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Art. 467 codice civile: Nozione

La rappresentazione fa subentrare i discendenti nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l’eredità o il legato (1).

Si ha rappresentazione nella successione testamentaria quando il testatore non ha provveduto per il caso in cui l’istituto non possa o non voglia accettare la eredità o il legato, e sempre che non si tratti di legato di usufrutto o di altro diritto di natura personale.

 


Commento

Rappresentazione: istituto in forza del quale i discendenti (cd. rappresentanti) subentrano, nell’accettazione di un’eredità, al posto di un loro ascendente (cd. rappresentato). La rappresentazione ha luogo in infinito e, pertanto, se il figlio o il fratello del de cuius non può o non vuole succedere, subentrano al suo posto i suoi discendenti senza limitazione di grado.

 

Istituito: colui che, nel testamento, è stato indicato dal testatore come erede o legatario.

 

 

 

(1) Presupposto della rappresentazione è che la persona chiamata a succedere non sia in grado di accettare l’eredità o il legato perché è morta prima dell’apertura della successione oppure è stata dichiarata indegna  o assente oppure ancora ha perso il diritto di accettare ovvero non voglia accettare.

 

Il fondamento della rappresentazione si ritrova nell’esigenza di tutelare la famiglia e la volontà del defunto: si presume, infatti, che, se quest’ultimo ha voluto beneficiare un soggetto, di fronte all’impossibilità per questi di accettare l’eredità, avrebbe preferito avvantaggiare i discendenti di lui piuttosto che altre persone.

 


Giurisprudenza annotata

Successione

L'indicazione dei soggetti a favore dei quali ha luogo la successione per rappresentazione, quale prevista dagli art. 467 e 468 c.c., è tassativa essendo il risultato d'una scelta operata discrezionalmente dal legislatore, sicché non è data rappresentazione quando la persona cui si intenda subentrare non è un discendente, un fratello o una sorella del defunto, ma il coniuge di questi.

Cassazione civile sez. II  08 novembre 2013 n. 25240  

 

I fatti costitutivi del diritto di accrescimento - rinunzia di un erede, con acquisto "ipso iure" della sua quota da parte dei coeredi - prescindono dall'esistenza di un altrui diritto di rappresentazione, che, ai sensi dell'art. 522 c.c. ("salvo il diritto di rappresentazione"), si configura quale mero fatto impeditivo, rilevante in forma di eccezione; tale eccezione non è rilevabile d'ufficio dal giudice, ma rientra nella disponibilità della parte, in quanto il sistema successorio dispiega in ogni caso i propri effetti, consolidando l'intero compendio ereditario o in capo ai beneficiari dell'accrescimento o in capo a chi succede per rappresentazione.

Cassazione civile sez. II  21 maggio 2012 n. 8021  

 

L'indicazione dei soggetti a favore dei quali ha luogo la successione per rappresentazione, quale prevista dagli art. 467 e 468 c.c., è tassativa, essendo il risultato d'una scelta operata discrezionalmente dal legislatore, sicché non è data rappresentazione quando la persona cui si intenda subentrare non è un discendente, un fratello o una sorella del defunto, ma il coniuge di questi.

Cassazione civile sez. II  05 aprile 2012 n. 5508  

 

In tema di successioni per causa di morte, deve escludersi che chi non sia ancora concepito al momento dell'apertura della successione e, quindi, sia privo della capacità di rendersi potenziale destinatario della successione "ex lege" del "de cuius", possa succedere per rappresentazione, essendo necessario, affinché operi la vocazione indiretta, che il discendente, in quel momento, sia già nato o almeno concepito

Cassazione civile sez. II  22 marzo 2012 n. 4621  

 

Deve escludersi che chi non è ancora concepito al momento dell'apertura della successione, il quale è privo della capacità di rendersi potenziale destinatario della successione "|ex lege" del "de cuius", possa succedere per rappresentazione, essendo necessario, affinché operi la vocazione indiretta, che il discendente, in quel momento, sia già nato o almeno concepito.

Cassazione civile sez. II  22 marzo 2012 n. 4621  

 

L'art. 468 c.c. circoscrive i limiti di applicazione dell'istituto della rappresentazione, sia nella successione legittima sia in quella testamentaria, nel senso che essa ha luogo a favore dei discendenti legittimi del chiamato che, nella linea retta, sia figlio e, in quella collaterale, fratello o sorella del defunto. Sono, pertanto, esclusi dalla rappresentazione i discendenti del nipote "ex filio".

Cassazione civile sez. II  28 ottobre 2009 n. 22840  

 

Filiazione

Contradditori necessarii, passivamente legittimati in ordine all'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità naturale, sono, ai sensi dell'art. 276 c.c., in caso di morte del preteso genitore, esclusivamente i suoi eredi, e non anche gli eredi degli eredi di lui, o altri soggetti comunque portatori di un interesse contrario all'accoglimento della domanda, ai quali è, invece, riconosciuta solo la facoltà di intervenire nel giudizio a tutela dei rispettivi interessi.

Corte appello Milano  02 maggio 2011

 



 
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