codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 457 codice civile: Delazione dell’eredità

L’eredità si devolve per legge o per testamento.

Non si fa luogo alla successione legittima se non quando manca, in tutto o in parte, quella testamentaria (1).

Le disposizioni testamentarie non possono pregiudicare i diritti che la legge riserva ai legittimari (2).


Commento

Delazione: indica l’offerta concreta, ad una persona vivente, del patrimonio del defunto: di conseguenza, con la delazione, la persona chiamata alla successione ha la possibilità effettiva di acquistarla con un atto di accettazione.

 

La vocazione invece indica la designazione, fatta dalla legge o dal testamento delle persone che dovranno subentrare al posto del defunto.

Normalmente vocazione e delazione coincidono e si verificano all’apertura della successione. In determinati casi, invece, i due momenti sono distinti, in quanto la vocazione è immediata, mentre la delazione è rinviata ad un secondo momento (es.: quando vengono chiamati alla successione soggetti che devono ancora nascere).

 

Eredità: insieme dei diritti e obblighi di cui era titolare la persona defunta, fatta eccezione per quelli che si estinguono con la morte.

 

 

(1) È esclusa, dunque, qualsiasi coesistenza tra le due forme (legittima/testamentaria) di successione. Si deve dare sempre precedenza alla volontà del defunto, quando questi abbia indicato in un testamento la persona chiamata a succedergli. Solo nel caso in cui un testamento manchi oppure disponga soltanto per una parte dei diritti ereditari, la delazione avverrà secondo quanto dispone la legge.

 

(2) La successione dei legittimari non rappresenta un terzo genere di successione universale autonomo rispetto alle due forme della successione legittima e testamentaria; si tratta, piuttosto, di un limite posto al soggetto che vuole disporre per testamento. Questi potrà disporre secondo la propria volontà, ma sarà tenuto a riservare una parte della sua eredità a determinate persone della propria famiglia, individuate con precisione dalla legge all’art. 536: i cd. legittimari (coniuge, figli, genitori etc.).

 

 


Giurisprudenza annotata

Successione

Il figlio che aziona in giudizio un diritto del genitore, del quale afferma essere erede "ab intestato", ove non sia stato contestato il rapporto di discendenza con il "de cuius", non deve ulteriormente dimostrare, al fine di dare prova della sua legittimazione ad agire, l'esistenza di tale rapporto producendo l'atto dello stato civile, attestante la filiazione, ma è sufficiente, in quanto chiamato all'eredità a titolo di successione legittima, che abbia accettato, anche tacitamente, l'eredità, di cui costituisce atto idoneo l'esercizio stesso dell'azione. Dichiara inammissibile, App. L'Aquila, 14/11/2007

Cassazione civile sez. III  20 ottobre 2014 n. 22223  

 

In tema di successione a causa di morte, la perdita del diritto di accettare l'eredità ex art. 481 cod. civ. comporta anche la perdita della qualità di chiamato all'eredità per testamento, con la conseguenza che la devoluzione testamentaria diviene inefficace e si apre esclusivamente la successione legittima, ai sensi dell'art. 457 cod. civ., senza che si verifichi la coesistenza tra successione testamentaria e successione legittima. Rigetta, App. Milano, 20/12/2012

Cassazione civile sez. VI  20 ottobre 2014 n. 22195  

 

La perdita del diritto di accettare l'eredità ex art. 481 c.c. comporta anche la perdita della qualità di chiamato all'eredità e di conseguenza la totale inefficacia della chiamata all'eredità per testamento con l'ulteriore conseguenza che non si verifica la coesistenza di una successione testamentaria e di una successione legittima, l'erede legittimo non perde la qualità di erede e si apre esclusivamente la successione legittima.

Cassazione civile sez. VI  20 ottobre 2014 n. 22195  

 

In tema di successioni legittime, qualora sussista una pluralità di designati a succedere in ordine successivo, si realizza una delazione simultanea a favore dei primi chiamati e dei chiamati ulteriori, con la conseguenza che questi ultimi, in pendenza del termine di accettazione dell'eredità dei primi chiamati, sono abilitati ad effettuare una accettazione, anche tacita, dell'eredità. Rigetta, App. Cagliari, 10/12/2007

Cassazione civile sez. II  06 febbraio 2014 n. 2743  

 

In tema di successioni "mortis causa", è manifestamente infondata la q.l.c., per contrasto con gli art. 3 e 24 cost., dell'art. 480 comma 2 c.c., interpretato nel senso che il termine decennale di prescrizione del diritto di accettare l'eredità decorre unitariamente dal giorno dell'apertura della successione, pure nel caso di successiva scoperta di un testamento del quale non si aveva notizia. Invero, detta disciplina si rivela frutto di una scelta ragionevole del legislatore, in quanto finalizzata, come in tutte le ipotesi di prescrizione, al perseguimento della certezza delle situazioni giuridiche, e quindi ispirata dall'esigenza di cristallizzare in modo definitivo, dopo un certo lasso di tempo, la regolamentazione dei diritti ereditari tra le diverse categorie di successibili, in maniera da accordare specifica tutela a chi abbia accettato, nell'indicato termine di dieci anni, l'eredità devolutagli per legge o per testamento, ed anche a chi, dopo aver accettato nel termine l'eredità legittima, abbia fatto valere un testamento successivamente scoperto, rispetto a colui che, chiamato per testamento e non pure per legge all'eredità, non abbia potuto accettare la stessa nel termine di prescrizione per mancata conoscenza dell'esistenza di tale scheda testamentaria; d'altra parte, prevedendo l'art. 480 c.c. un termine prescrizionale, cui va riconosciuta natura sostanziale e non processuale, esso rimane per sua natura estraneo all'ambito di tutela dell'art. 24 cost., in quanto non volto all'esercizio del diritto di difesa.

Cassazione civile sez. II  08 gennaio 2013 n. 264  

 

Il vigente ordinamento giuridico non prevede due distinti ed autonomi diritti di accettazione dell'eredità, derivanti l'uno dalla delazione testamentaria e l'altro dalla delazione legittima, ma contempla - con riguardo al patrimonio relitto dal defunto, quale che sia il titolo della chiamata - un unico diritto di accettazione, che, se non viene fatto valere, si prescrive nel termine di dieci anni dal giorno dell'apertura della successione, come conferma l'art. 483, comma 2, c.c., il quale attribuisce automatico rilievo ad un testamento scoperto dopo l'accettazione dell'eredità (pur limitando entro il valore dell'asse l'obbligo di soddisfare i legati ivi disposti), senza che esso debba essere a sua volta accettato.

Cassazione civile sez. II  08 gennaio 2013 n. 264  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti