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Art. 462 codice civile: Capacità delle persone fisiche

Sono capaci di succedere tutti coloro che sono nati o concepiti al tempo dell’apertura della successione.

Salvo prova contraria, si presume concepito al tempo dell’apertura della successione chi è nato entro i trecento giorni dalla morte della persona della cui successione si tratta (1).

Possono inoltre ricevere per testamento i figli di una determinata persona vivente al tempo della morte del testatore, benché non ancora concepiti (2).


Commento

Capacità di succedere: è un aspetto della capacità giuridica delle persone. Essa esprime l’attitudine di una persona vivente a prendere il posto di un’altra persona defunta, acquistandone i relativi diritti e assumendone i relativi obblighi.

 

 

(1) Eccezionalmente la legge permette che possano succedere anche i concepiti e i non concepiti; a questi ultimi possono essere riservati i diritti derivanti dall’eredità, ma ne sarà possibile l’acquisto tramite accettazione solo se questi verranno alla luce.

 

(2) I concepiti hanno capacità di succedere per legge o per testamento, mentre i non concepiti solo capacità di essere istituiti con testamento.

 


Giurisprudenza annotata

Filiazione

È costituzionalmente illegittimo l'art. 4 comma 3 l. 19 febbraio 2004 n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), nella parte in cui stabilisce per la coppia di cui all'art. 5, comma 1 della medesima legge, il divieto del ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, qualora sia stata diagnosticata una patologia che sia causa di sterilità od infertilità assolute ed irreversibili; è costituzionalmente illegittimo l'art. 9 comma 1 l. n. 40 del 2004, limitatamente alle parole "in violazione del divieto di cui all'art. 4, comma 3"; è costituzionalmente illegittimo l'art. 9 comma 3 l. n. 40 del 2004, limitatamente alle parole "in violazione del divieto di cui all'art. 4, comma 3"; è costituzionalmente illegittimo l'art. 12 comma 1 l. n. 40 del 2004, nei limiti di cui in motivazione.

Corte Costituzionale  10 giugno 2014 n. 162  

 

Qualora l'impianto, nell'utero di donna vedova, in ottemperanza ad un provvedimento cautelare d'urgenza, degli embrioni crioconservati sorti prima della morte del marito, dovesse sortire esito fausto, una interpretazione evolutiva degli art. 234 e 462 c.c. potrebbe plausibilmente consentire al figlio, seppur nato dopo oltre 300 giorni dalla morte del padre, di ottenere sia lo "status" di figlio legittimo, sia il riconoscimento della capacità a succedere, fermo restando che il mancato acquisto dell'uno e dell'altra non giustificherebbe, comunque, la compressione di diritti di valenza costituzionale incommensurabilmente superiore.

Tribunale Palermo  08 gennaio 1999

 

 

Responsabilità civile

Ritenuto che il nostro ordinamento privatistico tradizionale non costituisce più l'unica fonte di riferimento per l'interprete a seguito della concreta attuazione dei cc.dd. principi di decodificazione e di depatrimonializzazione; ritenute, ormai, la sussistenza e la rilevanza di una pluralità di fonti, nazionali, comunitarie ed internazionali; ritenuta la vigenza del cogente ed irriducibile principio di centralità della persona umana, portatrice non solo di interessi patrimoniali, ma anche di inviolabili interessi squisitamente personali; ritenuta la funzione nomofilattica della cd. giurisprudenza normativa, specie dei giudici di legittimità quale autonoma fonte del diritto; ritenuto che il concepito nascituro è, già in quanto tale, soggetto giuridico titolare dei diritti personali fondamentali, primo tra i quali il diritto alla salute, pur se azionabili, anche ai fini risarcitorii, dopo il verificarsi dell'evento (nascita) di cui all'art. 1 c.c.; ritenuto quanto precede, i sanitari che abbiano, ai fini dell'ovulazione, del concepimento e della gravidanza, somministrato ad una donna, anche dopo l'insorgere di una gravidanza, senza averne chiesto il consenso informato, un farmaco dalle notorie proprietà effettuali teratologiche, devono in via solidale - qualora il feto sia venuto alla luce con gravissime, permanenti, irreversibili infermità fisiopsichiche - alla donna, al padre del minore ed al minore stesso, terzo destinatario diretto dell'attività tecnica, assolutamente negligente, spiegata dai medici curanti, un risarcimento, dovendosi, altresì, escludere, nel nostro ordinamento, il cd. aborto eugenetico.

Cassazione civile sez. III  11 maggio 2009 n. 10741  

 

Il danno c.d. da nascita indesiderata, subito dalla madre - e indirettamente dal marito - per la lesione del suo diritto di auto determinarsi alla maternità, va distinto dal danno al minore nato con anomalie o malformazioni genetiche, che, a rigore, non sussiste, in quanto l'ordinamento tutela il diritto del concepito a nascere, mentre è da escludersi la configurabilità del diritto "a non nascere" o "a nascere se non sani", poiché contrasterebbe con le previsioni contenute nella legge sull'aborto, nonché con i principi generali a tutela della vita e pari dignità degli individui. Inoltre, il diritto a "non nascere" sarebbe un diritto adespota (in quanto ai sensi dell'art. 1 c.c. la capacità giuridica si acquista solamente al momento della nascita e i diritti che la legge riconosce a favore del concepito - art. 462, 687, 715 c.c. - sono subordinati all'evento della nascita, e, quindi, esistenti dopo la nascita), sicché il cosiddetto diritto di "non nascere" non avrebbe alcun titolare, appunto, fino al momento della nascita, in costanza della quale proprio esso risulterebbe peraltro non esistere più.

Tribunale Catania  27 marzo 2006 n. 1037  

 



 
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