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Art. 451 codice civile: Forza probatoria degli atti

Gli atti dello stato civile fanno prova, fino a querela di falso, di ciò che l’ufficiale pubblico attesta essere avvenuto alla sua presenza o da lui compiuto (1).

Le dichiarazioni dei comparenti fanno fede fino a prova contraria.

Le indicazioni estranee all’atto non hanno alcun valore.


Commento

Pubblico ufficiale: colui che esercita una funzione legislativa, amministrativa o giudiziaria (notaio, ufficiale giudiziario etc.) con o senza rapporto di impiego con lo Stato, temporaneamente o permanentemente.

 

(1) La dichiarazione compiuta nell’atto attesta l’avvenuta comparizione delle parti e dei testimoni in un luogo, giorno ed ora stabiliti, e che la dichiarazione è stata resa in presenza del pubblico ufficiale. Colui che vuole contestare tali attestazioni deve presentare querela di falso.

Gli atti di stato civile non svolgono, però, solo una funzione probatoria, ma anche una funzione chiarificatrice di quei fatti, creando le cd. certezze pubbliche

 

L’atto di stato civile crea quindi una qualificazione giuridica attinente allo status familiae o civitatis che è opponibile erga omnes (ossia non può essere contestata neanche dai terzi), la cui non veridicità può essere dimostrata solo in sede processuale. Il pubblico ufficiale attribuisce pubblica fede ai fatti compiuti in sua presenza.

 


Giurisprudenza annotata

Prove

In merito al valore probatorio dell'atto notorio va rilevato che, mentre talune, particolari e specifiche norme di legge considerano l'atto notorio come prova sufficiente delle qualità di erede e di legatario, quando queste siano fatte valere a fini esclusivamente amministrativi, anche se nell'ambito della giurisdizione ordinaria, nessuna disposizione attribuisce siffatta rilevanza a detto documento quando venga prodotto in giudizio in funzione probatoria di una delle suddette qualità. In tal caso, in particolare, l'atto notorio non dà luogo a una presunzione legale, sia pure iuris tantum, circa la spettanza della qualità di erede o di legatario, ma integra un mero indizio, il quale deve essere comprovato da altri elementi di giudizio.

Tribunale Roma sez. VIII  19 giugno 2012 n. 12667  

 

 

Adozione

Non ha fondamento in alcuna disposizione o principio della legislazione italiana in materia di adozione internazionale la pretesa dei genitori adottivi di fare risultare negli atti dello stato civile (mediante loro rettifica) come luogo di nascita del minore straniero adottato quello di residenza dei genitori adottivi, ovvero a evitare che in detti atti risulti la sua nascita all'estero, atteso anche che l'indicazione di un luogo di nascita all'estero non costituisce elemento di per sè rivelatore dell'evento adottivo, bene potendo una nascita fuori del territorio dello Stato avvenire anche in caso di filiazione naturale.

Cassazione civile sez. I  10 marzo 2004 n. 4878  

 

In tema di adozione internazionale di minori, la domanda dei genitori adottivi intesa ad ottenere la rettificazione dell'atto di nascita del minore straniero adottato, nel senso di far falsamente risultare come luogo di nascita del minore quello di residenza dei genitori stessi, non trova fondamento in alcuna disposizione o principio della legislazione italiana in materia e si pone, anzi, in contrasto con univoche e concordanti indicazioni emergenti dal quadro normativo di riferimento, ispirato ad una valorizzazione della verità e della genuinità dei rapporti ed al rispetto del diritto di ogni individuo alla propria identità personale (cfr. art. 28 l. 4 maggio 1983 n. 184, come sostituito dall'art. 24 l. 28 marzo 2001 n. 149). La detta pretesa, inoltre, contrasta con la natura e la funzione degli atti dello stato civile, rivolti in modo inderogabile ad attestare la veridicità dei dati in essi riportati, ai sensi dell'art. 451 c.c., che costituisce norma di ordine pubblico.

Cassazione civile sez. I  10 marzo 2004 n. 4878

 

 

Stato civile

L'atto di morte formato all'estero e riguardante un cittadino italiano deve essere trasmesso per via diplomatica o consolare per la trascrizione nei registri dello stato civile, atteso che solo attraverso detta formalità esso acquista la medesima efficacia probatoria degli atti dello stato civile formati in Italia. Nel caso in cui la trasmissione e la trascrizione siano mancate, occorre verificare se si verta nell'ipotesi in cui la prova della morte, ai sensi dell'art. 452 c.c. può essere data con ogni mezzo. Tale norma trova applicazione, tuttavia, soltanto nell'ipotesi in cui manchi qualsiasi registrazione dell'atto nei registri italiani od esteri ovvero quando non sia possibile avvalersi della prova privilegiata costituita dalle risultanze di tali registri. Ne consegue che, ove la registrazione della morte sia stata effettuata dall'ufficiale dello stato civile competente secondo la legge del luogo in cui l'evento si è verificato, la prova deve essere fornita mediante certificato rilasciato all'estero dall'autorità che ha formato l'atto accompagnato dalla legalizzazione della sottoscrizione dell'autorità estera da parte delle autorità consolari o diplomatiche secondo il modello previsto dall'art. 30 d.P.R. 28 dicembre 2000 n. 444, o, se il rapporto riguarda paesi che aderiscono alla Convenzione dell'Aja del 5 ottobre 1961, ratificata con l. 20 dicembre 1966 n. 1253, mediante la formula apostille. (Nella specie la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito che aveva escluso l'efficacia probatoria di un certificato di morte, in originale, rilasciato dall'autorità competente degli stati Uniti e accompagnato da traduzione giurata, non ritenendo peraltro applicabile l'art. 452 c.c.).

Cassazione civile sez. III  03 maggio 2011 n. 9687  

 

In tema di rettificazione degli atti dello stato civile, il relativo procedimento, anche nella disciplina vigente, dettata dal d.P.R. n. 396 del 2000, è volto ad eliminare una difformità tra la situazione di fatto, qual è o dovrebbe essere nella realtà secondo la previsione di legge, e quella risultante dall'atto dello stato civile, per un vizio comunque e da chiunque originato nel procedimento di formazione dell'atto stesso, e può quindi essere promosso anche per la cancellazione di atti dello stato civile incompatibili con il contenuto di provvedimenti giurisdizionali definitivi, non essendo tali atti iscrivibili né trascrivibili in detti registri. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato il decreto impugnato, con cui, su istanza del p.m., era stata disposta la cancellazione dell'iscrizione nei registri di nascita e di cittadinanza del riconoscimento di un figlio naturale, la cui falsità era stata accertata con sentenza penale irrevocabile).

Cassazione civile sez. I  02 ottobre 2009 n. 21094  

 

L'efficacia giuridica degli atti di stato civile iscritti negli appositi registri si estende a quelli formati all'estero e trascritti nei suddetti registri, dato che con la trascrizione l'atto è recepito nell'ordinamento giuridico italiano e tale efficacia l'atto conserva fino al passaggio in giudicato di una sentenza che ne ordini la rettificazione. Pertanto, ove non sia stata proposta nè un'azione di rettificazione, nè una querela di falso, il certificato rilasciato dall'ufficiale di stato civile sulla base della trascrizione di un atto di morte formato all'estero costituisce valida prova del decesso della persona cui si riferisce.

Cassazione civile sez. II  07 giugno 1993 n. 6363  

 

In tema di rettificazione degli atti dello stato civile, il relativo procedimento, anche nella disciplina vigente, dettata dal d.P.R. n. 396 del 2000, è volto ad eliminare una difformità tra la situazione di fatto, qual è o dovrebbe essere nella realtà secondo la previsione di legge, e quella risultante dall'atto dello stato civile, per un vizio comunque e da chiunque originato nel procedimento di formazione dell'atto stesso, e può quindi essere promosso anche per la cancellazione di atti dello stato civile incompatibili con il contenuto di provvedimenti giurisdizionali definitivi, non essendo tali atti iscrivibili né trascrivibili in detti registri. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato il decreto impugnato, con cui, su istanza del p.m., era stata disposta la cancellazione dell'iscrizione nei registri di nascita e di cittadinanza del riconoscimento di un figlio naturale, la cui falsità era stata accertata con sentenza penale irrevocabile).

Cassazione civile sez. I  02 ottobre 2009 n. 21094



 
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