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Art. 445 codice civile: Decorrenza degli alimenti

Gli alimenti sono dovuti dal giorno della domanda giudiziale o dal giorno della costituzione in mora dell’obbligato, quando questa costituzione sia entro sei mesi seguita dalla domanda giudiziale (1).


Commento

(1) Il diritto di credito agli alimenti sorge con la sentenza che fissa la quantità degli stessi. Si esclude che l’alimentando possa chiedere il rimborso dei crediti anteriori alla domanda alimentare, salvo che provi di essere stato impossibilitato a pretenderli, a tempo debito, dall’obbligato.

Il principio esposto nella norma non si applica allorché al momento della domanda manchino i presupposti del diritto, e questi si siano presentati successivamente, anteriormente comunque alla sentenza.

Il principio in parola si applica anche in caso di modificazione dell’assegno alimentare e di assegno di mantenimento del figlio riconosciuto. Non si applica, invece, all’assegno di divorzio.

 


Giurisprudenza annotata

Divorzio

In tema di mantenimento della prole, l'irripetibilità delle somme versate dal genitore obbligato a quello beneficiario, nel periodo intercorrente tra la data della domanda di revisione delle condizioni di divorzio e quella del suo accoglimento, in ragione della sopravvenuta indipendenza economica dei figli maggiorenni, si giustifica solo ove gli importi riscossi abbiano assunto una concreta funzione alimentare, che non ricorre ove ne abbiano beneficiato soggetti autosufficienti in un periodo, in cui, stante la pendenza della controversia, era noto il rischio restitutorio. Cassa e decide nel merito, Palermo, 05/04/2011

Cassazione civile sez. I  23 maggio 2014 n. 11489  

 

In caso di revisione dell'assegno di divorzio, ai sensi dell'art. 9 della legge n. 898 del 1970, il giudice può stabilire che il nuovo importo dello stesso decorra dalla data della domanda di revisione, e non da quella della decisione su di essa, in analogia con quanto dispone l'art. 445 c.c. per le pronunce in tema di alimenti, al pari delle quali quelle ex art. 9 cit. hanno natura non costitutiva, ma determinativa dell'entità della somministrazione di denaro connessa a uno "status" (di coniuge divorziato) del quale la parte è già titolare, e in applicazione del principio generale secondo il quale un diritto non può restare pregiudicato dal tempo necessario per farlo valere in giudizio.

Cassazione civile sez. I  09 gennaio 2003 n. 113  

 

Filiazione

L'obbligazione di mantenimento del figlio naturale riconosciuto da entrambi i genitori, collegandosi allo status genitoriale, sorge, sia in caso di riconoscimento "spontaneo", sia in caso di dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale, con decorrenza dalla nascita del figlio (non dalla proposizione della domanda, come avviene per l'obbligazione alimentare ex art. 445 c.c.), con la conseguenza che il genitore che abbia assunto l'onere esclusivo del mantenimento del minore anche per la porzione di pertinenza dell'altro genitore, ha il diritto di regresso per la corrispondente quota, sulla scorta delle regole dettate dagli art. 148 e 261 c.c., da interpretarsi alla luce del regime delle obbligazioni solidali stabilito nell'art. 1299 c.c.

Tribunale Lamezia Terme  24 febbraio 2012

 

Per il combinato disposto degli art. 261, 147 e 148 c.c., sui genitori naturali grava l'obbligazione di adempiere al mantenimento dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la capacità di lavoro professionale e casalingo. Ne consegue che il genitore che abbia adempiuto all'obbligo di mantenimento dei figli anche per la quota incidente sull'altro genitore, è legittimato ad agire contro quest'ultimo per conseguire il rimborso della quota per tutto il periodo decorrente dalla nascita del figlio - e non soltanto per il periodo successivo alla domanda, come previsto dall'art. 445 c.c. per la diversa ipotesi dell'obbligo alimentare - in applicazione analogica dell'art. 1299 c.c., che prevede il regresso tra i condebitori solidali quando l'obbligazione sia stata adempiuta da uno solo di essi.

Tribunale Torino sez. VIII  31 marzo 2008 n. 2774  

 

 

Separazione tra coniugi

In tema di separazione personale, la decisione che nega il diritto del coniuge al mantenimento o ne riduce la misura non comporta la ripetibilità delle maggiori somme corrisposte in forza di precedenti provvedimenti non definitivi, qualora, per la loro non elevata entità, tali somme siano state comunque destinate ad assicurare il mantenimento del coniuge fino all'eventuale esclusione del diritto stesso o al suo affievolimento in un obbligo di natura solo alimentare, e debba presumersi, proprio in virtù della modestia del loro importo, che le stesse siano state consumate per fini di sostentamento personale. (Nel caso di specie, la ripetibilità dell'assegno di mantenimento è stata esclusa dalla Corte, in riforma della sentenza di secondo grado, rispetto ad un importo di euro 350).



 
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