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Art. 470 codice civile: Accettazione pura e semplice e accettazione col beneficio d’inventario

L’eredità può essere accettata puramente e semplicemente o col beneficio d’inventario.

L’accettazione col beneficio d’inventario può farsi nonostante qualunque divieto del testatore.


Commento

Accettazione: negozio giuridico unilaterale che consente al chiamato di acquistare l’eredità aderendo alla chiamata ereditaria. L’accettazione può essere pura e semplice, quando il chiamato dichiara di accettare l’eredità così com’è, oppure con beneficio d’inventario.

 

Inventario: è un elenco dei singoli beni che compongono il patrimonio del defunto, con la relativa descrizione.

 

Beneficio d’inventario: rappresenta una delle modalità in cui può avvenire l’accettazione dell’eredità. Esso permette al chiamato di acquistarla senza che i suoi beni personali si confondano con quelli del defunto. I creditori del defunto potranno così soddisfarsi solo sui beni ereditari (individuati con l’inventario) e non anche sui beni dell’erede.

 

 

(1) Ciò comporta la confusione tra il patrimonio del defunto e quello dell’erede, esponendo quest’ultimo alle richieste dei creditori dell’eredità, richieste che sarà tenuto a soddisfare, se necessario, anche oltre il limite del valore dei beni acquistati (quindi anche con denaro proprio).

 

 

Il fondamento dell’accettazione con beneficio d’inventario si rinviene nella necessità di garantire la continuità dei rapporti giuridici assicurando comunque un erede: si evita così che il chiamato sia indotto a rinunziare ad un’eredità gravata da debiti.


Giurisprudenza annotata

Successione

L'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, determinando la limitazione della responsabilità dell'erede per i debiti del "de cuius" entro il valore dei beni a lui pervenuti, va eccepita nel giudizio di cognizione di cognizione promosso dal creditore del defunto che faccia valere per intero la sua pretesa, in modo da contenere quantitativamente l'estensione e gli effetti dell'invocata pronuncia giudiziale; ne consegue che, ove non sia stata proposta la relativa eccezione nel processo di cognizione, la qualità di erede con beneficio d'inventario non è deducibile per la prima volta in sede esecutiva. Cassa con rinvio, Trib. Milano, 17/07/2006

Cassazione civile sez. III  16 aprile 2013 n. 9158

 

L'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario è pur sempre un'accettazione dell'eredità, sicché l'erede beneficiato, quale successore nel debito ereditario, può essere condannato al pagamento dell'intero, fermo che, in concreto, la sua responsabilità resta limitata "intra vires hereditatis" ove egli faccia valere il beneficio con l'apposita eccezione. Ne consegue che, in caso di esecuzione forzata avviata da un creditore del "de cuius", l'erede beneficiato non ha interesse ad opporre che il bene staggito è estraneo all'asse ereditario per averne il "de cuius" disposto in vita.

Cassazione civile sez. III  04 settembre 2012 n. 14821  

 

In tema di successioni per causa di morte, la qualità di erede può conseguire esclusivamente all'accettazione espressa, che si configura come un negozio unilaterale non recettizio, o tacita, che si configura come un comportamento concludente del chiamato all'eredità. Ne consegue che tale qualità, per gli effetti che si determinano nella sfera del chiamato, deve necessariamente essere ricondotta alla volontà di quest'ultimo, non potendo scaturire da dichiarazioni di terzi.

Cassazione civile sez. II  21 ottobre 2011 n. 21902  

 

In tema di successioni mortis causa, la delazione che segue l'apertura della successione, pur rappresentandone un presupposto, non è di per sé sola sufficiente all'acquisto della qualità di erede, essendo a tale effetto necessaria anche, da parte del chiamato, l'accettazione, mediante aditio oppure per effetto di pro herede gestio oppure per la ricorrenza delle condizioni di cui all'art. 485 c.c. Ne consegue che, in ipotesi di giudizio instaurato nei confronti del preteso erede per debiti del de cuius, incombe su chi agisce, in applicazione del principio generale di cui all'art. 2697 c.c., l'onere di provare l'assunzione da parte del convenuto della qualità di erede, la quale non può desumersi dalla mera chiamata all'eredità, non essendo prevista alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all'accettazione dell'eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta, quindi, un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella predetta qualità.

Cassazione civile sez. lav.  30 aprile 2010 n. 10525  

 

A differenza dell'erede - il quale succede di diritto nella situazione possessoria del de cuius, pur essendo tenuto all'accettazione dell'eredità - il legatario, che acquista il legato senza bisogno di accettazione, dipende dall'erede per conseguire il possesso del bene legato; ne consegue che la sentenza la quale accerti il diritto del legatario alla consegna della cosa, ai sensi dell'art. 649, comma 3, c.c., una volta passata in giudicato, rende incontestabile anche la proprietà della cosa in capo al legatario stesso.

Cassazione civile sez. II  24 marzo 2009 n. 7068  



 
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