenza, con consequenziale cancellazione dall'anagrafe del comune di provenienza e iscrizione nell'anagrafe del comune di nuova residenza, aventi la stessa decorrenza, la notifica effettuata ex art. 140 c.p.c., in cui il piego relativo alla raccomandata ed attestante l'avvenuto compimento delle formalità previste dalla legge sia stato restituito al mittente per compiuta giacenza, è nulla, in quanto la notifica ex art. 140 c.p.c. non esclude ma al contrario postula che sia stato esattamente individuato il luogo di residenza, domicilio o dimora del destinatario, e che la copia non sia stata consegnata per mere difficoltà di ordine materiale, quali la momentanea assenza, l'incapacità o il rifiuto delle persone indicate dall'art. 139 c.p.c. di ricevere l'atto. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, che aveva ritenuto valida la notifica dell'atto di integrazione del contraddittorio eseguita con le modalità indicate in precedenza, ritenendo che con l'uso dell'ordinaria diligenza, ovvero ricorrendo ad una normale ricerca anagrafica, il notificante avrebbe accertato, o avrebbe potuto accertare, che all'epoca della notifica il destinatario dell'atto aveva già da tempo trasferito altrove la propria residenza anagrafica).

Cassazione civile sez. II  16 novembre 2006 n. 24416  



 
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