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Art. 440 codice civile: Cessazione, riduzione e aumento

Se dopo l’assegnazione degli alimenti mutano le condizioni economiche di chi li somministra o di chi li riceve, l’autorità giudiziaria provvede per la cessazione, la riduzione o l’aumento, secondo le circostanze (1). Gli alimenti possono pure essere ridotti per la condotta disordinata o riprovevole dell’alimentato (2).

Se, dopo assegnati gli alimenti, consta che uno degli obbligati di grado anteriore è in condizione di poterli somministrare, l’autorità giudiziaria non può liberare l’obbligato di grado posteriore se non quando abbia imposto all’obbligato di grado anteriore di somministrare gli alimenti.


Commento

(1) La norma disciplina l’ipotesi del mutamento delle condizioni economiche dell’alimentando e dell’obbligato, e degli effetti che tali mutamenti producono sull’obbligo alimentare. Si deve trattare di mutamenti di rilievo. L’aumento dell’assegno può verificarsi soltanto a causa di un aggravarsi dello stato di bisogno dell’alimentando. D’altra parte occorre sempre tener conto della situazione economica dell’obbligato.

 

(2) La condotta disordinata o riprovevole dell’alimentato ricorre per esempio quando l’alimentato sperpera l’assegno alimentare, lo utilizza per acquistare alcool o stupefacenti o quando tiene un comportamento irriguardoso nei confronti dell’obbligato.

 

 


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

L'obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli - che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori - va inteso non solo nel senso che l'obbligo degli ascendenti è subordinato e, quindi, sussidiario rispetto a quello, primario, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un adeguato aiuto economico per il solo fatto che uno dei genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l'altro genitore è in grado di mantenerli.

Tribunale Rieti  20 novembre 2012

 

Fermo restando, in linea di principio, che i genitori hanno l’obbligo di mantenere i figli, anche maggiorenni, fino a quando essi non conseguano l’autonomia economica, salvo il caso di loro negligenza nella ricerca di una attività lavorativa consona alla loro preparazione, alle loro capacità ed agli studi da essi svolti, senza che possa essere fissato a priori ai genitori un termine finale dell’obbligo su di loro incombente, va cancellato l’obbligo di mantenimento qualora: i due figli maggiorenni non compaiano in Tribunale, sebbene regolarmente convocati, per esporre le loro ragioni ed opporsi alla rituale richiesta del genitore obbligato di sospendere il loro mantenimento; quando, malgrado la rituale convocazione, non compaia in Tribunale la loro madre, che si oppone in giudizio alla cessazione dell’obbligo paterno; quando i figli hanno molto presto interrotto gli studi, conseguendo solo un diploma medio di assai basso livello, che avrebbe dovuto indurli ad accettare un lavoro modesto; quando è provato che il figlio maggiore aveva da non poco tempo (alcuni anni) intrapreso in proprio un’attività di grafico, attività che il Tribunale ha motivo di presumere definitivamente avviata; quando il figlio più piccolo, anch’esso maggiorenne ed asseritamente privo di redditi, risulti, dalle visure catastali, proprietario di una unità abitativa classificata in A/2. Diversamente opinando, sul genitore incomberebbe l’assurdo onere di attivarsi giudizialmente in prima persona, per essere esentato da un obbligo a suo carico non più esistente, dando la prova che la prole non abbia profuso ogni ragionevole impegno per una sua effettiva collocazione nel mondo del lavoro commisurata alle sue concrete capacità ed aspirazioni.

Tribunale Roma  23 marzo 2012

 

 

Separazione tra coniugi

Qualora, in caso di separazione personale giudiziale tra coniugi, il marito abbia modesti redditi, la moglie, in giovanissima età, non goda di alcun reddito ed abbia non irrilevanti, potenziali capacità lavorative, l'intesa coniugale abbia avuto una assai breve durata, la coabitazione sia stata pressocché carente, nulla è dovuto alla moglie per il suo mantenimento.

Tribunale Roma  11 maggio 2009

 

 

IRPEF

Attesa l'eterogeneità degli assegni alimentare e di mantenimento, non è fondata, in riferimento all'art. 3 cost., la q.l.c. dell'art. 10, comma 1, lett. c, del testo unico delle imposte sui redditi, nella parte in cui esclude la deducibilità dal reddito complessivo, ai fini delle imposte dirette, degli assegni periodici corrisposti al coniuge a seguito di separazione o divorzio, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell'autorità giudiziaria, per il mantenimento dei figli, diversamente da quanto previsto dalla successiva lett. d per l'ipotesi di somme corrisposte in adempimento dell'obbligo di prestare gli alimenti ai soggetti indicati dall'art. 433 c.c. nella misura in cui risultano da provvedimenti dell'autorità giudiziaria.

Corte Costituzionale  14 novembre 2008 n. 373  

 

 

Alimenti

Al fine del riconoscimento e della quantificazione del diritto agli alimenti, nonché della ripartizione del relativo onere in presenza di più obbligati, il raffronto fra le rispettive condizioni economiche va effettuato con riferimento alla situazione in atto, e, quindi, deve prescindere da vicende future, quale la probabile riscossione di crediti, le quali potranno avere influenza, al loro verificarsi, per un'eventuale revisione di dette statuizioni, ai sensi dell'art. 440 c.c.

Cassazione civile sez. I  11 novembre 1994 n. 9432  

 



 
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