codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 458 codice civile: Divieto di patti successori

Fatto salvo quanto disposto dagli articoli 768-bis e seguenti, è nulla ogni convenzione (1) con cui taluno dispone della propria successione. È del pari nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi.


Commento

Patto successorio: in generale, qualsiasi accordo o convenzione che ha per oggetto beni ereditari di una persona non ancora morta. Esistono tre categorie di patti successori: quelli istitutivi, mediante i quali un soggetto dispone dei diritti rientranti nella propria successione, concludendo con il futuro erede o legatario un vero e proprio contratto; quelli dispositivi, mediante i quali un soggetto dispone dei diritti di altro soggetto prevedendo di acquistarli per successione; quelli rinunziativi, mediante i quali un soggetto rinunzia ai diritti che prevede gli saranno attribuiti dalla successione di persona non ancora morta.

 

 

(1) Il divieto si riferisce a tre tipi di accordo (patti successori istitutivi, dispositivi e rinunciativi). Gli accordi in questione sono nulli, per cui anche se conclusi, non dovranno essere osservati dalle parti.

 

 


Giurisprudenza annotata

Successione

Non viola il patto successorio la clausola statutaria di società a responsabilità limitata che sancisca il divieto del trasferimento delle quote per causa di morte se non a favore del coniuge e dei discendenti in linea retta dei soci fondatori e il subentro dei soci superstiti. Conferma App. Bologna, 16 aprile 2007

Cassazione civile sez. I  29 dicembre 2011 n. 30020

 

La clausola di uno statuto di una società a responsabilità limitata che, in caso di morte di un socio, preveda il diritto degli altri soci di acquisire la quota del defunto versando agli eredi il relativo controvalore, da determinarsi secondo criteri stabiliti dalla stessa clausola, non viola il divieto dei patti successori, posto dall'art. 458 c.c. - norma che, costituendo un'eccezione alla regola dell'autonomia negoziale, non può essere estesa a rapporti che non integrano la fattispecie tipizzata in tutti i suoi elementi - e neppure costituisce una frode al divieto dei patti medesimi, in quanto essa non ricollega direttamente alla morte del socio l'attribuzione ai soci superstiti della quota di partecipazione del defunto, ma consente che questa entri inizialmente nel patrimonio degli eredi, pur se connotata da un limite di trasferibilità, dipendente dalla facoltà degli altri soci di acquisirla esercitando il diritto di opzione loro concesso dallo statuto sociale, e dunque è volta solo ad accrescere lecitamente il peso dell'elemento personale, rispetto a quello capitalistico, nella struttura dell'ente collettivo. (Fattispecie anteriore al d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6).

Cassazione civile sez. I  12 febbraio 2010 n. 3345  

 

La clausola statutaria che attribuisce ai soci superstiti di una società di capitali, in caso di morte di uno di essi, il diritto di acquistare - secondo un valore da determinarsi in base a criteri prestabiliti - dagli eredi del "de cuius" la partecipazione già appartenuta a quest'ultimo e pervenuta "iure successionis" agli eredi medesimi, non viola il divieto di patti successori di cui all'art. 458 c.c., in quanto il vincolo che ne deriva a carico reciprocamente dei soci è destinato a produrre effetti solo dopo il verificarsi della vicenda successoria e dopo il trasferimento (per legge o per testamento) della partecipazione agli eredi, con la conseguenza che la morte di uno dei soci costituisce soltanto il momento a decorrere dal quale può essere esercitata l'opzione per l'acquisto suddetto, senza che ne risulti incisa la disciplina legale della delazione ereditaria o che si configurino gli estremi di un patto di consolidazione delle azioni fra soci. Conferma App. Brescia 13 febbraio 2004

Cassazione civile sez. I  12 febbraio 2010 n. 3345  

 

Il decesso di un socio di una società a responsabilità limitata può consentire all'altro di liquidare gli eredi comprando le quote della compagine a un prezzo da determinare in base al bilancio e all'avviamento; non viola il divieto di patti successori, infatti, la clausola statutaria della società di capitali che autorizza il socio superstite a subentrare ai discendenti dell'ex partner d'impresa.

Cassazione civile sez. I  12 febbraio 2010 n. 3345  

 

Configurano un patto successorio - per definizione non suscettibile di conversione in un testamento, ai sensi dell'art. 1424 c.c., in quanto in contrasto col principio del nostro ordinamento secondo cui il testatore è libero di disporre dei propri beni fino al momento della morte - sia le convenzioni aventi ad oggetto una vera istituzione di erede rivestita della forma contrattuale, sia quelle che abbiano ad oggetto la costituzione, trasmissione o estinzione di diritti relativi ad una successione non ancora aperta, tali da far sorgere un vinculum iuris di cui la disposizione ereditaria rappresenti l'adempimento. (Nella specie, la S.C. ha riconosciuto la natura di patto successorio e non di transazione - come erroneamente ritenuto dal giudice di merito - alla scrittura privata con la quale una sorella aveva consentito al trasferimento in favore dei fratelli della proprietà di immobili appartenenti al padre, a fronte dell'impegno, assunto dai medesimi, di versarle una somma di denaro, da considerare, in relazione allo specifico contesto, come una tacitazione dei suoi diritti di erede legittimario).

Cassazione civile sez. II  19 novembre 2009 n. 24450  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti