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Art. 443 codice civile: Modo di somministrazione degli alimenti

Chi deve somministrare gli alimenti ha la scelta di adempiere questa obbligazione o mediante un assegno alimentare corrisposto in periodi anticipati, o accogliendo e mantenendo nella propria casa colui che vi ha diritto (1) (2).

L’autorità giudiziaria può però, secondo le circostanze, determinare il modo di somministrazione.

In caso di urgente necessità l’autorità giudiziaria può altresì porre temporaneamente l’obbligazione degli alimenti a carico di uno solo tra quelli che vi sono obbligati, salvo il regresso verso gli altri.


Commento

(1) L’obbligazione alimentare è un’obbligazione alternativa; l’obbligato può infatti scegliere tra il mantenimento in casa dell’alimentando e l’assegno periodico. Non vi è alternatività quando si tratta di alimenti al coniuge separato.

 

(2) Il modo di somministrare gli alimenti può essere deciso discrezionalmente dal giudice, tenendo comunque conto dell’interesse prevalente dell’alimentando.

 

 


Giurisprudenza annotata

Separazione tra coniugi

E’ fondata l’opposizione a precetto se nell’ordinanza presidenziale ex art. 446 c.c. non è stato fissato il termine entro il quale il debitore è obbligato a versare la somma a titolo di contributo di mantenimento dei figli minori, in quanto la scadenza del termine non può essere presunta perché l’art. 445 c.c. prevede che “gli alimenti sono dovuti dal giorno. . della costituzione in mora dell’obbligato, quando questa costituzione sia entro sei mesi seguita dalla domanda giudiziale”. Pertanto in linea generale l’obbligo del debitore decorre dal dì della domanda giudiziale. Né può ritenersi applicabile al caso in esame la previsione di cui all’art. 443 c.c. che stabilisce che l’assegno alimentare (e quindi anche quello di mantenimento che lo ingloba) debba essere corrisposto in periodi anticipati, se il debitore versa anticipatamente l’assegno in favore dei figli, a partire dalla sua disponibilità materiale delle somme relative.

Giudice di pace Bari  30 gennaio 2009 n. 706  

 

 

Filiazione

Stante il carattere residuale delle misure d'urgenza previste dall'art. 700 c.p.c., in presenza delle specifiche disposizioni degli art. 443 e 446 c.c. non è ammissibile, nel corso del giudizio concernente dichiarazione di paternità, l'emissione d'un provvedimento ex art. 700 c.p.c. che imponga al preteso genitore un assegno alimentare a favore del preteso figlio naturale.

Tribunale Catania  22 marzo 2005

 

 

Alimenti

Chi asserisce di trovarsi in stato di bisogno e chiede l'assegno provvisorio ex art. 446 c.c. deve seguire il procedimento "ad hoc" previsto dell'art. 446 c.c. - che non ammette alternative - e non può proporre istanza cautelare "ante causam" secondo il rito cautelare uniforme ex art. 669 bis ss. c.p.c.

Tribunale Venezia  28 luglio 2004

 

 

Rendita perpetua e vitalizia

È legittimamente configurabile, in base al principio dell'autonomia contrattuale di cui all'art. 1322 c.c., un negozio atipico di cd. "vitalizio alimentare", autonomo e distinto da quello, nominato, di rendita vitalizia, di cui all'art. 1872 stesso codice, sulla premessa che vitalizio alimentare e rendita, omogenei quanto al profilo della aleatorietà, si differenziano perché, nella seconda, le obbligazioni dedotte in contratto hanno ad oggetto prestazioni assistenziali di dare prevalentemente fungibili e, quindi, assoggettabili, quanto alla relativa regolamentazione, alla disciplina degli obblighi alimentari dettata dall'art. 443 c.c., mentre, nel primo, le obbligazioni contrattuali attengono a prestazioni (di dare e di fare) aventi contenuto accentuatamente spirituale e, in ragione di ciò, eseguibili unicamente da un vitaliziante specificamente individuato in funzione della sua propria qualità personale, con la conseguenza che a tale negozio atipico è senz'altro applicabile il rimedio della risoluzione per inadempimento, di cui all'art. 1453, espressamente escluso, invece, per la rendita vitalizia.

Cassazione civile sez. II  13 giugno 1997 n. 5342  

 

È legittimamente configurabile, in base al principio dell'autonomia contrattuale di cui all'art. 1322 c.c., un negozio atipico di cd. "vitalizio alimentare", autonomo e distinto da quello, nominato, di rendita vitalizia, di cui all'art. 1872 stesso codice, sulla premessa che vitalizio alimentare e rendita, omogenei quanto al profilo della aleatorietà, si differenziano perché, nella seconda, le obbligazioni dedotte in contratto hanno ad oggetto prestazioni assistenziali di dare prevalentemente fungibili e, quindi, assoggettabili, quanto alla relativa regolamentazione, alla disciplina degli obblighi alimentari dettata dall'art. 433 c.c., mentre, nel primo, le obbligazioni contrattuali attengono a prestazioni (di dare e di fare) aventi contenuto accentuatamente spirituale e, in ragione di ciò, eseguibili unicamente da un vitaliziante specificamente individuato in funzione della sua propria qualità personale, con la conseguenza che a tale negozio atipico è senz'altro applicabile il rimedio della risoluzione per inadempimento, di cui all'art. 1453, espressamente escluso, invece, per la rendita vitalizia.

Cassazione civile sez. II  13 giugno 1997 n. 5342  



 
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