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Art. 452 codice civile: Mancanza, distruzione o smarrimento di registri

Se non si sono tenuti i registri o sono andati distrutti o smarriti o se, per qualunque altra causa, manca in tutto o in parte la registrazione dell’atto, la prova della nascita o della morte può essere data con ogni mezzo (1).

In caso di mancanza, di distruzione totale o parziale, di alterazione o di occultamento accaduti per dolo del richiedente, questi non è ammesso alla prova consentita nel comma precedente.


Commento

(1) La norma disciplina l’ipotesi dell’impossibilità di desumere la prova della nascita o della morte dai registri, e dispone che in tal caso è possibile fornire ogni mezzo di prova. La norma non trova applicazione in caso di matrimonio: ciò perché il matrimonio non è un atto naturale, bensì un negozio solenne che si perfeziona con lo scambio dei consensi dinanzi al pubblico ufficiale dello stato civile o ministro di culto.

 

 

Il fondamento della norma è quello di ricostruire un documento mancante, indipendentemente dalla causa che abbia prodotto tale mancanza.

 


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

Ritenuto che, ai sensi dell'art. 28 l. di diritto internazionale privato 31 maggio 1995 n. 218, il matrimonio è valido, quanto alla forma, se è considerato tale dalla legge del luogo di celebrazione, o dalla legge nazionale di almeno uno dei nubendi al momento della celebrazione, o dalla legge dello Stato di comune residenza in tale momento, è trascrivibile in Italia il matrimonio celebrato in Patria (Marocco) da due cittadini marocchini con il solo rito religioso tradizionale e riconosciuto, agli effetti civili, da un tribunale locale con una sentenza di accertamento della sussistenza, tra le parti, dei vincoli coniugali: in Marocco (come in altri non pochi Stati africani) ci si sposa validamente con il rito tradizionale e poi si chiede la tribunale l'accertamento della validità delle nozze, agli effetti civili, qualora 12 testimoni confermino l'avvenuta celebrazione e la successiva convivenza dei coniugi; la legge marocchina, tra l'altro, non richiede l'espressione, durante il rito religioso, del reciproco consenso degli sposi, ma solo la testimonianza, "a posteriori", di 12 persone a conoscenza dei fatti

Tribunale Treviso  09 maggio 2011

 

 

Stato civile

L'atto di morte formato all'estero e riguardante un cittadino italiano deve essere trasmesso per via diplomatica o consolare per la trascrizione nei registri dello stato civile, atteso che solo attraverso detta formalità esso acquista la medesima efficacia probatoria degli atti dello stato civile formati in Italia. Nel caso in cui la trasmissione e la trascrizione siano mancate, occorre verificare se si verta nell'ipotesi in cui la prova della morte, ai sensi dell'art. 452 c.c. può essere data con ogni mezzo. Tale norma trova applicazione, tuttavia, soltanto nell'ipotesi in cui manchi qualsiasi registrazione dell'atto nei registri italiani od esteri ovvero quando non sia possibile avvalersi della prova privilegiata costituita dalle risultanze di tali registri. Ne consegue che, ove la registrazione della morte sia stata effettuata dall'ufficiale dello stato civile competente secondo la legge del luogo in cui l'evento si è verificato, la prova deve essere fornita mediante certificato rilasciato all'estero dall'autorità che ha formato l'atto accompagnato dalla legalizzazione della sottoscrizione dell'autorità estera da parte delle autorità consolari o diplomatiche secondo il modello previsto dall'art. 30 d.P.R. 28 dicembre 2000 n. 444, o, se il rapporto riguarda paesi che aderiscono alla Convenzione dell'Aja del 5 ottobre 1961, ratificata con l. 20 dicembre 1966 n. 1253, mediante la formula apostille. (Nella specie la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito che aveva escluso l'efficacia probatoria di un certificato di morte, in originale, rilasciato dall'autorità competente degli stati Uniti e accompagnato da traduzione giurata, non ritenendo peraltro applicabile l'art. 452 c.c.).

Cassazione civile sez. III  03 maggio 2011 n. 9687  

 

 

Successione legittima.

In tema di successione legittima, il rapporto di parentela con il de cuiusa norma dell'art. 565 c.c., quale titolo che conferisce la qualità di erede, deve essere provato tramite gli atti dello stato civile. Tuttavia, nel caso in cui essi manchino o siano andati distrutti o smarriti ovvero omettano la registrazione di un atto, la prova dei fatti oggetto di registrazione - quali la nascita, la morte o il matrimonio - può essere data con qualsiasi mezzo, ai sensi dell'art. 452 c.c.

Cassazione civile sez. II  29 marzo 2006 n. 7276  

 

 



 
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